Un breve digiuno prima di sottoporsi a chemioterapia rende le cellule tumorali più vulnerabili al trattamento e ritarda la progressione della malattia. Lo rivela uno studio italo-americano condotto su modelli animali e pubblicato su Science Translational Medicine. Il trial è stato coordinato da Valter Longo, professore di gerontologia e scienze biologiche presso la University of Southern California di Los Angeles.

A questo studio ha collaborato il laboratorio di oncologia dell'Istituto Giannina Gaslini di Genova, diretto da Vito Pistoia. Il gruppo del Gaslini cha ha partecipato attivamente a queste ricerche è composto dalla dottoressa Lizzia Raffaghello, Coordinatrice, dalla dottoressa Giovanna Bianchi e dal dottor Vito Pistoia stesso.

La dimostrazione è stata ottenuta su un modello animale di neuroblastoma, tumore pediatrico fra i più aggressivi. La restrizione calorica prodotta da 48 ore di digiuno prima della chemio aiuterebbe le cellule sane a proteggersi dagli effetti della terapia, al contrario delle cellule tumorali, che sarebbero così investite in pieno dall’attività farmacologica dei chemioterapici.

"L'efficacia della chemio aumenta di molto – conferma Longo. Nel caso del neuroblastoma, per esempio, tutti i topi che ricevono solo la chemio muoiono mentre il 20-40% di quelli che ricevono chemio insieme ai cicli di digiuno guarisce (liberi da malattia a 6 mesi-1 anno dalla cura). Misurando il danno al DNA in cellule di cancro al seno e melanoma, abbiamo visto che il digiuno aumenta l'effetto della chemio fino a 20 volte".

La spiegazione dovrebbe essere la seguente: il digiuno causa uno stress alle cellule sane che permette loro di fortificarsi. Una volta divenute più resistenti le cellule sane accusano meno l'aggressività della chemio, che a questo punto ha effetto solo sulle cellule malate. Inoltre, la chemioterapia aggredisce soprattutto le cellule che si riproducono velocemente, come quelle cancerose; un digiuno permetterebbe alle cellule sane di bloccarne momentaneamente la riproduzione, così da evitare l'aggressione della chemioterapia.

La cura sperimentata da Longo alterna periodi di digiuno sotto chemioterapia a periodi in cui si riprende peso e la cura è sospesa. Dopo due giorni di digiuno i topi perdevano il 20% di peso che riacquisivano nei 4 giorni successivi nonostante fossero sottoposti a dosi medicinali 3/4 volte superiori alla massima consentita per l'uomo. I topi non hanno accusato nessun segno di dolore e stanchezza, e su 28 cavie totali una sola è deceduta, mentre tutte le altre sono guarite perdendo il 20% del peso. Adesso comincerà la sperimentazione sull'uomo. E' ancora presto per dirlo, ma esistono le premesse per una rivoluzione nella cura dei tumori.

Il nuovo studio risponde all’interrogativo riguardante il reale effetto della restrizione calorica sulle cellule maligne. La dott.ssa Raffaghello, una delle ricercatrici che hanno partecipato allo studio, spiega: “la sperimentazione, condotta su diversi modelli pre-clinici di tumori pediatrici e dell'età adulta, ha dimostrato che 48 ore di digiuno pre-trattamento non solo sono efficaci nel rendere più vulnerabili le cellule tumorali agli effetti della chemioterapia, ma ritardano di per sé la progressione del tumore. Lo studio ha inoltre identificato i meccanismi molecolari che stanno alla base di questi fenomeni''.

Ora i ricercatori hanno avviato una serie di sperimentazioni cliniche per testare l’effetto della procedura sui pazienti affetti da tumore.

Changhan Lee,Lizzia Raffaghello,Sebastian Brandhorst et al Fasting Cycles Retard Growth of Tumors and Sensitize a Range of Cancer Cell Types to Chemotherapy Sci Transl Med 3003293. published ahead of print 8 February 2012
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