Glioblastoma progressivo, nessun vantaggio aggiungendo bevacizumab

L'aggiunta di bevacizumab alla lomustina per il trattamento di pazienti con glioblastoma progressivo non ha comportato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale (OS). Questo il risultato dello studio 26101 della European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC) pubblicato da poco sul New England Journal of Medicine.

L'aggiunta di bevacizumab alla lomustina per il trattamento di pazienti con glioblastoma progressivo non ha comportato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale (OS). Questo il risultato dello studio 26101 della European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC) pubblicato da poco sul New England Journal of Medicine.

Bevacizumab è stato approvato dalla Food and Drug Administration per i pazienti con glioblastoma progressivo, ma il via libera concesso dall’agenzia Usa si basa su dati non controllati, scrivono nell’introduzione gli autori, coordinati da Wolfgang Wick, dell'Università di Heidelberg e del German Cancer Research Center. I dati di uno studio di fase II hanno suggerito che l’aggiunta dell’anticorpo monoclonale a lomustina potrebbe migliorare l’OS rispetto alla monoterapia con lomustina in questi pazienti.

"L’EORTC non ha confermato le conclusioni dello studio di fase II secondo cui l'aggiunta di bevacizumab a lomustina migliora la sopravvivenza nei pazienti con glioblastoma progressivo" scrivono i ricercatori. "L'effetto sulla sopravvivenza libera da progressione non è risultato associato a un aumento della sopravvivenza globale e la terapia di associazione si è associata a un aumento della tossicità".

Il trial ha coinvolto 437 pazienti con glioblastoma in progressione dopo chemioradioterapia, che sono stati assegnati in rapporto 2: 1 al trattamento con lomustina, con o senza bevacizumab. L'endpoint primario era l’OS.

Il numero medio di cicli di trattamento di 6 settimane è stato pari a tre per i pazienti assegnati alla combinazione e uno per quelli assegnati alla sola lomustina. Il trattamento combinato con lomustina e bevacizumab non ha comportato alcun vantaggio di OS, la cui mediana è risultata di 9,1 mesi nel braccio trattato con la combinazione contro 8,6 mesi in quello trattato con la sola lomustina (HR 0,95; IC al 95% 0,74-1,21; P = 0,65).

Invece, il trattamento con lomustina più bevacizumab ha portato a un prolungamento di 2,7 mesi rispetto alla monoterapia con lomustina della sopravvivenza libera da progressione (PFS) valutata a livello locale, la cui mediana è risultata rispettivamente di 4,2 mesi contro 1,5 mesi (HR 0,49; IC al 95% 0,39-0,61; P < 0,001).

La terapia combinata ha anche aumentato la tossicità rispetto alla monoterapia. Infatti, nei pazienti trattati con lomustina più bevacizumab l’incidenza degli eventi avversi di grado da 3 a 5 è stata del 63,6% contro 38,1% in quelli trattati con la sola lomustina.

Tuttavia, osservano gli autori nella discussione, la maggiore frequenza degli eventi avversi, per quanto importante vista l’assenza di beneficio in termini di OS, andrebbe valutata tenendo conto del fatto che nel gruppo trattato con la combinazione il periodo di trattamento è stato più lungo.

W. Wick, et al. Lomustine and Bevacizumab in Progressive Glioblastoma. N Engl J Med 2017; 377:1954-1963November 16, 2017DOI: 10.1056/NEJMoa1707358
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