Glioblastoma, farmaco per il mal di montagna sembra rallentarne la progressione

L'acetazolamide, un farmaco usato per trattare il mal di montagna, oltre al glaucoma, l'epilessia, l'insufficienza cardiaca e le convulsioni, potrebbe anche offrire vantaggi significativi ai pazienti affetti da glioblastoma, un tumore cerebrale a crescita rapida. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine.

Un farmaco usato per trattare il mal di montagna, oltre al glaucoma, l’epilessia, l’insufficienza cardiaca e le convulsioni, potrebbe anche offrire vantaggi significativi ai pazienti affetti da glioblastoma, un tumore cerebrale a crescita rapida. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine.

Il farmaco, acetazolamide (commercializzato con il marchio Diamox), è "economico da produrre, facile da assumere e ha pochi effetti collaterali " ha detto l’autore principale dello studio Bahktiar Yamini, professore di neurochirurgia presso l’Università di Chicago. L'effetto collaterale più comune del prodotto, infatti, è "un gusto metallico quando si beve qualcosa di gassato".

Il chemioterapico utilizzato più frequentemente per i gliomi è temozolomide (TMZ). Tuttavia, non tutti i pazienti rispondono a questo farmaco e la sopravvivenza mediana dei pazienti affetti da questa malattia è di circa 14 mesi.

TMZ agisce danneggiando il DNA in modo da uccidere le cellule tumorali; alcune di esse, tuttavia, sono in grado di bloccare o riparare questo tipo di danno al DNA, il che limita l'impatto del farmaco.

I ricercatori hanno scoperto che la maggior parte dei pazienti affetti da glioma con livelli elevati di una proteina chiamata BCL-3 non rispondono agli effetti benefici di TMZ. Questa proteina, infatti, protegge le cellule tumorali dal danno provocato da TMZ attivando un enzima protettivo, noto come anidrasi carbonica II.
L’acetazolamide, tuttavia, è un inibitore dell'anidrasi carbonica e può quindi ripristinare la capacità di TMZ di uccidere le cellule tumorali. In studi su un modello murino di glioma, l’aggiunta di acetazolamide a TMZ ha dimostrato di prolungare la sopravvivenza.

"Abbiamo testato questa strategia di trattamento combinato in diversi modelli animali", ha detto Yamini. Alcuni di essi sono guariti; altri hanno mostrato un prolungamento del tempo di sopravvivenza del 30-40%.

Quando Yamini e colleghi hanno analizzato il livello di BCL-3 in soggetti che avevano partecipato a studi precedenti sull'uomo, hanno scoperto che i pazienti con livelli inferiori di BCL-3 trattati con TMZ erano sopravvissuti più a lungo rispetto a quelli con livelli elevati di questo biomarcatore.

"Una caratteristica importante dei biomarker predittivi come BCL-3 è che sono informativi", sottolineano gli autori. "Possono aiutare i ricercatori a identificare pathway che consentano di migliorare la risposta al trattamento". Esaminando tali pathway, gli autori hanno identificato gli inibitori dell'anidrasi carbonica, tra cui acetazolamide, come strategia per ridurre la resistenza a TMZ.

Secondo il team di ricercatori, i loro dati dimostrano che “è l'induzione di CAII da parte di TMZ ad essere importante nel modulare la risposta alla terapia".

Per validare l'uso di BCL-3 come biomarcatore per prevedere quali pazienti trarranno beneficio dall'uso di TMZ, osservano gli autori, occorrerà uno studio clinico prospettico randomizzato. Yamini e i colleghi suggeriscono anche che la riproposizione di acetazolamide associata a TMZ potrebbe essere particolarmente efficace in un sottogruppo di pazienti appropriati con tumori che presentano un'espressione elevata di BCL-3. Il team ha già pianificato un trial che coinvolgerà diversi centri di Chicago per verificare la validità di quest’ipotesi e spera di arruolare presto i primi partecipanti.