L’exemestane, un inibitore dell'aromatasi ampiamente usato per il trattamento delle donne in post- menopausa colpite da un tumore al seno positivo al recettore per gli estrogeni (ER), potrebbe avere anche altri benefici oltre a quello comprovato di inibizione dell’ultimo passaggio della sintesi degli estrogeni, necessari per la crescita dei tumori ER-positivi.

A evidenziarlo è una serie di esperimenti di laboratorio eseguiti da due ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora, esperimenti da cui sembra emergere che, inaspettatamente, il farmaco può anche proteggere le cellule del corpo dai danni al DNA provocati dai raggi UV e da quelli legati all'infiammazione e allo stress ossidativo, due effetti del tutto estranei a quello di inibizione del pathway di segnalazione degli estrogeni.

I risultati della ricerca, appena pubblicati sui Proceedings of the National Academy of Sciences, suggeriscono che il beneficio dell’exemestane nel trattamento del tumore al seno potrebbe dipendere non solo dalla sua capacità di bloccare la produzione degli estrogeni.

"Exemestane ha un potente effetto antinfiammatorio e antiossidante e può quindi proteggere contro lo sviluppo del cancro e delle malattie degenerative croniche" concludono gli autori. È ancora da capire se questo inibitore dell'aromatasi possa essere utilizzato anche contro altri tumori oltre a quello al seno, ma lo studio suggerisce il farmaco potrebbe essere usato per prevenire il danno infiammatorio e ossidativo in diversi tipi di tessuti, sia nelle donne sia negli uomini.

Exemestane ha anche dimostrato di avere un’attività sinergica con quella di altre sostanze protettive fitochimiche come il sulforafano, contenuto nelle crucifere (cavoli, cavolfiori, broccoli, broccoletti ecc.), sinergia che potrebbe essere sfruttata a fini terapeutici.

“I giusti alimenti e farmaci potrebbero indurre i meccanismi protettivi naturali della cellula, che non sono sempre impostati in modo da essere attivi, a  funzionare a pieno regime” afferma uno dei due autori dello studio, Paul Talalay, professore di farmacologia e scienze molecolari alla Johns Hopkins, in un comunicato stampa. Gli esperimenti su modelli murini e su linee cellulari umane dimostrano che exemestane potrebbe avere la capacità di attivare questi processi cellulari protettivi.

Exemestane è uno steroide sintetico avente una struttura chimica simile a quella di agenti in grado di indurre l'attività dei fattori di trascrizione che controllano la sintesi di antiossidanti e altre proteine protettive cellulari, spiegano gli autori. Quest’osservazione li ha portati a testare gli effetti di exemestane su cellule in coltura.

L’aggiunta del farmaco a cellule in coltura, tra cui cellule cutanee di tipo, cellule tumorali del fegato, cellule della retina umana e cellule cardiache di ratto, ha dimostrato di aumentare l’attività di diversi enzimi citoprotettivi in queste cellule. Ed è interessante notare che esperimenti simili con altri farmaci diretti contro gli estrogeni, come tamoxifene e letrozolo, non hanno ottenuto gli stessi effetti.

Exemestane ha dimostrato di proteggere contro lo stress ossidativo, l’ipossia, i danni indotti dalle radiazioni UV e ha anche mostrato proprietà antinfiammatorie simili a quelle del sulforafano. Anche se la combinazione dei due agenti si è dimostrata più potente di ciascuno dei due preso singolarmente, il meccanismo di questa sinergia è ancora tutto da capire.

H. Liu e P. Talalay. Relevance of anti-inflammatory and antioxidant activities of exemestane and synergism with sulforaphane for disease prevention. PNAS, published online before print November 4, 2013, doi: 10.1073/pnas.1318247110.
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