In occasione del meeting annuale della European Society for Medical Oncology (ESMO) che si è appena concluso a Milano, sono stati presentati i risultati finale di uno studio denominato IPASS (IRESSA Pan Asia Study) condotto in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in stadio avanzato.

IPASS è uno studio condotto in aperto, randomizzato, a gruppi paralleli, realizzato per valutare l'efficacia, la sicurezza e la tollerabilità di gefitinib rispetto al carboplatino/paclitaxel, come trattamento di prima linea per pazienti asiatici clinicamente selezionati. L'obiettivo principale di IPASS era la sopravvivenza libera da progressione, per dimostrare che gefitinib non è inferiore alla chemioterapia di combinazione con carboplatino/paclitaxel.

Lo studio è stato effettuato su 1.217 pazienti affetti da cancro polmonare in stadio avanzato, che non erano stati sottoposti a precedente chemioterapia e i cui tumori erano del tipo istologico adenocarcinoma. I soggetti non avevano mai fumato o erano stati fumatori leggeri e avevano smesso da molto tempo (da almeno 15 anni con un'esposizione minore o pari a 10 anni/pacchetto).

Anche se valutazioni precedenti dello stesso studio avevano mostrato una significativa differenza tra la sopravvivenza libera da progressione in pazienti trattati con gefitinib rispetto quelli trattati con la chemioterapia standard, i risultati finali dello studio IPASS hanno mostrato che la sopravvivenza globale dei pazienti in trattamento con il farmaco in esame era pari a 18,8 mesi e quella dei pazienti trattati con carboplatino e pacitaxel era di 17,4 mesi (P=0,11).

Lo studio ha dimostrato che il farmaco è in grado di fornire una risposta tumorale di maggior durata in pazienti che presentano una particolare mutazione del gene EGFR. I risultati finali dello studio hanno mostrato che la sopravvivenza globale dei pazienti trattati con gefitinib e che presentavano la mutazione del gene EGFR era pari a 21,6 mesi, mentre quella dei pazienti trattati con la chemioterapia era pari a 21,9 mesi. (HR=1,00  IC95% 0,76-1,33).

Al contrario, nei pazienti che non presentavano la mutazione del gene EFGR, la sopravvivenza media è stata pari a  11,2 mesi nel gruppo gefitinib verso 12,7 mesi nel gruppo chemioterapia (HR=1,18, IC95% 0,86-1,63.)

Complessivamente, il 60% dei pazienti trattati con gefitinib ha ricevuto successivamente una chemioterapia combinata con platino e il 51% dei pazienti trattati con la chemioterapia hanno ricevuto successivamente gefitinib o erlotinib.

Solo il 31% dei pazienti trattati con gefitinib e il 38% di quelli trattati con la chemioterapia non ha ricevuto successivamente delle terapie antitumorali.
Lo studio dimostra che la presenza o meno della mutazione EGFR è un fattore predittivo per una migliore efficacia di gefitinib nell'allungamento della sopravvivenza libera da progressione e che il test per identificare la mutazione dovrebbe essere effettuato per decidere il tipo di terapia.

La mutazione a carico del gene EGFR (il gene del recettore del fattore di crescita epidermoidale) è presente in circa il 10-15% dei pazienti europei con tumore al polmone NSCLC e nel 30-40% dei pazienti asiatici.

Yang C et al "Final overall survival results from a phase III, randomised, open-label, first-line study of gefitinib v carboplatin/paclitaxel in clinically selected patients with advanced non-small cell lung cancer in Asia (IPASS)" ESMO 2010; Abstract LBA2.