Il trattamento con denosumab ha aumentato in modo significativo rispetto al placebo la sopravvivenza libera da metastasi ossee in pazienti con carcinoma della prostata ad alto rischio, in un importante studio di fase III, il trial ‘174, appena presentato in occasione del congresso annuale dell’American Urological Association, a Washington.

Il farmaco, primo e per ora unico anticorpo monoclonale completamente umano diretto contro il ligando di RANK, è stato approvato nel novembre scorso dall’Fda per la prevenzione degli eventi scheletrici nei pazienti con metastasi ossee derivanti da tumori solidi. Nell’Unione europea, invece, denosumab è indicato al momento per prevenire la perdita di massa ossea in pazienti sottoposti a terapia antiandrogenica per un tumore alla prostata, oltre che per il trattamento dell’osteoporosi post menopausale nelle donne ad aumentato rischio di fratture.

Lo studio presentato ora a Washington è un trial multicentrico e randomizzato che ha confrontato l’efficacia di denosumab rispetto al placebo in 1.432 pazienti con tumore alla prostata resistente alla castrazione chimica e livelli di PSA in rapido aumento, che al basale non presentavano mestatasi ossee. L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da metastasi ossee o la morte per qualsiasi causa.

I dati evidenziano che il trattamento col farmaco ha aumentato di 4,2 mesi, in modo significativo, la sopravvivenza mediana libera da mestatasi ossee (endpoint primario del trial) rispetto al placebo (HR = 0,85; IC al 95% 0,73–0,98; P = 0,03) e ha anche ritardato significativamente di 3,7 mesi il tempo di comparsa della prima metastasi ossea (HR = 0,84; IC al 95% 0,71-0,98; P = 0,032) e ridotto del 33% il rischio di metastasi ossee sintomatiche (HR = 0,67; IC al 95% 0,49-0,92; P = 0,01). La sopravvivenza globale è invece risultata simile nei due gruppi in studio (HR 1,01; IC al 95% 0,85-1,20; P = 0,91). Anche l’incidenza di nuove neoplasie non ha mostrato differenze significative.

Gli eventi avversi e gli eventi avversi gravi sono risultati relativamente simili nei due bracci, ma l’incidenza dell’osteonecrosi della mandibola (ONJ) e quella dell’ipocalcemia (i due più importanti effetti collaterali di denosumab) sono state riportate con maggiore frequenza nei pazienti in trattamento attivo. Il tasso annuale di ONJ non si è comunque discostato rispetto a quello evidenziato negli studi precedenti sul farmaco. Il più comune evento avverso evidenziato nel braccio denosumab è stato la lombalgia.

Secondo Matthew Smith, del Massachusetts General Hospital Cancer Center di Boston, che ha presentato i dati al congresso, denosumab è ad oggi il primo e unico farmaco mirato per l’osso ad essersi dimostrato in grado di ridurre in modo significativo il rischio di metastasi ossee negli uomini affetti da tumore alla prostata e fornisce una nuova strategia terapeutica, complementare ad altre forme di trattamento disponibili per questi pazienti.

Lisa Rooney, portavoce di Amgen, ha sottolineato come non vi fossero finora terapie efficaci per il trattamento dei pazienti con tumori ormono-resistenti che però non hanno ancora sviluppato metastasi ossee. Denosumab, prolungando la fase pre-metastatica nel tumore resistente alla castrazione chimica, colmerebbe questa lacuna, contribuendo a cronicizzate la malattia.

Un’analisi esplorativa dei dati di un secondo studio presentato al congresso degli urologi americani  ha inoltre dimostrato che nei pazienti già con metastasi ossee, il trattamento con denusmab ha aiutato i pazienti a compiere le proprie attività quotidiane meno condizionati dal dolore  rispetto all’acido zoledronico.

Questi risultati positivi vanno ad aggiungersi a quelli di un altro studio di fase III, pubblicato nel febbraio scorso su The Lancet, in cui denosumab si è dimostrato superiore all'acido zoledronico nel ritardare o prevenire la comparsa di fratture e complicanze scheletriche in pazienti con cancro alla prostata resistente alla castrazione.

Forte di questi dati, Amgen intende ora chiedere all’Fda entro la metà dell’anno l’ampliamento delle indicazioni di denosumab, in modo da includere anche il rallentamento della progressione all’osso del tumore alla prostata.