Il fatto di aver mangiato alimenti contenenti soia prima che fosse loro diagnosticato un cancro al polmone potrebbe aver influito favorevolmente sugli outcome della malattia in un gruppo di donne cinesi, stando ai risultati di follow-up del Shanghai Women's Health Study, appena pubblicato online sul Journal of Clinical Oncology (Jco)


In questo studio, le donne con una diagnosi di tumore al polmone che avevano un basso consumo giornaliero di soia hanno mostrato un rischio di decesso legato al tumore superiore e una sopravvivenza globale inferiore rispetto a quelle che ne consumavano di più.


In particolare, in 301 donne colpite da tumore al polmone, quelle che rientravano nel 10° percentile di assunzione di soia hanno mostrato un rischio di decesso dovuto al cancro ai polmoni superiore dell’81% rispetto a quelle del 50° percentile. Al contrario, si è osservata una riduzione del rischio dell’11% tra le donne nel 90° percentile rispetto a quelle del 50° percentile (P = 0,004). Il tutto dopo aver aggiustato i dati in base a una vasta gamma di fattori, tra cui lo stadio del tumore e la terapia eseguita.


In breve, scrivono gli autori, guidati da Gong Yang, del Vanderbilt University Medical Center di Nashville, la soia potrebbe avere un effetto di modulazione della malattia. Principali responsabili di tale effetto, secondo i ricercatori, sarebbero i fitostrogeni,come gli isoflavoni, di cui gli alimenti a base di soia abbondano e che sembrano agire come modulatori naturali selettivi del recettore degli estrogeni.


I fitoestrogeni contenuti nella soia potrebbero competere con quelli endogeni prodotti dall’organismo della donna legandosi ai recettori degli estrogeni, spiegano gli autori.


Yang gli altri autori sottolineano nell’introduzione del loro studio che vi sono evidenze emergenti del fatto che gli ormoni sessuali femminili influenzino negativamente la sopravvivenza nel cancro del polmone. Tra queste, i dati dello studio Women's Health Initiative che hanno mostrato come la terapia ormonale sostitutiva estroprogestinica aumenti in modo significativo il rischio di mortalità legata al carcinoma polmonare.


"La soia potrebbe avere un meccanismo d'azione simile a farmaci come il tamoxifene" ha commentato Jyoti Patel, della Northwestern University di Chicago e portavoce dell’American Society of Clinical Oncology. "Questa è la prima evidenza scientifica che la soia ha un effetto positivo sulla sopravvivenza dal cancro del polmone" ha aggiunto l’oncologa, che ha definito il risultato “entusiasmante”.


Lo studio di Yang e dei suoi collaboratori rientra in un insieme variegato di studi che hanno cercato di identificare "indizi" di un’influenza ormonale nel cancro al polmone, ha spiegato la Patel.


Già nel 2012, gli autori avevano trovato nella stessa coorte di 74.000 donne di Shanghai (non fumatrici) una riduzione di circa il 40% del rischio di cancro del polmone associata al consumo di alimenti a base di soia. Il team ha quindi ipotizzato che l’assunzione di soia possa sia prevenire il cancro ai polmoni sia modificarne il decorso.


Nello studio ora pubblicato su Jco, la quantità di soia consumata dalle donne colpite da un tumore al polmonare rivelatasi più protettiva (> 20 g/die) non era "astronomica", ha commentato la Patel, la quale ha però sottolineato che gli occidentali mangiano meno soia, in genere, degli asiatici. Gli americani, per esempio, consumano in media meno di 12 g/die di soia (un livello di consumo ritenuto basso nello studio), per cui l’oncologa ha detto che i risultati sono "probabilmente più applicabili" alle popolazioni orientali.


Nella coorte del Shanghai Women's Health Study sono stati identificati in realtà 440 casi di cancro al polmone, ma solo per 301 si avevano informazioni sia sullo stadio del tumore sia sul trattamento praticato. Nel primo gruppo, gli autori hanno calcolato un aumento del 42% del rischio di decesso dovuto al cancro al polmone nelle donne rientranti nel 10° percentile di assunzione di soia rispetto a quelli del 50° percentile, mentre nel secondo gruppo tale aumento è risultato quasi doppio (l’81%). Tuttavia, anche se l’ampiezza dell’effetto è risultata diversa, l’evidenza di un possibile effetto protettivo della soia è stata costante.


Circa il 92% delle donne dello studio colpite dal cancro del polmone non erano fumatrici e avevano media 66,3 anni al momento della diagnosi del cancro.


I ricercatori hanno valutato l'introito di soia con un questionario sulla frequenza di assunzione del cibo, che comprendeva latte di soia, tofu, tofu fritto, tofu essiccato o pressato, fagioli verdi freschi di soia, fagioli di soia secchi, germogli di soia e altri prodotti base di soia. L’apporto medio (in termini di peso secco) è risultato di 18 g/die per gli alimenti e 8,8 g/die per le proteine di soia.


L'assunzione di cibi contenenti soia non è risultata correlata alle caratteristiche della paziente quali l'età al momento della diagnosi, il fumo, l'obesità, una storia familiare di cancro al polmone, lo stadio del tumore, i regimi di trattamento utilizzati o il tempo intercorso tra la valutazione della dieta fatta all’inizio dello studio e la diagnosi di cancro.


In questo studio, il follow-up mediano dopo la diagnosi di cancro è stato di 36 mesi. Durante il follow-up, 318 delle 440 donne sono morte e in 301 di essi (il 94,7%) la causa principale del decesso è stato il cancro ai polmoni.


G. Yang, et al. Prediagnosis Soy Food Consumption and Lung Cancer Survival in Women. J Clin Oncol. 2013; doi: 10.1200/JCO.2012.43.0942.
http://jco.ascopubs.org/content/early/2013/03/21/JCO.2012.43.0942.abstract