Il vaccino contro il papillomavirus umano (HPV) può offrire una certa protezione anche ad alcune donne già esposte all’HPV. Lo evidenziano i risultati di un’analisi post-hoc dell’HPV Vaccine Trial in Costa Rica, presentati in occasione del recente congresso dell’American Association for Cancer Research, a Philadelphia.

Alla visita di controllo dei 4 anni, l'efficacia contro i ceppi 16 e 18 dell’HPV nella regione cervicale, in quella anale o in quella orale è risultata maggiore, come previsto, tra le donne vaccinate che non erano mai state esposte prima all’HPV (84%), ma si è osservata un’efficacia significativa (pari al 58%) anche nelle tra le donne già entrate in contatto col virus prima di essere vaccinate. Invece, l'efficacia del vaccino è risultata del 25%, non significativa, nelle donne che già avevano un’infezione cervicale attiva al momento della vaccinazione, indice del fatto che il vaccino non è terapeutico, ha detto Daniel C. Beachler, ricercatore presso l’Infections and Immunoepidemiology Branch del National Cancer Institute (NCI).

“Anche se il vaccino anti-HPV non è terapeutico e non può aiutare a eradicare l’infezione già in atto, abbiamo visto che potrebbe aiutare a proteggere alcune donne già esposte in precedenza all’HPV contro successive infezioni in sedi anatomiche non ancora infettate” ha affermato Beachler.

L’autore ha anche sottolineato che i risultati corroborano la validità delle attuali linee guida dei Centers for Disease Control and Prevention, le quali raccomandano la vaccinazione di routine per gli adolescenti di 11-12 anni e la vaccinazione fino ai 26 anni per i soggetti non vaccinati in precedenza. È dimostrato che la vaccinazione contro l'HPV è altamente efficace nella prevenzione delle future infezioni a livello cervicale, anale e orale nei soggetti non infettati dall’HPV, mentre ha un impatto ridotto nelle donne di età compresa tra i 18 e i 25 anni.

Ciò che ancora non si conosce, ha spiegato Beachler, è l’efficacia complessiva del vaccino nelle diverse sedi anatomiche su base individuale e se il vaccino sia in grado di proteggere i siti non infetti contro l'infezione da HPV.

Lo studio HPV Vaccine Trial in Costa Rica, un trial randomizzato di fase III sponsorizzato dal National Cancer Institute, ha coinvolto 7466 donne di età compresa tra i 18 e i 25 anni assegnate alla somministrazione di una delle tre dosi prevista dalla vaccinazione con il vaccino bivalente che protegge contro i ceppi 16 e 18 dell’HPV (Cervarix) o alla vaccinazione anti-epatite A. Ad ogni visita di controllo annuale sono stati prelevati campioni dalla regione cervicale, mentre i campioni dalle regioni anali e orali sono stati raccolti a solo in occasione della visita di controllo dei 4 anni. Nel complesso si sono ottenuti campioni da tutte e tre le sedi anatomiche da 4186 donne, che sono state pertanto incluse nell'analisi.

La non esposizione all’HIV è stata definita come una sieronegatività all’HPV 16/18 e una negatività all’HPV 16/18 DNA in sede cervicale, mentre un’infezione precedente è stata definita come una positività agli anticorpi anti-HPV 16/18 e una negatività all’HPV 16/18 DNA in sede cervicale e un’infezione attiva come una positività all’HPV 16/18 DNA in sede cervicale.

Nell’intero campione di 4186 donne, ha riferito Beachler, l’efficacia complessiva del vaccino in tutte e tre le sedi alla visita di controllo dei 4 anni è risultata del 65%.

Le donne vaccinate contro l’HPV hanno mostrato un minor numero di infezioni concordanti, con un’efficacia del vaccino che ha raggiunto il 91% per la protezione di almeno due o tre siti.

In effetti, solo il 7% delle donne infettate dall’HPV 16/18 nel braccio sottoposto alla vaccinazione aveva lo stesso tipo di HPV in due o più sedi anatomiche contro il 30% delle donne infettate dall’HPV 16/18 nel braccio di controllo (P < 0,01), ancora una volta "rafforzando l’evidenza in base alla quale il vaccino potrebbe fornire una certa protezione contro i siti non infettati nelle donne precedentemente esposte al virus" ha detto il ricercatore.

Beachler ha sottolineato che il campionamento effettuato solo una volta in sede orale e anale, nonché possibili errori di classificazione nei test potrebbero aver influenzato i risultati. Se fossero state disponibili informazioni più complete, ha aggiunto, l'efficacia del vaccino sarebbe stata, probabilmente, più vicina al 100% nel sottogruppo naive all’HPV.

Beachler ha poi segnalato che si sta continuando il follow-up per determinare la durata della protezione, ma c’è una forte evidenza di un effetto protettivo ancora dopo 9 anni, il che suggerisce che non è necessaria una dose di richiamo.

Tuttavia, ha rimarcato l’autore, c’è grande necessità di ulteriori ricerche sull’infezione da HPV al di fuori della cervice uterina. "Sappiamo che solo una certa percentuale - dal 60% al 70% delle persone che vengono infettate - sviluppa in realtà una risposta sierologica. E ancora non sappiamo se un’infezione da HPV orale o anale produca davvero una risposta sierologica. C’è davvero  bisogno di saperne di più sull’infezione da HPV al di fuori della cervice" ha concluso il ricercatore.