L’inibitore delle integrine con proprietà anti-angiogenetiche, cilengitide, non ha raggiunto l’endpoint prinicipale dello studio di fase III CENTRIC, ovvero l’estensione della sopravvivenza generale quando aggiunto a temozolomide e radioterapia, rispetto alla sola chemio radioterapia, in pazienti con glioblastoma multiforme di nuova diagnosi e promotore metilato del gene MGMT.

Lo ha comunicato la tedesca Merck KGAa, azienda che ha sviluppato il farmaco. I risultati completi dello studio saranno presentati al prossimo Congresso dell’ American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Cilengitide è il primo farmaco a raggiungere la Fase III di sviluppo clinico all'interno di una nuova classe di terapie anti-tumorali in fase di sperimentazione, chiamate inibitori delle integrine. Le integrine sono proteine che agevolano la formazione di nuovi vasi sanguigni all'interno del tumore portando nutrimento e ossigeno necessari alla crescita neoplastica, e bloccano la capacità di invadere il cervello da parte delle cellule del glioblastoma.

CENTRIC è un trial clinico di fase III, multicentrico, randomizzato, in aperto e controllato, condotto sotto l'egida dell'EORTC (European Organisation for Research and Treatment of Cancer). Lo studio ha valutato l’efficacia e la sicurezza di cilengitide in 500 pazienti provenienti da 23 Paesi in tutto il mondo, con glioblastoma di nuova diagnosi e promotore metilato del gene MGMT.

Nello studio, l’aggiunta del farmaco alla chemio radioterapia standard (temozolomide e radioterapia) non ha aumentato la sopravvivenza rispetto alla sola chemio radioterapia. Nello studio non sono stati osservati nuovi eventi avversi associati al farmaco rispetto a quelli osservati negli studi precedenti condotti sul medicinale (nausea e fatigue).

Attualmente Merck Serono sta valutando i dati dello studio di fase II ancora in corso, denominato CORE, che sta analizzando efficacia e sicurezza del medicinale in pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi, con promotore non metilato del gene MGMT.

Lo status di metilazione del promotore del gene MGMT è un fattore molecolare importante nei glioblastomi. Il gene MGMT è coinvolto nel processo di riparazione del DNA. La metilazione del promotore di MGMT nel tessuto tumorale silenzia l’espressione del gene ed è un marker prognostico e potenzialmente predittivo della risposta a temozolomide nei pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi.

Cilengitide è in studio anche per la terapia del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in un trial di fase I/II denominato CERTO.

Il glioblastoma, noto anche come glioblastoma multiforme, è il tumore cerebrale più frequente, coprendo approssimativamente il 12-15% di tutte le neoplasie intracraniche e il 50-60% di tutti i tumori astrocitari. Il glioblastoma multiforme è il tumore cerebrale più aggressivo, costituisce, infatti, il IV grado della classificazione dei gliomi, ed è anche il tumore cerebrale più frequente.

In Italia vi sono circa 7.000 nuovi casi ogni anno.

Ad oggi il trattamento standard comprende: l’exeresi chirurgica più estesa possibile, la radiochemioterapia postoperatoria con un massimo di 60 Gy e temozolomide (TMZ) e 6 cicli di chemioterapia adiuvante con TMZ. Nonostante questo approccio combinato, l’outcome dei pazienti e la loro sopravvivenza media (15 mesi) risultano insoddisfacenti. Per questo si continuano a studiare le diverse alternative terapeutiche e il ruolo della genetica e della epigenetica nella risposta alla terapia.