Oncologia-Ematologia

Emofilia A, risultati positivi per emicizumab, nuovo anticorpo bispecifico

I risultati di follow up a lungo termine di uno studio giapponese di fase I/II condotto in pazienti con emofilia A hanno sottolineato il profilo di sicurezza incoraggiante e l'attività profilattica dell'anticorpo sperimentale emicizumab. I dati sono stati presentati durante il congresso globale della Federazione Mondiale dell'Emofilia 2016 tenutosi a Orlando in Florida. Emicizumab (ACE910) è un anticorpo a doppia specificità diretta verso il fattore IX attivato ed il fattore X ed è quindi capace di mimare il fattore VIII nella sulla sua funzione di cofattore.

I risultati di follow up a lungo termine di uno studio giapponese di fase I/II condotto in pazienti con emofilia A hanno sottolineato il profilo di sicurezza incoraggiante e l’attività profilattica dell’anticorpo sperimentale emicizumab. I dati sono stati presentati durante il congresso globale della Federazione Mondiale dell’Emofilia 2016 tenutosi a Orlando in Florida.
Emicizumab (ACE910) è un anticorpo a doppia specificità diretta verso il fattore IX attivato ed il fattore X ed è quindi capace di mimare il fattore VIII nella sulla sua funzione di cofattore. Viene sviluppato da Roche in collaborazione con la giapponese Chugai.

Il nuovo trattamento è stato sperimentato su 18 pazienti giapponesi con emofilia A severa (con o senza inibitori del fattori VIII), che hanno ricevuto dosi sottocutanee settimanali di 0,3, 1,0 e 3,0 mg/kg (coorti 1-3) di emicizumab per un periodo di follow up medio rispettivamente di 32,6, 27,0 e 21,4 mesi.

Gli endpoint principali dello studio erano la sicurezza e i profili farmacocinetici e farmacodinamici del farmaco, accanto al tasso di sanguinamenti annualizzato durante il periodo di trattamento, rispetto ai 6 mesi prima dell’arruolamento.
Lo studio ha mostrato una riduzione del tasso di sanguinamenti pari al 95% per le tre coorti analizzate, indipendentemente dalla presenza o meno di inibitori del fattore VIII e al regime di trattamento precedente. Il tasso di sanguinamenti annualizzato era rispettivamente pari a 1,4, 0,2 e 0,0 per le tre coorte di pazienti analizzate.

Il profilo di sicurezza del farmaco era consistente con quello degli studi precedenti. Non sono stati osservati episodi di tromboembolismo o anormalità di laboratorio clinicamente significative durante lo studio.

Notevoli progressi sono stati compiuti nel campo dell’emofilia negli ultimi tre decenni ed attualmente i pazienti hanno una spettanza di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale, con una qualità di vita soddisfacente. La terapia sostitutiva, in particolare la profilassi, ha permesso di evitare non solo le emorragie spontanee e post-traumatiche ma anche di ridurre il più possibile il danno articolare e la successiva artropatia emofilica.
Lo sviluppo di inibitori del fattore VIII è un evento avverso che può verificarsi durante il trattamento ed è causa di sanguinamenti più difficili da controllare, artropatia emofilica e ridotta qualità di vita.

Lo sviluppo di un anticorpo capace di mimare la molecola di fattore VIII nella sua funzione di cofattore del fattore IX per attivare il X rappresenta un’innovativa soluzione all’emofilia. Va inoltre considerato il fatto che, a differenza del fattore VIII nativo, il nuovo anticorpo non necessita dell’attivazione da parte della trombina all’inizio del processo coagulativo, non richiede la stabilizzazione da parte del von Willebrand ed è efficace anche in presenza di inibitori del fattore VIII.
Se i prossimi studi confermeranno quanto presentato da questo lavoro, si potrà parlare di una svolta epocale nella terapia dell’emofilia.

I dati di Fase II dovrebbero essere disponibili all’inizio del prossimo anno relativamente a pazienti che hanno sviluppato inibitori del fattore VIII. L’approvazione potrebbe giungere nel 2018.