Le donne in remissione dal cancro al seno che sono state sottoposte a chemioterapia, a radiazioni, o entrambi, rispondono diversamente ai test cognitivi rispetto alle donne che non hanno avuto il cancro. Lo confermerebbe uno studio pubblicato sulla rivista Cancer.

Le donne che sopravvivono al tumore al seno vivono a lungo, per cui vi è la necessità di comprendere meglio gli effetti a lungo termine delle terapie tumorali, come la chemioterapia e la radioterapia secondo l'autore dello studio Paul B. Jacobsen.

Insieme ai suoi collaboratori ha reclutato 313 donne di cui 62 con tumore mammario in fase precoce (stadio . 0- II) sottoposte a trattamento con chemioterapia e radioterapia e 67 sottoposte solo a radioterapia; inoltre sono state valutate 184 donne come controllo, che non avevano una storia oncologica mammaria.

Le pazienti sono state studiate a 6 mesi e poi nuovamente a 36 mesi dopo aver completato il ciclo di trattamento. Il gruppo di controllo è stato anche studiato a 6 e a 36 mesi.

Le partecipanti in tutti i gruppi sono stati reclutate entro 5 anni, e le pazienti con carcinoma mammario sono state correlate a donne non neoplastiche che avevano lo stesso codice postale. Le partecipanti sono state sottoposte a test cognitivi per valutare la velocità di elaborazione (la capacità di completare il compito sotto pressione velocemente) e le funzioni esecutive (capacità di spostare una serie cognitiva e risolvere i nuovi problemi). Sono state valutante anche per quanto riguarda le abilità verbali.

Questi risultati sono in parte in linea con precedenti ricerche ma questo studio mette in evidenza come le pazienti che si sono sottoposte a chemioterapia abbiano ottenuto risultati peggiori rispetto ai controlli per quanto riguarda la velocità di elaborazione, le funzioni esecutive e la capacità verbale. Probabilmente, sono proprio questi domini celebrali a essere maggiormente colpiti dalla chemioterapia.

I risultati dei test per il gruppo che è stato sottoposto solo a radioterapia era simile al gruppo sottoposto a chemioterapia, dimostrando che entrambi i trattamenti sono coinvolti nel peggioramento cognitivo delle donne rispetto al gruppo di donne non affette da cancro, che mostrano una migliore capacità cognitiva nel tempo.

Secondo il dottor Jacobsen dal momento che i pazienti riferiscono disturbi cognitivi che interferiscono con le loro attività quotidiane, sarebbe opportuno introdurre tra le indagini diagnostiche precoci, i test per determinare il funzionamento cognitivo prima del trattamento.  Studi futuri andranno a valutare i fattori che possono colpire le pazienti che ricevono la chemioterapia e la radioterapia.

Kristin M. Phillips, Heather S. Jim, Brent J. Small, Christine Laronga, Michael A. Andrykowski and Paul B. Jacobsen Cognitive functioning after cancer treatment Volume 118, Issue 7, 1 April 2012, Pages: 1925–1932, Article first published online : 12 DEC 2011, DOI: 10.1002/cncr.26432
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