Nel cancro al seno allo stadio iniziale, la chemioterapia adiuvante con il solo exemestane oppure quella con exemestane dopo il tamoxifene sono entrambe opzioni valide per le donne in post-menopausa con tumori positivi ai recettori ormonali. I due regimi danno risultati simili in termini di sopravvivenza libera da malattia, ma il profilo di tollerabilità è diverso. È questa la conclusione degli autori dello studio TEAM, un trial multicentrico di fase III, appena pubblicato online su Lancet.

Perciò, secondo gli autori, un team internazionale coordinato dall'olandese Cornelis J. H. van de Velde, dell'Università di Leida, è importante selezionare i sottogruppi di pazienti che possono beneficiare maggiormente di un'opzione piuttosto che dell'altra.

La maggior parte delle linee guida nazionali dei Paesi industrializzati raccomandano di includere gli inibitori dell'aromatasi nella terapia adiuvante del cancro al seno con recettori ormonali positivi nelle donne in post-menopausa, ma lasciano al singolo medico la decisione su quale tipo di regime utilizzare: sequenziale o upfront. La strategia più seguita dipende dal Paese.

Nello studio TEAM gli autori hanno voluto paragonare gli effetti al lungo termine della monoterapia con exemestane rispetto al trattamento sequenziale con exemestane dopo tamoxifene. Per questo, hanno arruolato donne in postmenopausa con un carcinoma mammario in fase iniziale, positivo ai recettori ormonali, e le hanno assegnate in modo casuale al trattamento in aperto con il solo exemestane (25 mg QD; 4.898 pazienti analizzate) oppure con exemestane dopo tamoxifene (20 mg QD; 4.868 pazienti analizzate) per 5 anni.

La sopravvivenza libera da malattia è risultata molto simile e senza differenze significative nei due gruppi: 85% contro 86% (hazard ratio 0,97; IC al 95% 0,88-1,08; P = 0,60).

Dal punto di vista della sicurezza, il regime sequenziale si è associato a un'incidenza superiore di sintomi ginecologici (20% vs 11%), trombosi venosa (2% vs 1%) e anomalie/ispessimento dell'endometrio (4% vs <1%) rispetto alla monoterapia con exemestane. Di converso, con il solo exemestane sono stati riportati con maggiore frequenza eventi avversi muscolo-scheletrici (50% vs 44%), ipertensione (6% vs 5%) e alterazioni del profilo lipidico (5% vs 3%).

Pertanto, concludono gli autori, alla luce delle differenze nel profilo degli eventi avversi tra i due regimi, le considerazioni relative alla sicurezza devono giocare un ruolo importante nelle decisioni terapeutiche. Inoltre, la ricerca traslazionale nell'ambito dello studio TEAM e di altri trial sugli inibitori dell'aromatasi potrebbe identificare quelle popolazioni di pazienti che più potrebbero trarre beneficio da una particolare strategia terapeutica.

CJH van de Velde, D. Rea, C. Seynaeve, et al. Adjuvant tamoxifen and exemestane in early breast cancer (TEAM): a randomised phase 3 trial. The Lancet, Early Online Publication, 18 January 2011. doi:10.1016/S0140-6736(10)62312-4.
leggi