Continuare il trattamento con bevacizumab anche dopo la progressione non conferisce alcun beneficio clinico apparente nei pazienti con glioblastoma ricorrente rispetto all’interruzione del farmaco, stando ai risultati della seconda parte di un trial randomizzato di fase II, lo studio CABARET, presentato al recente congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO),a Chicago. 

"Offrire bevacizumab ai pazienti anche dopo la progressione è diventato una pratica relativamente comune ... nonostante l’assenza di prove di efficacia di qualità elevata" ha detto la prima firmataria dello studio, Elizabeth J. Hovey, del Prince of Wales Hospital di Sidney, in Australia.

Lo studio CABARET è un trial randomizzato di fase II suddiviso in due parti; la prima parte, presentata al congresso ASCO del 2013, non ha evidenziato alcuna differenza nella sopravvivenza libera da progressione (PFS) e nella sopravvivenza globale (OS) tra la monoterapia con bevacizumab e bevacizumab in combinazione con carboplatino. La seconda parte, presentata al congresso di quest’anno, ha confrontato la continuazione di bevacizumab con la sospensione della terapia dopo la progressione della malattia.

Un totale di 48 pazienti (40%) che avevano partecipato alla prima parte dello studio hanno preso parte anche alla seconda; di questi, 27 (il 56%) nella prima parte erano stati trattati con il solo bevacizumab e 21 (il 44%) con bevacizumab più carboplatino. Nella seconda parte, 23 pazienti (il 48%) sono stati assegnati in modo casuale alla continuazione di bevacizumab e 25 pazienti (il 52%) alla sospensione dell’anticorpo.

La Hovey ha riferito che non sono emerse evidenze di beneficio nel gruppo che ha continuato il trattamento con bevacizumab. La PFS mediana del gruppo che ha proseguito il trattamento con l’anticorpo, infatti, è stata di 1,8 mesi contro 2 mesi nel gruppo che lo ha sospeso (HR 1,08; IC al 95% 0,59-1,96; P = 0,80). Inoltre, solo un paziente nel gruppo del gruppo che ha continuato bevacizumab era ancora libero da progressione a 6 mesi contro nessuno nel gruppo che lo ha interrotto.

Analogamente, l’OS mediana nel gruppo che ha continuato il biologico è stata di 3,4 mesi contro 3 mesi nel gruppo che lo ha sospeso (HR 0,84; IC al 95% 0,47-1,50; P = 0,55).

Dieci dei 23 pazienti (il 43%) che hanno continuato bevacizumab hanno manifestato un evento avverso di grado 3 o superiore contro otto su 24 (il 33%) nel gruppo che lo ha interrotto. Non ci sono stati eventi avversi fatali e la Hovey ha detto che non si sono manifestati eventi avversi inattesi. Nel gruppo che ha continuato bevacizumab si è registrata un’incidenza superiore di eventi avversi totali di qualsiasi grado, l’87% di questi pazienti ha manifestato affaticamento contro il 54% nel gruppo che ha interrotto l’anticorpo e il 30% ha mostrato trombocitopenia di qualunque grado contro l'8%.

Si sono registrati anche diversi eventi avversi legati a bevacizumab, tra cui tre casi (13%) di sanguinamento nel gruppo che ha proseguito il biologico contro uno solo (4%) nel gruppo che lo ha sospeso, nonché singoli casi, nel primo gruppo, di emorragia nel sistema nervoso centrale, trombosi venosa profonda, proteinuria e ascessi; c'è stato un episodio di sanguinamento anche nel gruppo che ha cessato l’anticorpo. Inoltre, rispettivamente il 70% e il 71% dei pazienti ha sviluppato ipertensione di grado 1/2.

Non sono emerse differenze significative per quanto riguarda il dosaggio degli steroidi o gli outcome di qualità della vitam ha riferito l’autrice.

"Questo è il primo studio clinico randomizzato prospettico ad aver affrontato la questione del proseguimento di bevacizumab nel glioblastoma recidivante" ha detto la Hovey. "Continuare la terapia con bevacizumab anche dopo la progressione del glioblastoma ricorrente non ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione", né ha conferito "qualsiasi beneficio clinico apparente", ha aggiunto l’oncologa.

La Hovey ha anche detto che questi risultati devono essere contestualizzati con una varietà di altri dati, ma questo studio suggerisce che non si dovrebbe continuare di routine il trattamento con bevacizumab dopo la progressione della malattia.

Timothy Cloughesy, della University of California di Los Angeles, invitato a discutere lo studio, ha definito i dati convincenti, ma ha anche aggiunto che si sta studiando bevacizumab da 10 anni e non si ha ancora un’idea davvero chiara di dove si stia andando.

E.J. Hovey, et al. Continuing or ceasing bevacizumab at disease progression: Results from the CABARET study, a prospective randomized phase II trial in patients with recurrent glioblastoma. J Clin Oncol 33, 2015 (suppl; abstr 2003).
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