Le donne che prendono farmaci per la stimolazione ovarica contro la sterilità, per esempio il clomifene, possono stare tranquille: questi agenti nel complesso non aumentano il rischio di tumori al seno, all’utero e alle ovaie. Lo rivela uno ampio studio retrospettivo trentennale presentato al congresso della European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE), a Monaco di Baviera, in Germania.

Le uniche eccezioni sono rappresentate da un aumento del rischio di cancro al seno tra le donne pesantemente esposte a clomifene (per più di 12 cicli) e del rischio di tumore ovarico tra le donne esposte al clomifene e mai rimaste incinte.

"Per quanto riguarda le implicazioni cliniche dei nostri risultati, lo studio rassicura le pazienti e i medici sul fatto che l’utilizzo di clomifene e delle gonadotropine sembra sicuro e ribadisce la validità dell'attuale prassi che prevede di limitare l'uso di clomifene a meno di 12 mesi” ha detto il primo firmatario dello studio, Humberto Scoccia, della University of Illinois di Chicago, in un’intervista.

I farmaci per la fertilità stimolano l'induzione dell'ovulazione e aumentano i livelli di estradiolo e progesterone, tuttavia i loro effetti sul rischio di tumori al seno e ginecologici sono ancora dibattuti e poco chiari, scrivono i ricercatori nell’introduzione.

"Nonostante la plausibilità biologica, i risultati degli studi sull’effetto dei farmaci per la fertilità sui tumori alla mammella e ginecologici offrono un quadro misto, in cui alcuni hanno mostrato aumenti del rischio, altri una diminuzione e altri ancora non hanno mostrato associazioni sostanziali" ha aggiunto l’autore.

"Tuttavia, la maggior parte di questi studi era di dimensioni ridotte, aveva follow-up relativamente brevi e non aveva tenuto conto di altri fattori predittivi di tumore, tra cui la presenza di indicazioni all'uso di questi farmaci, come l’anovulazione o l'endometriosi, che potrebbero influire in maniera indipendente sul rischio di cancro” ha precisato Scoccia.

Lo studio presentato al congresso dell’ESHRE ha cercato di aggirare alcune di questi limiti. Si è trattato, infatti, di un’ampia indagine retrospettiva che ha coinvolto 12.193 donne sottoposte a trattamenti per l’infertilità tra il 1965 e il 1988 in cinque centri statunitensi. Nel complesso, 9892 donne sono state seguite con successo fino al 2010.

Nel corso dei 30 anni di follow-up, sono stati identificati 749 casi di tumore alla mammella, 119 casi di carcinoma endometriale e 85 di tumori ovarici.

L’uso di clomifene, che riguardava circa il 40% della coorte, non è risultato associato a un aumento del rischio di cancro al seno (HR aggiustato 1,04; IC al 95% 0,90-1,21), tranne che nelle donne che avevano usato il farmaco in 12 o più cicli di trattamento (HR 1,69, IC al 95% 1,16-2,45). Questo rischio è rimasto relativamente invariato anche dopo aver aggiustato i dati in base alle cause d’infertilità e ai molteplici fattori predittivi di cancro al seno.

Inoltre, l’impiego del farmaco non è risultato associato a un aumento del rischio di carcinoma endometriale (HR 1,41) od ovarico (HR 1,34), anche con cicli molteplici di trattamento.

In più, solo il 10% delle donne era stato trattato con gonadotropine (hMG ed FSH), di solito in combinazione con clomifene, e anche in questo caso non è emersa nessuna associazione con un aumento del rischio di cancro, fatta eccezione per le donne che non hanno avuto figli (HR 1,98).

"Dato che la maggior parte delle donne del nostro campione che avevano preso gonadotropine avevano assunto anche clomifene, è probabile che l'aumento del rischio tra le nullipare rifletta un effetto sul rischio correlato alla loro sterilità piuttosto che all’uso del farmaco" ha detto Scoccia.

"Nel complesso, i nostri risultati non confermano la presenza di una forte correlazione tra l’impiego di farmaci contro la fertilità e tumori al seno o ginecologici” concludono i ricercatori. "Tuttavia, si dovrebbe continuare a tenere sotto controllo l'associazione tra l’uso di questi farmaci e tumori, vista l’età relativamente giovane della nostra popolazione e il fatto che la maggior parte di questi tumori ha un picco di incidenza più tardivo".

B. Scoccia, et al. Long-term relationship of ovulation-stimulating drugs to breast and gynecologic cancers. ESHRE 2014; abstract M14-0557
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