Oncologia ed Ematologia

Glioblastoma, virus oncolitico potenzia la risposta immunitaria contro il tumore

Ti č piaciuto l'articolo? Condividilo:

Audio generato automaticamente da voce virtuale: possibili imperfezioni in pronuncia e intonazione

Un team guidato da ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute e del Mass General Brigham di Boston ha dimostrato che una singola iniezione di un virus oncolitico – un virus geneticamente modificato in modo da infettare e distruggere selettivamente le cellule tumorali – può reclutare le cellule immunitarie per penetrare e persistere in profondità nei tumori cerebrali. La ricerca, pubblicata di recente sulla rivista Cell, fornisce dettagli su come questa terapia sia stata in grado di prolungare la sopravvivenza nei pazienti con glioblastoma, il tumore cerebrale maligno più comune, in un recente studio clinico.

«I pazienti con glioblastoma non hanno beneficiato delle immunoterapie che hanno trasformato la cura dei pazienti con altri tipi di tumori quali il melanoma, perché il glioblastoma è un tumore 'freddo', con scarsa infiltrazione da parte delle cellule immunitarie che combattono il tumore», ha spiegato il co-autore senior dello studio, Kai Wucherpfennig, direttore del Dipartimento di Virologia e Immunologia tumorale presso il Dana-Farber Cancer Institute. «I risultati del nostro studio clinico e del nostro studio meccanicistico dimostrano che ora è possibile portare queste cellule immunitarie critiche nel glioblastoma».

Il virus oncolitico
Il virus oncolitico utilizzato nello studio, denominato rQNestin34.5v.2 e sviluppato da Antonio Chiocca, Direttore Esecutivo del Center for Tumors of the Nervous System presso il Mass General Brigham Cancer Institute, e colleghi, è derivato da un virus herpes simplex geneticamente modificato in modo da poter produrre copie di se stesso solo nelle cellule di glioblastoma e non nelle cellule sane normali.

Il virus si diffonde fino ad arrivare a una cellula di glioblastoma, la uccide e poi produce una copia di se stesso che si diffonde nuovamente a un'altra cellula di glioblastoma. L'infezione delle cellule da parte del virus innesca anche una risposta immunitaria.

Lo studio
Wucherpfennig e i colleghi hanno condotto uno studio di fase 1 (NCT03152318) in aperto, il primo sull’uomo, coinvolgendo 41 pazienti con glioblastoma recidivante che sono stati sottoposti a una singola iniezione intratumorale del virus oncolitico rQNestin34.5v.2.

Oltre a valutare la sopravvivenza, i ricercatori hanno analizzato anche l'entità dell’attivazione immunitaria da parte del virus oncolitico nel microambiente tumorale.

Prolungamento della sopravvivenza con il virus oncolitico
Il trattamento con rQNestin34.5v.2 ha mostrato di prolungare la sopravvivenza rispetto a quella storicamente riportata, soprattutto tra i pazienti con anticorpi virali preesistenti.

Inoltre, si è visto che il trattamento con il virus oncolitico ha indotto un'infiltrazione duratura di cellule T immunitarie nei tumori dei pazienti. Una stretta prossimità delle cellule T citotossiche alle cellule tumorali cerebrali morenti è risultata associata a una maggiore sopravvivenza dei pazienti dopo il trattamento.

Il trattamento si è tradotto anche in un’espansione di cloni di cellule T pre-esistenti. L’espansione di popolazioni di cellule T residenti nel cervello preesistenti, a seguito del trattamento con il virus oncolotico, ha suggerito un’amplificazione dell’immunità antitumorale locale piuttosto che una semplice attivazione de novo e si è tradotta in una sopravvivenza globale superiore.

«Dimostriamo che una maggiore infiltrazione di cellule T che attaccano le cellule tumorali si traduce in un beneficio terapeutico per i pazienti con glioblastoma», ha affermato Chiocca, che è anche coautore senior dello studio. «I nostri risultati potrebbero avere importanti implicazioni per un tumore il cui standard di cura non è cambiato da 20 anni».

Bibliografia
M. Meylan, et al Persistent T cell activation and cytotoxicity against glioblastoma following single oncolytic virus treatment in a clinical trial. Cell. Published online February 11, 2026; doi: doi: 10.1016/j.cell.2025.12.055. leggi

Ti č piaciuto l'articolo? Condividilo:


Altri articoli della sezione Oncologia-Ematologia

Tumore del polmone EGFR mutato, zipalertinib centra in anticipo l'endpoint di fase III

Tumore del polmone EGFR mutato, zipalertinib centra in anticipo l'endpoint di fase III

Tumore della prostata ad alto rischio, apalutamide prima e dopo la chirurgia riduce metastasi e recidive

Tumore della prostata ad alto rischio, apalutamide prima e dopo la chirurgia riduce metastasi e r...

Paolo Corradini  presidente del comitato scientifico di AIL. Franco Locatelli nuovo componente.

Paolo Corradini  presidente del comitato scientifico di AIL. Franco Locatelli nuovo componente.

Cemiplimab nel carcinoma polmonare: il valore del lungo termine nell'era dell'immunochemioterapia

Cemiplimab nel carcinoma polmonare: il valore del lungo termine nell'era dell'immunochemioterapia

Leucemia linfoblastica acuta a cellule B pediatrica ad altissimo rischio, risultati promettenti con inotuzumab ozogamicin alla prima recidiva

Leucemia linfoblastica acuta a cellule B pediatrica ad altissimo rischio, risultati promettenti c...

Osteosarcoma ricaduto/refrattario, il nuovo ADC risvutatug rezetecan centra l'endpoint della sopravvivenza libera da progressione in fase 3

Osteosarcoma ricaduto/refrattario, il nuovo ADC risvutatug rezetecan centra l'endpoint della sopr...