Il deficit di vitamina D sarebbe una delle possibili cause della disparità nelle percentuali di sopravvivenza al cancro tra i bianchi e gli afroamericani secondo gli autori di una review pubblicata sul numero di aprile/maggio/giugno della rivista Dermato-Endocrinology.

Secondo i due autori dello studio, William B. Grant, direttore del Sunlight, Nutrition and Health Research Center di San Francisco, e Alan N. Peiris, del Dipartimento di Medicina Interna della Eastern Tennessee State University di Johnson City, le differenze di status socio-economico, lo stadio del tumore al momento della diagnosi e il trattamento ricevuto sono i principali fattori in gioco per spiegare le differenze nelle percentuali di sopravvivenza al cancro.

Questi fattori spiegano molte delle differenze razziali nella mortalità oncologica, tuttavia, scrivono Grant e Peiris, anche quando si includono nelle analisi dei dati di sopravvivenza al cancro tutti i fattori noti o sospettati di influenzare la sopravvivenza, gli afro-americani tendono comunque ad avere percentuali inferiori quelle dei bianchi.

Come mai? Una possibilità è che giochino un ruolo anche differenze biologiche e, tra queste, i due esperti propongono differenze nello status della vitamina D, un fattore spesso trascurato.

Il legame tra status della vitamina D è percentuali di sopravvivenza al cancro ha una "plausibilità biologica", scrivono Grant e Peiris.

La letteratura indica che vi sono disparità di sopravvivenza tra bianchi e neri per 13 tipi di tumori: vescica, mammella, colon, endometrio, polmone, ovaio, pancreas, prostata, retto, testicoli, vagina; linfoma di Hodgkin e melanoma. È stato riportato che l’esposizione ai raggi solari ultravioletti (UVB) e i livelli sierici di 25-idrossivitamina D sono inversamente correlati con l'incidenza e/o tassi di mortalità di tutti e 13 questi tumori. Gli studi considerati nella review, invece, non segnalano una correlazione significativa tra livelli sierici di 25(OH)D e sopravvivenza nel cancro alla vescica, in quello al polmone e in quello ovarico.

In ogni caso, sostengono i due autori, i 13 tumori associati ai livelli di vitamina D e/o ai raggi solari UVB sono importanti perché "un ampio corpus di letteratura evidenzia un effetto benefico della vitamina D nel ridurre il rischio di incidenza del cancro e le percentuali di mortalità. Inoltre, ricordano Grant e Peiris, l’esposizione al sole è la fonte primaria di vitamina D per la maggior parte degli americani, fornendo dall’80 al 90% della vitamina presente nell’organismo. Tuttavia, gli afro-americani, per via della pelle scura, sono meno efficienti nella produzione della vitamina D innescata dai raggi UVB e hanno meno probabilità assumere la vitamina con l’alimentazione, per cui hanno spesso un deficit di questa vitamina.

Tutto ciò, secondo i due ricercatori, contribuisce a fornire una possibile spiegazione delle differenze nelle percentuali di sopravvivenza ai tumori basate sulla razza. Grant e Peiris riconoscono che la questione dell’eziologia dei tumori è complessa e chiaramente multifattoriale, tuttavia, affermano, "è molto probabile che la vitamina D sia un fattore importante e spesso ignorato nella biologia del cancro”.

Gli autori sottolineano che sono necessari altri studi per confermare questa ipotesi, ma suggeriscono che le disparità razziali nelle percentuali di sopravvivenza al cancro potrebbero essere eliminate in modo molto semplice. Se questa teoria dovesse rivelarsi sostanzialmente corretta, scrivono, tali differenze si potrebbero azzerare implementando dei programmi mirati ad aumentare i livelli sierici di 25(OH)D nella popolazione afro-americana.

W.B. Grant, A.N. Peiris. Differences in vitamin D status may account for unexplained disparities in cancer survival rates between African and White Americans. Dermatoendocrinol. 2012;4(2).
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