Due nuovi studi presentati in occasione del 28° Congresso annuale dell’Associazione europea di urologia (EAU), in corso in questi giorni a Milano, hanno evidenziato che degarelix, un inibitore dei recettori degli ormoni di rilascio delle gonadotropine (GnRH), è in grado di ridurre in modo significativo il rischio di un evento CV o letale rispetto ai pazienti in terapia con LHRH agonisti, nonché di ridurre l’incidenza di fratture e di eventi muscolo-scheletrici, garantire un maggiore controllo dei sintomi del tratto urinario inferiore (LUTS) e migliorare la sopravvivenza.

Entrambi gli studi hanno misurato gli outcomes sopra menzionati a seguito raccolta in pool dei dati provenienti da 6 trial clinici randomizzati per un totale di 2.328 pazienti con carcinoma alla prostata allo stadio avanzato.

Nel primo studio si è voluto valutare se il trattamento con degarelix fosse associato ad un minor rischio di eventi CV o letali. A tal scopo sono stati presi in considerazione gli eventi letali per qualsiasi causa o gli eventi CV seri (che mettono a repentaglio la vita o richiedono l’ospedalizzazione). Nel novero degli eventi CV erano compresi gli eventi arteriosi embolici/trombotici, quelli emorragici/ischemici cerebrovascolari nonché gli eventi di infarto del miocardio o di altra malattia cardiaca ischemica. Erano definiti pazienti a rischio elevato, invece, i soggetti con storia pregressa di malattia CV in condizioni basali.

I gruppi di trattamento (con degarelix o con LHRH agonisti) erano simili sia per quanto riguarda le caratteristiche di base che per la percentuale di soggetti con malattia CV pregressa, nonché per le caratteristiche associate alla malattia CV (es: trattamento con statine, ipertensione, diabete, colesterolo >6,2 mmol/L).

I risultati hanno documentato che i soggetti con malattia CV pregressa trattati fino ad un anno con degarelix mostravano una riduzione superiore del 50% (HR=0,414; IC 95%= 0,227-0,755) del rischio di andare incontro ad evento CV serio o a morte rispetto ai pazienti trattati con LHRH agonisti.
Nei soggetti negativi per malattia CV pregressa, invece, l’incidenza di eventi CV seri o di morte è risultata sovrapponibile tra i 2 gruppi di trattamento.

Il secondo studio ha valutato se il trattamento con degarelix, rispetto a quello con LHRH agonisti, fosse in grado di migliorare i dati di efficacia e di ridurre gli eventi avversi (AEs) a carico del sistema muscolo-scheletrico ed escretore.
La maggioranza dei pazienti analizzati (1.686 su un totale di 2.328 pazienti) risultava in trattamento con l’inibitore del GnRH o con LHRH agonista da almeno un anno, mentre i rimanenti 642 erano allocati ad una delle due opzioni di trattamento da 3 a 7 mesi.

I gruppi di trattamento erano simili per le caratteristiche di base quali l’età, i livelli di testosterone, quelli di PSA e lo stadio di malattia. Sul totale dei pazienti trattati, 1.491 risultavano in terapia con degarelix e 837 con un agonista LHRH (goserelin=458 pazienti; leuprolide=379 pazienti).

I risultati hanno documentato una probabilità complessiva di insorgenza di AE a carico del tratto renale e urinario significativamente più bassa nel gruppo trattato con degarelix (p<0,0001).
Lo studio ha dimostrato anche una riduzione dell’incidenza di infezioni urinarie nel gruppo trattato con l’inibitore del GnRH rispetto agli agonisti LHRH (5% vs 8%).

Quanto al sistema muscolo-scheletrico, lo studio ha documentato un tasso significativamente più basso di AEs a carico delle articolazioni (4% vs 6%; p=0,0116) nonché del tasso di incidenza di fratture (<1% vs 2%; p=0,0411) nei soggetti in trattamento con degarelix.
Inoltre, grazie al trattamento con l’inibitore del GnRH,  il dolore muscolare e a carico delle ossa era meno frequente (9% vs 12% agonisti; p=0,0822) mentre i livelli di fosfatasi alcalina (ALP) erano ridotti in maniera statisticamente significativa rispetto al gruppo di controllo nei soggetti con malattia metastatica (p=0,0373).

Coerentemente con il miglior controllo ottenuto sugli AEs a carico del tratto urinario e scheletrico, i pazienti con PSA basale >50 ng/ml trattati con degarelix hanno mostrato, a un anno, valori migliori di sopravvivenza senza progressione del PSA - 66% vs 54,7%; p=0,0245; - rispetto ai pazienti trattati con agonisti LHRH.

Inoltre, in tutti i pazienti trattati con degarelix, la sopravvivenza globale ad un anno è migliorata in modo significativo (98,3% vs 96,7% gruppo trattato con agonisti LHRH; p=0,0329).

Disponibile in Italia da circa due anni, degarelix è un antagonista dei recettori del GnRH e, a differenza degli LHRH-agonisti, blocca rapidamente la produzione di testosterone, evitando il picco iniziale dell’ormone e, di conseguenza, limitando la necessità di una concomitante terapia con antiandrogeni.

Tombal B. Lower risk of cardiovascular (CV) events and death in men receiving ADT by gonadotropin releasing hormone (GnRH) antagonist, degarelix, compared with luteinising hormone-releasing (LHRH) agonists. Abstract presented at the 28th EAU Congress, 2013

Miller K. Disease control-related outcomes from an analysis of six comparative randomised clinical trials of degarelix versus luteinising hormone-releasing hormone (LHRH) agonists. Abstract presented at the 28th EAU Congress, 2013