L'esposizione a dexrazoxano nei pazienti pediatrici affetti da leucemia o linfoma non ha influenzato la mortalità generale, compromettendo la sopravvivenza a lungo termine, durante un follow-up mediano di 12,6 anni. Lo rivela un’analisi di tre studi del Children’s Oncology Group (il P9404, il P9425 e il P9426) pubblicata da poco sul Journal of Clinical Oncology.

I dati aggregati dei tre studi (il primo su 537 bambini con linfoma o leucemia linfoblastica acuta a cellule T, il secondo su 216 bambini con linfoma di Hodgkin a rischio alto/intermedio e il terzo su 255 bambini con linfoma di Hodgkin a basso rischio, tutto condotto tra il 1996 e il 2001) hanno rivelato che tra i 1008 pazienti trattati con doxorubicina con o senza dexrazoxano, l'esposizione a dexrazoxano non è risultata associata a un aumento del rischio di recidiva (HR 0,81; IC al 95% 0,60-1,08) o di decesso (HR 1,03; IC al 95% 0,73-1,45).

Confrontando i due gruppi dopo 10 anni di follow-up, gli autori hanno trovato un'incidenza cumulativa di recidiva rispettivamente del 16,1% contro 19,1% (differenza - 3,0%; IC al 95% da -7,9% a 0,2%) e di mortalità complessiva del 12,8% contro 12,2% (differenza - 0,6%; IC al 95% da - 3,5% a 4,7%). Anche nei tre studi valutati singolarmente non sono emerse differenze significative nei tassi di recidiva e di mortalità tra i pazienti trattati con doxorubicina più dexrazoxano e quelli trattati con il solo dexrazoxano.

Anche se gli studi negli adulti mostrano un effetto positivo del dexrazoxano sull’incidenza dello scompenso  cardiaco dopo la terapia con antracicline, i timori di una possibile interferenza del dexrazoxano con le terapie antitumorali e della possibile induzione di secondi tumori hanno limitato l'uso di questo farmaco nei bambini, spiegano nell’introduzione gli autori, guidati da Eric Chow del Fred Hutchinson Cancer Research Center, di Seattle.

Queste considerazioni hanno spinto Chow e i colleghi a valutare l'effetto del dexrazoxano sulla sopravvivenza a lungo termine, sulla mortalità e sulle percentuali di recidiva nei tre studi del COG.

I ricercatori scrivono che dexrazoxano "non sembra interferire con l'efficacia del trattamento antitumorale, in termini di mortalità legata al tumore originario o rischio complessivo di ricaduta. Anche se il rischio di mortalità dovuta un tumore secondario (principalmente a causa di una leucemia mieloide acuta o di una sindrome mielodisplastica acuta) è risultato maggiore tra i pazienti esposti al dexrazoxano, il numero complessivo di eventi è stato piccolo e le differenze non sono risultate statisticamente significative".

I dati aggregati dei tre studi mostrano che il tasso di mortalità a 10 anni per una leucemia mieloide acuta o una sindrome mielodisplastica acuta è risultato dell'1,4% i pazienti trattati con dexrazoxano contro lo 0,8% per quelli non trattati con il farmaco.

Anche se negli studi su pazienti adulti trattati con dexrazoxano si sono osservati effetti benefici del farmaco sulla riduzione del rischio di insufficienza cardiaca, i dati sui sopravvissuti a tumori infantili sono risultati inconcludenti perché nei bambini lo scompenso cardiaco può svilupparsi in un arco di tempo più lungo. Dato che l’età mediana dei sopravvissuti in questo studio è risultata di 24 anni, osservano gli autori, non è stato possibile rilevare differenze significative nella mortalità cardiaca causata dal dexrazoxano.

Per valutare l’effetto del farmaco come possibile cardioprotettore, un nuovo studio del COG, chiamato HEART, (Effects of Dexrazoxane Hydrochloride on Biomarkers Associated With Cardiomyopathy and Heart Failure After Cancer Treatment) valuterà la salute cardiovascolare del campione dei tre studi P9404, P9425 e P9426 .

"Dato che i secondi tumori e le malattie cardiache sintomatiche sembrano essere le due categorie di gran lunga più comuni di effetti avversi tardivi gravi (in termini sia di rischio relativo sia di rischio assoluto) tra i sopravvissuti a lungo termine a un tumore insorto in età pediatrica... con incidenza cumulativa di ciascuno dei due effetti che si avvicina al 20% entro i 50 anni di età, qualsiasi strategia che potrebbe ridurre la cardiotossicità, senza provocare secondi tumori sarebbe molto attraente " scrivono Chow e i suoi collaboratori.

E.J. Chow, et al. Late Mortality After Dexrazoxane Treatment: A Report From the Children's Oncology Group. J Clin Oncol. 2015; doi: 10.1200/JCO.2014.59.4473.
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