In occasione del congresso annuale della Society for Neuro-Oncology (SNO), a Washington, Roche e Genentech hanno presentato i dati, annunciati in precedenza, dello studio di fase III AVAglio, nel quale bevacizumab, in combinazione con la radioterapia e temozolomide, ha ridotto in modo significativo il rischio di progressione della malattia nei pazienti con una diagnosi recente di glioblastoma (la forma più comune e più aggressiva di tumore cerebrale). Tuttavia, la combinazione dell’anticorpo con la radiochemioterapia non ha migliorato significativamente la sopravvivenza globale (OS), che era il secondo endpoint primario dello studio.

In questo trial, bevacizumab aggiunto alla radioterapia e a temozolomide ha ridotto del 36% il rischio di progressione o di decesso rispetto alla radioterapia e temozolomide più placebo (HR = 0,64; P < 0,0001), il che corrisponde a un miglioramento del 56% della sopravvivenza libera da progressione (PFS). I risultati ad interim sul’OS, invece, non hanno mostrato differenze significative tra il trattamento sperimentale e quello di controllo (HR = 0,89; P = 0,2135). I dati finali sull’OS, ha fatto sapere l’azienda, saranno disponibili nel 2013.

AVAglio è uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo che ha valutato l'efficacia e la sicurezza di bevacizumab in combinazione con radioterapia e temozolomide dopo l’intervento chirurgico o una biopsia in pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi.

I partecipanti sono stati trattati con bevacizumab o placebo, in combinazione con la radioterapia e temozolomide, per 6 settimane, seguite da una pausa di un mese, dopo la quale i pazienti hanno continuato il trattamento con l’anticorpo o placebo, oltre alla chemioterapia, per un massimo di sei cicli, seguiti da bevacizumab o solo placebo fino a progressione della malattia.

Oltre ai due endpoint primari (PFS e OS), sono stati valutati tra gli endpoint secondari la sopravvivenza a uno e 2 anni, la qualità della vita correlata alla salute e il profilo di sicurezza.

L’aggiunta di bevacizumab ha migliorato di 4,4 mesi la PFS mediana (10, 6 mesi nel gruppo trattato con il biologico contro 6,2 nel gruppo placebo).

La sopravvivenza a un anno è stata del 72% nel braccio bevacizumab contro 66 nel braccio di controllo (P = 0,052).

Sul fronte della sicurezza, non sono emersi segnali nuovi e gli eventi avversi sono stati in linea con quelli osservati negli studi precedenti su bevacizumab in tutte le indicazioni approvate.

Gli eventi avversi di particolare interesse (tutti i gradi) risultati più frequenti nel gruppo trattato con l’anticorpo rispetto al gruppo di controllo (cioè quelli con un’incidenza maggiore del 2%) sono stati il sanguinamento delle mucose o della cute (26,7% contro 8,9%) e di altre regioni del corpo escluso il cervello (11,6% contro 8,1%), l'ipertensione (37,5% contro 13%), la proteinuria (14% contro 4%) e la tromboembolia arteriosa (5,0%contro 1,6%).

L’incidenza degli eventi avversi di grado 3-5 è stata del 28,7% nel gruppo bevacizumab contro 15,2% nel gruppo di controllo.

L’anticorpo è attualmente indicato negli Stati Uniti per il trattamento dei pazienti adulti con glioblastoma in progressione dopo una precedente terapia è ed approvato in monoterapia e non in combinazione con altri trattamenti. L'efficacia in questo setting è stata stabilita in base al miglioramento delle percentuali di risposta obiettiva. Finora, nessun trial clinico controllato e randomizzato aveva fornito dati che dimostrassero un miglioramento dei sintomi correlati alla malattia o un aumento della sopravvivenza grazie a bevacizumab nel glioblastoma.

Hal Barron, chief medical officer e responsabile sviluppo globale di Roche, ha detto che l’azienda prevede di sottoporre a breve i risultati dello studio alle autorità regolatorie.

O. Chinot, et al. Phase III trial of bevacizumab added to standard radiotherapy and temozolomide for newly-diagnosed glioblastoma: mature progression-free survival and preliminary overall survival results in AVAglio. SNO 2012; abstract OT-03.