L’utilizzo di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) e/o statine riduce il rischio di progressione neoplastica in pazienti affetti da esofago di Barrett. È il risultato dello studio presentato a Stoccolma da Florine Kastelein quale rappresentante del gruppo di studio “ProBar “ in occasione della 19a United European Gastroenterology Week (UEGW).

La dottoressa Kastelein ha così commentato lo studio “l’esofago di Barrett è una condizione premaligna, in cui i pazienti hanno un aumentato rischio di sviluppare adenocarcinoma esofageo con un’incidenza stimata del 0,5% ogni anno”. Nonostante i controlli endoscopici, l’incidenza di sviluppare l’esofago di Barrett e l’adenocarcinoma esofageo stanno aumentando rapidamente.  Questo studio voleva determinare se l’uso di FANS e statine, di cui sono note alcune attività di chemio prevenzione, potesse ridurre il rischio di progressione neoplastica in pazienti affetti dall’esofago di Barrett.

Dei 573 pazienti valutati, 35 sono stati esclusi dallo studio poiché presentavano una storia di grave displasia e adenocarcinoma esofageo nei primi 9 mesi di inclusione del trial. I pazienti sono stati seguiti secondo le linee guida dell’ American College of Gastroenterology. Con una media di 4,5 anni di follow up, i risultati derivavano da 2.738 pazienti/anno di terapia.

La dottoressa Kastelein ha anche sottolineato “ età avanzata, esofago di Barret a segmento lungo e displasia di basso grado sono stati associati all’aumento del rischio di sviluppare displasia grave o adenocarcinoma”

L’hazard ratio era di 1,04 per l’età ( 95% intervallo di confidenza [IC], 1.01-1.08), 1,14 (95% CI, 1.04-1.26) per l’esofago di Barrett a segmento lungo e 5,11 (95% CI, 2.69-9.70) per displasia di basso grado.

I dati dei pazienti trattati sono stati utilizzati per valutare la correlazione con lo sviluppo di progressione neoplastica. I farmaci utilizzati includono, in termini di durata media, trattamento con FANS nel 56% (0,2 anni), aspirina a basso dosaggio nel 28% (5,4 anni) e statine nel 37% (5,3 anni).
Dei pazienti che hanno mostrato una progressione neoplastica, il 39% assumevano FANS, il 21% aspirina e il 24% statine. Questi dati sono stati analizzati dopo aggiustamento dei dati per anni, sesso, esofago di Barrett a segmento lungo, istologia all’inizio dello studio e uso di altri farmaci.

L’uso dei FANS era correlato con una significativa riduzione del rischio di progressione neoplastica (HR 0,47; 95% IC, 0,24-0,93). Analizzando separatamente gli inibitori selettivi per la COX-2 (15%) e i FANS non selettivi (51%), si è visto che questi benefici derivavano specialmente dall’uso dei FANS non selettivi (HR, 0.43; 95% CI, 0.22-0.88).

La valutazione della relazione durata-risposta mostrano che questi benefici si raggiungevano con l’uso dei FANS superiore a 2 mesi (HR, 0,32; 95% CI, 0,12-0,86). Invece, nessun significativo effetto positivo sullo sviluppo della progressione neoplastica derivava dall’assunzione di aspirina (HR, 0,66; 95% CI, 0,27-1,65). L’uso di statine determinava una significativa riduzione della progressione del rischio neoplastico (HR, 0,46; 95% CI, 0,21-0,99). L’uso combinato di FANS e statine (19% di pazienti) ha dimostrato un effetto addizionale all’uso dei farmaci assunti singolarmente (HR, 0,22; 95% CI, 0,06-0,85).

"La chemioprevenzione con FANS e statine potrebbe avere un ruolo nel trattamento dei pazienti con esofago di Barrett” ha concluso la Kastelein.

L'epitelio di Barrett o esofago di Barrett è una metaplasia a carico dell'epitelio esofageo distale, che viene sostituito con epitelio colonnare, in risposta a prolungati stimoli lesivi. È una complicanza patologica dell'esofago, in seguito a reflusso gastroesofageo (RGE) ed è il fattore di rischio singolo più importante per lo sviluppo dell'adenocarcinoma esofageo.

Chemoprevention in Barratt's Oesophagus With NSAIDS and Statins