Novartis ha reso noto che in uno studio di fase III everolimus non ha aumentato la sopravvivenza globale in pazienti con carcinoma epatocellulare. In pochi giorni si tratta del seconda delusione per le aspettative di Novartis su questo farmaco. Prima dello studio sul cancro al fegato vi era stato il parere negativo del Nice per l’uso del farmaco nel cancro al seno.

Denominato EVOLVE-1 (EVerOlimus for LiVer cancer Evaluation-1), lo studio appena divulgato è un trial randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di everolimus verso placebo, entrambi aggiunti alla miglior terapia di supporto (BSC) , in pazienti adulti con epatocarcinoma avanzato la cui malattia sia progredita dopo una terapia con sorafenib o che fossero intolleranti ad essa. I dati completi dello studio saranno presentati in uno dei prossimi congressi scientifici del settore.

EVOLVE-1 ha arruolato 546 pazienti ed è stato condotto in 156 centri internazionali. I pazienti erano randomizzati (2:1) a ricevere una terapia con everolimus (7,5 mg/die) più BSC o placebo più BSC.

End point primario era la sopravvivenza globale. Gli end point secondari comprendevano il tempo alla progressione del tumore, il tasso di controllo della malattia il tempo di deterioramento del performance status, la sicurezza della terapia e a qualità di vita dei pazienti.

A livello mondiale il tumore al fegato è la sesta malattia oncologica più diffusa (749.000 nuovi casi), la terza causa di mortalità per tumore (692.000 casi) e il 7% di tutti i tipi di tumore. Il carcinoma epatocellulare rappresenta più del 90% dei tumori primitivi del fegato. Le epatiti croniche di tipo B e C sono riconosciute a livello mondiale come il maggior fattore di rischio per l’HCC, ancor più se si è in presenza di co-infezione con questi tipi di virus. La cirrosi epatica (post-epatica, post-etilica, da malattia autoimmune) rappresenta un altro fattore di rischio per lo sviluppo di questo tumore.

Venduto con il marchio Afinitor, everolimus è un farmaco di grande successo le cui vendite sono salite dai $243 milioni del 2010 ai $797 milioni dello scorso anno. Nei primi sei mesi del 2013 le vendite hanno già raggiunto i $611 milioni, mettendo il farmaco in condizione di entrare nel ristretto club dei prodotti con oltre un miliardo di dollari annui di fatturato, definiti in gergo “blockbuster”.

Everolimus è già approvato in Europa e negli Stati Uniti per la terapia del carcinoma a cellule renali avanzato, nel carcinoma mammario avanzato con stato recettoriale ormonale positivo, per la terapia dei tumori neuroendocrini avanzati di origine pancreatica, per l’astrocitoma subependimale a cellule giganti (SEGA) associato a sclerosi tuberosa (TSC) nei pazienti non candidati alla rimozione chirurgica del tumore e per il trattamento dei pazienti adulti con angiomiolipoma renale associato a TSC.

Oltre che nel tumore al fegato, Novartis lo sta studiando anche in altre forme di tumore come quelli del tratto gastrointestinale, polmone, cancro al seno HER2-positivo e nei linfomi.