Nuovi dati confermano l'efficacia di denosumab nell'evitare o ritardare le fratture ossee, dolorose e invalidanti, soprattutto alla colonna vertebrale, che rappresentano la conseguenza più frequente delle terapie oggi disponibili per la cura delle neoplasie ai polmoni, alla prostata e al seno.
E' quanto emerge dagli studi, condotti su oltre 5.700 pazienti affetti da cancro in stato avanzato, presentati al Congresso annuale ASCO, American Society of Clinical Oncology, svoltosi a Chicago nei giorni scorsi. 
Da un'analisi condotta su 1.901 pazienti affetti da cancro alla prostata risulta  che il nuovo farmaco è efficace nel ritardare in modo significativo la comparsa delle complicanze ossee rispetto alla terapia tradizionale a base di acido zoledronico. Oltre al dolore, i pazienti con metastasi ossee possono presentare fratture patologiche, compressione midollare, ipercalcemia, invasione con soppressione midollare e altri effetti sistemici. Questi eventi sono definiti come Skeletal-Related Events (SRE).
Il tempo di comparsa del primo SRE è stato di 20,7 mesi con denosumab verso il 17,1 mesi con acido zoledronico (HR 0,82 ; IC al 95% 0,71-0,95; p = 0,008.)
Un ulteriore lavoro, lo Studio 136, che ha preso in esame donne con cancro al seno, ha evidenziato che il trattamento con denosumab rallenta anche l'insorgenza o il peggioramento del  dolore osseo nei pazienti. Dolore, grave o intollerabile, che rappresenta uno dei primi segni di metastasi allo scheletro: interessa circa il 70% dei malati di cancro con questo tipo di metastasi e ne peggiora significativamente la qualità di vita.
Anche su pazienti affetti da mieloma multiplo, secondo lo Studio 244, l'utilizzo di questa molecola ha permesso di ritardare l'acuirsi del dolore e la comparsa delle prime complicanze ossee.
Il tempo di comparsa del primo SRE era di 19,0 mesi (denosumab) verso 14,4 mesi (acido zoledronico) con una differenza significativa (p = 0,02).
Un ulteriore studio, Halt, condotto su 1468 uomini sottoposti a terapia ormonale per carcinoma prostatico non metastatico, ha evidenziato come il nuovo farmaco sia in grado di ridurre di oltre il 60% il rischio di subire una nuova frattura alla colonna vertebrale, a distanza di 3 anni dall'assunzione.
Le metastasi ossee interessano il 75% dei malati di diversi tipi di tumori molto diffusi, a partire da quelli al polmone e alla prostata. Le cellule tumorali in crescita, infatti, spesso indeboliscono e distruggono il tessuto osseo attorno alla neoplasia. Ciò può condurre a una serie  di complicazioni, come le fratture, che a loro volta richiedono interventi di chirurgia ortopedica oltre che di neurochirurgia  per la decompressione del midollo spinale.

Le metastasi dell'osso rappresentano la terza sede più comune di metastasi, precedute solo da polmone e fegato, si verificano in più di 1,5 milioni di persone nel mondo. Con i miglioramenti delle  cure oncologiche, con diagnosi più precoci e nuove opzioni terapeutiche, che hanno portato ad aumenti dei tassi di sopravvivenza, sta crescendo il numero di pazienti che sviluppano una malattia metastatica secondaria a un cancro primario.
In Italia è possibile stimare un'incidenza annuale di metastasi ossee di circa 35.000 nuovi casi/anno. In un 20% circa dei pazienti rappresentano la prima lesione alla diagnosi: sono dolorose ed invalidanti e compromettono in modo significativo la qualità di vita.

A randomized phase III trial of denosumab versus zoledronic acid in patients with bone metastases from castration-resistant prostate cancer
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