Due studi retrospettivi presentati a Boston, al congresso della Società americana di radiologia oncologica (ASTRO), suggeriscono che nei pazienti con glioblastoma la somministrazione di una radioterapia ad alte dosi nelle zone in cui presumibilmente si annidano e proliferano le cellule staminali tumorali del cervello allunga la sopravvivenza.


Nel primo studio, condotto da un gruppo della University of California Los Angeles (UCLA) e presentato da Julie Kang, otto pazienti trattati con almeno 60 Gy nell'ippocampo ipsilaterale - una delle aree sospettate di essere serbatoi delle cellule staminali tumorali - hanno raggiunto una sopravvivenza globale (OS) mediana di 20,7 mesi contro 15,3 mesi tra i 61 pazienti trattati con meno di 60 Gray (P = 0,022).


Il secondo studio, presentato da Linda Chen, studentessa del quarto anno di medicina presso la Duke University di Durham, ha mostrato che i pazienti trattati con almeno 40 Gray nella zona subventricolare del cervello - anche questa ritenuta un probabile serbatoio di cellule staminali tumorali – hanno raggiunto una OS di 17,5 mesi contro 15,6 mesi nei pazienti trattati con meno di 40 Gray (P = 0,027).


“Servono ora studi prospettici più ampi per stabilire se questi risultati possono essere replicati” ha detto la Chen.


Anche lo studio della UCLA ha valutato se una radioterapia ad alte dosi nelle zone subventricolare potesse migliorare gli outcome. In questo caso, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) è stata di 27,9 mesi nel gruppo trattato con almeno 60 Gy contro 10,2 mesi nel gruppo trattato con una dose più bassa e la differenza tra i due è risultata statisticamente significativa (P = 0.008), mentre l’OS è stata di 34,3 mesi nel gruppo sottoposto alla radioterapia ad alto dosaggio e 14,7 mesi in quello trattato con dosi inferiori, ma la differenza non ha raggiunto la significatività statistica (P = 0,057).


La Kang e il suo gruppo hanno analizzato retrospettivamente gli outcome dei 150 pazienti trattati per un glioblastoma presso la UCLA tra il 2005 e il 2011, di cui 69 - 32 uomini e 37 donne - sono stati selezionati per lo studio. Le cartelle cliniche hanno mostrato che questa coorte era stata sottoposta alla radioterapia standard del letto tumorale dopo l'intervento di resezione e nella maggior parte dei casi i pazienti hanno fatto anche una chemioterapia con temozolomide. L’eta media della coorte era di 55 anni.


La PFS mediana è stata di 12 mesi, mentre l’OS mediana è stata 18,4 mesi.


La Chan e gli altri autori, invece, hanno esaminato i casi di glioblastoma trattati presso il Johns Hopkins Hospital dal 2006 al 2009 che avevano un minimo di 7 mesi di follow-up. In totale sono stati analizzati 116 pazienti, di cui 70 uomini e 46 donne, con un'età mediana di 58 anni; di questi, 41 pazienti sono stati sottoposti a una resezione totale ed è su questo gruppo che è stato valutato l'effetto della dose di radiazione sulle cellule staminali tumorali. Come nell’altro studio, anche questi pazienti sono stati trattati con temozolomide.


Arnab Chakravarti, del James Comprehensive Cancer Center della Ohio State University di Columbus, invitato come discussant nella sessione in cui sono stati presentati i due studi, ha commentato i dati dicendo che illustrano correttamente come le cellule staminali tumorali abbiano un ruolo nel mediare la resistenza alle radiazioni nel glioblastoma.


"Tuttavia, sono un po’ scettico sul fatto che dosi più elevate di radiazioni siano l'unica risposta possibile per l'eliminazione delle cellule staminali tumorali" ha detto il professore. "Penso sia necessario capire con attenzione ciò che costituisce i meccanismi di resistenza” perché “c’è bisogno di elaborare strategie per superare l’ostacolo delle cellule staminali tumorali, probabilmente utilizzando terapie mirate in combinazione con le radiazioni".


Lo specialista ha sottolineato come, quando si parla di radioterapia nei pazienti con glioblastoma, “non sempre è meglio dare dosi più alte ed è improbabile che un approccio uguale per tutti sia efficace globalmente nel trattamento di questa malattia”.


J. Kang, et al. Radiation of potential local cancer stem cell niches improves survival of patients with glioblastoma multiforme. ASTRO 2012; abstract 14
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L.Chen, et al. Increased radiation dose to the SVZ imp[roves] survival in patients with GBM. ASTRO 2012; abstract 18
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