I farmaci per la fertilità sembrano avere effetti diversi sul rischio di sviluppare precocemente un tumore al seno (cioè a un’età inferiore ai 50 anni al momento della diagnosi) da parte delle donne che ne fanno uso, stando ai risultati di uno studio osservazionale, il Two Sister Study, pubblicato online il 6 luglio sul Journal of National Cancer Institute.

Nelle donne che hanno usato questi farmaci ma non sono riuscite a portare avanti una gravidanza per più di 10 settimane, l'utilizzo dei farmaci che stimolano l’ovulazione è risultato associato a una riduzione del rischio di insorgenza del cancro al seno in giovane età (odds ratio, OR, 0,62; IC al 95 % 0,43-0,89).

Effetto opposto nelle donne che hanno utilizzato i farmaci per la fertilità e sono rimaste incinte, portando avanti la gravidanza per oltre 10 settimane. In queste donne, infatti, il rischio di carcinoma mammario precoce è risultato significativamente superiore a quello delle donne trattate senza successo (OR 1,82; IC al 95% 1,10-3,00), ma paragonabile a quello delle donne non trattate con questi agenti.

"I nostri dati suggeriscono che l'esposizione a una gravidanza stimolata sia sufficiente per annullare la riduzione del rischio associata all’esposizione ai farmaci che stimolano l’ovulazione" scrivono gli autori, guidati da Chunyuan Fei, del National Institute of Environmental Health Sciences di Bethesda, nel Maryland.
I ricercatori spiegano anche che " ci sono notoriamente effetti ormonali della stimolazione ovarica nel primo trimestre di gravidanza" che aumentano il rischio di cancro al seno.

Secondo Louise A. Brinton, epidemiologa del National Cancer Institute di Rockville, che firma l’editoriale di commento, il quadro è un po’ confuso e questi risultati sono difficili da interpretare nel contesto degli studi precedenti, visto che I risultati hanno spaziato dalla riduzione del rischio di tumori, all’aumento del rischio, all’assenza di qualsiasi relazione.

La relazione tra farmaci per la fertilità e rischio di cancro al seno è complessa e, di conseguenza, "i risultati dei singoli studi devono essere interpretati con cautela" avverte l’editorialista.

L'uso di questi farmaci, sottolinea Brinton, ha "notevoli benefici, tra cui, ovviamente, “l’aumento della probabilità di portare a termine la gravidanza, che può portare a notevoli riduzioni a lungo termine del rischio di sviluppare un cancro al seno”. Ma non solo. C’è anche un "duplice effetto" ben documentato della gravidanza sul rischio di cancro al seno, fa notare l’epidemiologa: si ha infatti un "aumento a breve termine transitorio che svanisce col tempo" e conduce in ultima analisi a una riduzione del rischio a lungo termine.

Secondo l’editorialista, i dettagli sono molto importanti per riuscire a capire qualcosa sulla questione.

Il Two Sister Study è uno studio caso-controllo condotto su coppie di sorelle, una della quali aveva sviluppato un tumore al seno prima dei 50 anni e l’altra no. Delle 1.422 donne colpite da un cancro alla mammella e le relative sorelle che non avevano sviluppato il tumore, 288 avevano utilizzato farmaci per la fertilità: clomifene citrato, l’ormone follicolo-stimolante o entrambi.

Nel complesso, gli autori dello studio hanno osservato una diminuzione statisticamente non significativa del rischio di cancro al seno nelle donne tra le donne che avevano usato farmaci per la fertilità rispetto a quelle che non ne avevano fatto uso (OR 0,82; IC al 95% 0,63-1,08).

Tuttavia, sottolinea l’editorialista, tale riduzione potrebbe essere collegata solo clomifene, che è un modulatore selettivo dei recettori degli estrogeni simile al tamoxifene. Infatti, le donne dello studio trattate solo con l’ormone follicolo-stimolante erano pochissime.

Riguardo all’aumento del rischio osservato nelle donne che avevano utilizzato con successo i farmaci per la fertilità ed erano rimaste incinte, portando avanti la gravidanza per oltre 10 settimane, secondo la Brinton potrebbe riflettere il fatto che questi farmaci inducono l'ovulazione e aumentano i livelli di estrogeni. Possibile spiegazione condivisa anche dagli autori, che suggeriscono come il rischio più elevato di cancro al seno osservato nelle donne rimaste incinte sia indicativo di un’induzione dell'ovulazione che ha causato "esposizioni al di sopra della norma agli ormoni ovarici nella fase iniziale della gravidanza, le quali potrebbero aver influenzato il successivo rimodellamento dei tessuti mammari."

Ma ci sono anche spiegazioni alternative, sottolinea l’editorialista. Ad esempio, le donne che hanno concepito con successo potrebbero essere state esposte a quantità maggiori di farmaci, che a loro volta potrebbero essere state responsabili di qualsiasi aumento del rischio di insorgenza precoce di cancro al seno.

Secondo la Brinton, in ogni caso, sono necessari studi di coorte più ampi per esplorare a fondo la questione dell'influenza dei farmaci per la fertilità sul rischio di tumore al seno. Studi caso-controllo come questo "possono portare a formulare delle ipotesi, ma un’ulteriore comprensione di questa correlazione dipende, in ultima analisi, da studi di coorte", che possono "fornire informazioni dettagliate sulle esposizioni ai farmaci e sulle loro indicazioni dl'uso prima dell'esordio del tumore".

C. Fei, et al. Fertility Drugs and Young-Onset Breast Cancer: Results From the Two Sister Study. J Natl Cancer Inst 2012. Doi: 10.1093/jnci/djs255
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