Un piccolo studio condotto dall'Università di Manchester suggerisce che un farmaco anti-HIV, cioè la combinazione lopinavi/ritonavir, potrebbe essere un’opzione efficace per prevenire il cancro del collo dell’utero. Un breve ciclo di trattamento col prodotto, infatti, ha portato alla scomparsa delle lesioni cervicali precancerose causate dal papilloma virus umano (HPV) nel 90% delle donne trattate, infettate dal virus.

Lynne Hampson, coordinatrice dello studio insieme con il marito Ian, afferma nel comunicato stampa diffuso dall’Università che al momento non esiste alcun trattamento efficace, al di là dell’intervento chirurgico, per le lesioni pre-cancerose provocate dall’HPV e aggiunge che, sebbene i risultati debbano essere confermati da un trial più ampio, già pianificato, la combinazione lopinavi/ritonavir potrebbe essere uno strumento per fermare sul nascere il cancro della cervice uterina causato dall’HPV.

Peraltro, osservano i ricercatori, sebbene i due vaccini anti-HPV attualmente disponibili siano efficaci per prevenire l'infezione da HPV, il loro costo potrebbe limitarne l’utilizzo nei Paesi in via di sviluppo, dove invece l’infezione è più diffusa che nelle nazioni industrializzate.

Lo studio, condotto in Kenya in collaborazione con il Kenyatta National Hospital di Nairobi, ha coinvolto 40 donne positive all’HPV che presentavano lesioni precancerose del collo dell’utero di vario grado, trattate con lopinavi/ritonavir applicato localmente sotto forma di candelette vaginali, due volte al giorno per 2 settimane.

I risultati di test ripetuti, riferiscono gli autori, hanno mostrato un "netto miglioramento" già entro un mese dall’inizio del trattamento", anche se una risposta definitiva si è osservata dopo 3 mesi. In particolare, delle 23 donne in cui le lesioni erano di alto grado, 19 sono tornate alla normalità e in due la malattia è regredita fino a essere classificata di basso grado. Anche le 17 pazienti con una diagnosi di malattia borderline o di basso grado hanno ottenuto un miglioramento simile.

Inoltre, le immagini fotografiche della cervice uterina scattate prima e dopo la terapia hanno mostrato una "chiara regressione" delle lesioni cervicali e non sono state segnalate reazioni avverse.

"Per essere uno studio preliminare, i risultati sono andati oltre le nostre aspettative. Siamo convinti che un'ulteriore ottimizzazione della dose e della durata della terapia migliorerà ulteriormente l'efficacia” e “speriamo che questo trattamento possa rivoluzionare la gestione di questa malattia soprattutto nelle nazioni in via di sviluppo come il Kenya” afferma Ian Hampson.

Nell’Africa orientale, si legge nel comunicato dell’ateneo inglese, l’infezione da HPV ha una prevalenza cinque volte superiore che nel Regno Unito e in molti Paesi in via di sviluppo il cancro del collo dell’utero, responsabile di circa 300.000 decessi ogni anno, è tuttora uno dei tumori più comuni tra le donne.

Durante lo studio, cinque donne a cui era stato diagnosticato un cancro della cervice uterina sono state sottoposte all’intervento chirurgico, invece di essere trattate con lopinavi/ritonavir. I ricercatori riferiscono che, sebbene il farmaco si sia dimostrato attivo contro le cellule tumorali in laboratorio, non si sa se potrebbe anche aiutare a combattere il cancro. Tuttavia, sottolinea la Hampson "ci sono altri tumori in cui è noto un coinvolgimento dell’HPV”, come quelli della vulva e dell’ano, per cui lopinavi/ritonavir “potrebbe essere utile anche per molte altre neoplasie”.

Comunicato dell'Università di Machester