IL TUMORE DEL POLMONE DALLA A ALLA Z

Nel 2018 sono attese in Italia oltre 41.500 nuove diagnosi di tumore del polmone, delle quali oltre il 30% inciderą nel sesso femminile. Esse rappresenteranno l'11% di tutte le nuove diagnosi di tumore nella popolazione generale e, pił in particolare, il 14% di queste nei maschi e l'8% nelle femmine. Si calcola che attualmente 1 uomo su 10 e una donna su 34 possa sviluppare un tumore del polmone nel corso della vita.

I numeri del tumore del polmone
Nel 2018 sono attese in Italia oltre 41.500 nuove diagnosi di tumore del polmone, delle quali oltre il 30% inciderà nel sesso femminile. Esse rappresenteranno l’11% di tutte le nuove diagnosi di tumore nella popolazione generale e, più in particolare, il 14% di queste nei maschi e l’8% nelle femmine. Si calcola che attualmente 1 uomo su 10 e una donna su 34 possa sviluppare un tumore del polmone nel corso della vita.

Per quanto riguarda la mortalità, nel 2015 sono state registrate in Italia 33.836 morti per tumore del polmone (ISTAT). Il tumore del polmone rappresenta la prima causa di morte per tumore nei maschi (il 26% del totale delle morti oncologiche) e la terza causa nelle donne, dopo mammella e colon-retto (11% del totale delle morti oncologiche). Tra gli uomini, il tumore del polmone è al primo posto tra le cause di morte oncologica in tutte le fasce di età, essendo responsabile del 15% dei decessi per tumore tra i giovani (0-49 anni), del 29% tra gli adulti (50-69 anni) e del 25% tra gli ultrasettantenni. Nelle donne, è la seconda causa di morte per neoplasia nelle fasce di età 0-49 e 50-69 anni (rispettivamente il 9% e il 15%) e la terza causa nelle ultrasettantenni (10%).

Fattori di rischio
Il tumore del polmone è la forma di cancro in cui il fumo di sigaretta rappresenta il più importante fattore di rischio. La probabilità di sviluppare la malattia è più alta di 14 volte nei tabagisti rispetto ai non fumatori. Aumenta fino a 20 volte in chi consuma oltre 20 sigarette al giorno.

In Italia i prodotti a base di tabacco sono responsabili di oltre 9 decessi su 10 per cancro al polmone. Il fumo passivo è associato ad un aumento del rischio di sviluppare questa neoplasia di circa il 30%.

Gli altri fattori di rischio sono: inquinamento atmosferico (nel 2013 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro - IARC - ha classificato l’inquinamento atmosferico e le polveri sottili fra i carcinogeni umani di tipo 1), esposizione all’amianto in fibre (causa soprattutto il mesotelioma, ma accresce anche il pericolo di insorgenza del carcinoma polmonare), esposizioni ad alcune sostanze chimiche e minerali (tra cui radon, asbesto, cromo, cadmio e arsenico), età (passando dalla fascia d’età di 35 a quella di 75 anni, l’incidenza cresce di 20 volte per le donne e di 100 per gli uomini) e la predisposizione personale.

Il ruolo della predisposizione genetica è stato al centro di molti studi negli ultimi anni. In ogni caso rimane preponderante il ruolo del fumo di sigaretta.

Smettere di fumare è di primaria importanza nella prevenzione, in quanto l’85% dei casi di carcinoma polmonare è causato proprio dalle sigarette. La diagnosi precoce (prevenzione secondaria) è auspicabile, specialmente se associata alla prevenzione primaria (disassuefazione dal fumo), per ridurre la mortalità.

Il tumore del polmone si distingue in due grandi gruppi:

1. Il carcinoma non a piccole cellule è la forma più comune, si estende e si diffonde più lentamente. I tipi più frequenti sono:

• Carcinoma a cellule squamose: è il tipo più diffuso negli uomini, originato dalle cellule che rivestono le vie respiratorie
• Adenocarcinoma: si sviluppa dalle cellule che secernono il muco
• Carcinoma a cellule grandi: il nome deriva dalle grandi cellule tondeggianti che si evidenziano quando si esamina un campione di biopsia al microscopio.

2. Il carcinoma a cellule piccole o “o microcitoma o “a chicco d’avena”, così definito dalla caratteristica forma delle cellule. La forma a piccole cellule è nettamente più aggressiva della forma non a piccole cellule.

Un altro tipo meno frequente di tumore al torace è il mesotelioma, che ha origine dalla pleura, il foglietto di rivestimento dei polmoni.

Il tumore polmonare si suddivide in quattro stadi. Per ognuno è previsto un trattamento specifico:

• Gli stadi I e II sono potenzialmente candidabili all’intervento chirurgico radicale. Talvolta è necessario anche eseguire una chemioterapia prima dell’intervento (chemioterapia neoadiuvante) per ridurre le dimensioni del tumore, o dopo l’intervento per ridurre le possibilità di recidiva.
• I tumori in stadio III non vengono, di solito, operati e il trattamento di scelta è rappresentato dalla combinazione radio-chemioterapica.
• Nei carcinomi polmonari non a piccole cellule in stadio IV l’approccio terapeutico prevede diversi schemi di chemioterapia o farmaci a bersaglio molecolare.
• Per tutti gli altri tipi di tumore è fondamentale un’adeguata terapia di supporto, che migliora i sintomi e l’efficacia dei trattamenti.

La diagnosi
A causa della presenza di sintomi non specifici, la diagnosi delle neoplasie polmonari è spesso tardiva. Ad esempio la tosse, la raucedine o la mancanza di fiato sono sintomi comuni nel fumatore e, proprio per questo, vengono spesso trascurati.

Quando una persona presenta segni e/o sintomi che facciano sospettare la presenza di un tumore del polmone (tosse secca o con catarro, piccole perdite di sangue con i colpi di tosse, difficoltà respiratorie, dolore al torace, perdita di peso non giustificata da dieta o stress), è fondamentale fare riferimento al medico di base o a uno specialista.
- La radiografia del torace rappresenta di solito il primo esame effettuato, che però non consente di giungere ad una diagnosi di natura e non è comunque un’indagine precisa.
- Sicuramente più accurata è la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) che permette di localizzare la malattia, i suoi rapporti con altri organi, oltre che di definire lo stadio del tumore quando venga estesa oltre che al torace, anche al cranio e all’addome.
- La PET (Positron Emission Tomography) può essere utile in alcuni casi, dopo l’esecuzione della TAC o come esame di controllo nel tempo e consente, tra l’altro, anche di valutare l’apparato scheletrico e il suo eventuale coinvolgimento nella malattia.

Fare diagnosi significa identificare la presenza delle cellule maligne e questo obiettivo può essere raggiunto con esami più o meno invasivi, che verranno valutati dal medico di riferimento sulla base delle caratteristiche del paziente e della malattia. La diagnosi può essere raggiunta attraverso l’esame dell’escreato, l’esame fibrobroncoscopico, l’esame del liquido pleurico (qualora presente), la biopsia polmonare TAC o Eco-guidata oppure (qualora questi primi accertamenti non consentano di conseguire la diagnosi) la mediastinoscopia o toracoscopia esplorativa.