Immunoterapia iniettabile T-VEC promettente per i tumori epatici

L'immunoterapia talimogene laherparevec (T-VEC), una versione geneticamente modificata del virus dell'herpes (HSV-1), già approvata per il trattamento del melanoma sia negli Stati Uniti sia in Europa, è ora al vaglio dei ricercatori anche per valutarne le potenzialità nell'eradicazione di tumori avanzati in pazienti con carcinoma epatico primario e metastatico.

L’immunoterapia talimogene laherparevec (T-VEC), una versione geneticamente modificata del virus dell'herpes (HSV-1), già approvata per il trattamento del melanoma sia negli Stati Uniti sia in Europa, è ora al vaglio dei ricercatori anche per valutarne le potenzialità nell’eradicazione di tumori avanzati in pazienti con carcinoma epatico primario e metastatico.

L’iniezione del farmaco direttamente nelle lesioni epatiche è risultata ben tollerata e ha stimolato il sistema immunitario del paziente a distruggere le cellule tumorali in tutto il corpo in uno studio presentato al congresso annuale della Society of Interventional Radiology (SIR), a Los Angeles.

"Per i tumori al fegato in stadio avanzato, compresi quelli che si sono diffusi da altre sedi, ci sono poche opzioni di trattamento disponibili, perché i pazienti possono essere in cattive condizioni di salute; inoltre, la struttura complessa dell'organo può rendere difficile colpirlo con approcci standard " spiega l’autore principale dello studio, Steven S. Raman, della University of California Los Angeles in un comunicato stampa.

"Questo trattamento minimamente invasivo offre ai pazienti un nuovo modo per attaccare direttamente e indirettamente le cellule tumorali" ha detto Raman nella conferenza stampa di apertura del congresso.

T-VEC è un'immunoterapia oncolitica basata su un HSV-1 geneticamente modificato e progettata in modo da replicarsi preferenzialmente nei tumori e produrre il fattore stimolante le colonie di granulociti-macrofagi (GM-CSF), al fine di stimolare le risposte immunitarie antitumorali.

In particolare, il prodotto viene iniettato direttamente nel tumore, dove il GM-CSF stimola la produzione di linfociti T, in modo che riescano a riconoscere meglio le proteine rilasciate dai tumori, attaccandoli efficacemente ed eradicandoli.

Per il trattamento del melanoma, T-VEC viene iniettato direttamente nella lesione cutanea. In questo nuovo studio, il prodotto è stato somministrato tramite un'iniezione intraepatica direttamente nel tumore epatico sotto guida ecografica o attraverso tomografia computerizzata.

In totale, 14 pazienti con carcinoma epatocellulare o metastasi epatiche di un tumore extraepatico sono stati trattati con dosi crescenti di T-VEC ogni 21 giorni, partendo con un dosaggio iniziale di106 unità formanti placca (PFU)/ml fino alla concentrazione massima tollerata di 108 (PFU)/ml. Gli autori hanno effettuato una serie di iniezioni con biopsia ogni 3 settimane, utilizzando dosi crescenti di T-VEC fino ad arrivare alla dose massima tollerata approvata, per valutare quale dose fosse la più efficace con il minor numero di effetti collaterali.

"L'obiettivo principale dello studio era determinare la dose massima tollerata in questo setting perché questo trattamento non era mai stato eseguito prima in questo contesto" ha osservato Raman.

Il numero mediano di iniezioni ricevute dai pazienti è risultato pari a tre e un paziente le ha fatte tutte e 12.
La tossicità dose-limitante si è potuta valutare in 12 dei 14 pazienti sottoposti al trattamento.

I ricercatori hanno osservato solo una tossicità dose-limitante: un aumento dell’aspartato aminotransferasi di grado 3 accompagnato da un aumento della bilirubina di grado 2 dopo una singola somministrazione.

Inoltre, si sono osservati eventi avversi correlati al trattamento di grado da 3/4, tra cui anemia e aumento degli enzimi epatici, in circa il 27% dei pazienti, mentre non si sono registrati eventi avversi gravi.

Ci sono stati invece due decessi, entrambi causati dalla malattia.
Ramen ha sottolineato che lo studio è in corso e il prossimo passo sarà effettuare uno studio di fase II per valutare l'efficacia del trattamento. È in programma anche un'ulteriore trial in cui T-VEC sarà combinato con un altro tipo di immunoterapia, un inibitore del chekpoint immunitario PD-L1.

Sulla base dei loro risultati, Raman e i colleghi concludono che l'iniezione intralesionale di T-VEC è tollerabile e fattibile nei pazienti con carcinoma epatico e metastasi.
"I trattamenti guidati dall’imaging hanno ampliato le opzioni disponibili per i pazienti con un carcinoma epatico, dagli approcci innovativi alle biopsie, alle resezioni, alla chemioterapia" sottolinea l’autore nel comunicato, specificando, tuttavia, che i pazienti dovrebbero sapere che questo trattamento non sarà disponibile per diversi anni, se non nell’ambito di un trial clinico.

Alessandra Terzaghi

S.S. Raman. SIR 2018; abstract 375.