Daiichi Sankyo e il partner ArQule hanno annunciato che un comitato di monitoraggio indipendente dello studio di fase III METIV-HCC ha raccomandato di ridurre la dose di tivantinib a causa dell’aumento dell’incidenza di leucopenia tra i pazienti trattati con il medicinale.


Tivantinib è un farmaco sperimentale che agisce come inibitore orale selettivo di MET, un recettore della tirosin –chinasi. Nelle cellule adulte sane questo recettore è presente a concentrazioni normali per supportare  alcune  naturali funzioni cellulari, mentre nelle cellule tumorali il recettore MET è costantemente e inappropriatamente attivato per ragioni ancora sconosciute. Quando è attivato in modo anomalo, MET è coinvolto in  molteplici attività quali la proliferazione delle cellule tumorali, la  sopravvivenza, l’angiogenesi (capacità del tumore di sviluppare nuovi vasi sanguigni) invasione e la metastatizzazione  (la diffusione a distanza del tumore). Attualmente  tivantinib è in fase III e non stato ancora approvato in nessun Paese.


METIV è uno studio clinico randomizzato di fase III ancora in corso, in doppio cieco, controllato con placebo, in cui tivantinib è somministrato a pazienti con carcinoma epatocellulare inoperabile già pretrattati, con MET iperespresso. L’endpoint primario è la sopravvivenza globale (OS), mentre quello  secondario è la sopravvivenza libera da progressione (PFS). Lo studio  arruolerà in totale circa 300 pazienti in 120 centri clinici in tutto il mondo.


Il comitato di monitoraggio dello studio ha raccomandato di ridurre la dose del farmaco da 240 mg due volte al giorno a 120 mg. Inoltre, i pazienti dovranno essere monitorati per confermare il profilo di sicurezza della dose ridotta del farmaco. La decisione è dovuta al fatto che è stata osservata una incidenza maggiore di leucopenia tra i pazienti trattati con il farmaco rispetto a quanto osservato negli studi di fase II sul medicinale.


Daiichi Sankyo e ArQule hanno accettato le raccomandazioni del comitato di esperti e invieranno il nuovo protocollo di studio alle autorità regolatorie. Secondo le aziende la riduzione della dose del farmaco permetterà di diminuire l’incidenza di neutropenia e garantirà una maggiore sicurezza ai pazienti.