I primi risultati di uno studio internazionale ancora in corso di svolgimento mostrano che denosumab, anticorpo monoclonale diretto contro il ligando di RANK, è in grado di arrestare quasi completamente la progressione del tumore a cellule giganti (GCT) dell'osso.  Il dato arriva dall’International Conference on Cancer-Induced Bone Disease di Chicago.

Il GCT provoca dolore e una compromissione della mobilità; inoltre può rendere necessaria l'amputazione degli arti ed essere potenzialmente letale. Solitamente è benigno e il trattamento standard è quello chirurgico, ma può evolvere verso la malignità dopo la radioterapia o ripetute recidive. Inoltre, alcuni pazienti non possono essere operati a causa di lesioni multiple, della localizzazione del tumore (per esempio il rachide) o della sua diffusione, e hanno opzioni terapeutiche assai limitate.

In questa patologia, le cellule tumorali simili agli osteoclasti esprimono RANK, mentre le cellule stromali esprimono il ligando di RANK. Il recettore RANK è il principale mediatore del riassorbimento osseo ed è responsabile della differenziazione, attivazione e sopravvivenza degli osteoclasti, le cellule multinucleate che hanno la funzione di riassorbire l'osso. Il risultante disequilibrio tra rimodellamento e riassorbimento osseo ha fornito quindi  il razionale per l’utilizzo di denosumab per il trattamento di questa patologia.

Gli esperti del Sarcoma Oncology Center in Santa Monica hanno arruolato pazienti adulti e adolescenti con GCT. Il 60% dei partecipanti erano donne e l’età media era di 33 anni. I partecipanti hanno ricevuto denosumab per via sottocutanea al giorno 1, 8 e 15 e successivamente ogni 4 settimane fino alla progressione della patologia o alla presenza di un evento avverso inaccettabile.

L’outcome primario per i pazienti con il tumore non resettabile o metastatico era la sicurezza e la progressione della patologia durante il trattamento. Per i pazienti per i quali era possibile effettuare l’operazione chirurgica, l’outcome principale includeva il cambiamento del tipo di operazione chirurgica rispetto a quella stabilita prima del trattamento.

Gli esperti hanno presentato i risultati ad interim di 73 pazienti con tumore non resecabile e di 23 soggetti con tumore operabile che avevano ricevuto denosumab per almeno sei mesi. I risultati riguardanti la safety provengono da 158 pazienti arruolati finora nello studio.
In generale, tutti i 96 pazienti che avevano ricevuto il farmaco, tranne uno, hanno ottenuto la stabilizzazione della patologia o una buona risposta alla terapia. Circa la metà dei partecipanti ha ottenuto una risposta oggettiva al trattamento.

Dei 23 pazienti con tumore operabile, il 22% ha evitato l’operazione chirurgica e ha ottenuto una risposta completa al trattamento, il 30% ha ottenuto una risposta parziale e 11 pazienti hanno ottenuto la stabilizzazione della patologia. In nessun paziente appartenente a questo gruppo è stata osservata la progressione della patologia. Tre pazienti sono stati sottoposti a un intervento chirurgico maggiore rispetto a quello stabilito prima del trattamento.

Dei 73 pazienti con tumore non operabile il 3% ha ottenuto una risposta completa alla terapia e il 44% ha ottenuto una risposta parziale. Il 52% dei pazienti con tumore non operabile ha ottenuto la stabilizzazione della patologia e solamente in un paziente il tumore è progredito.

Gli eventi avversi più frequenti durante il trattamento con denosumab erano fatica, lombalgia, emicrania, dolore alle estremità, artralgia e nausea, che si sono verificati nell’11-15% dei partecipanti. Il 4% dei soggetti arruolati ha presentato ipocalcemia, l’1,9% osteonecrosi della mandibola. Questi pazienti avevano una storia di estrazione dentale o di una scarsa igiene dentale. Lo sviluppo di osteonecrosi si è verificato tra le 12,5 e le 20,3 settimane di trattamento.

Il tumore a cellule giganti è una neoplasia centrale dell’osso, originata da cellule istio-fibroblastiche, che tendono a fondersi in cellule giganti plurinucleate. E’caratterizzata da una notevole aggressività locale. Si osserva soprattutto nelle ossa lunghe. Si tratta di una neoplasia rara, persino la sua esistenza è dubbia. Si localizza generalmente a un'estremità di un osso lungo. Il quadro rx è caratterizzato da segni evidenti di distruzione maligna (soprattutto osteolisi, distruzione corticale, espansione nelle parti molli, fratture patologiche). Per la diagnosi definitiva, è necessario dimostrare nell'ambito del tessuto tumorale maligno o in precedenti tessuti ottenuti dal tumore la presenza di cellule giganti benigne tipiche.

Chawla S, et al "Evaluating the safety and efficacy of denosumab in patients with giant cell tumor of bone (GCTB): Second interim analysis from a phase II study" CIBD 2011; Abstract P53