Immunoterapia, nuove informazioni sulla sicurezza di nivolumab nel melanoma

Oncologia-Ematologia

Nei pazienti che assumono l'anticorpo monoclonale nivolumab per il trattamento di un melanoma avanzato, la maggior parte degli effetti negativi immunologici sono di intensitą lieve o moderata e si risolvono quando si seguono le linee guida sulla gestione degli eventi avversi. Questa la conclusione di un'analisi appena pubblicata sul Journal of Clinical Oncology.

Nei pazienti che assumono l’anticorpo monoclonale nivolumab per il trattamento di un melanoma avanzato, la maggior parte degli effetti negativi immunologici sono di intensità lieve o moderata e si risolvono quando si seguono le linee guida sulla gestione degli eventi avversi. Questa la conclusione di un’analisi appena pubblicata sul Journal of Clinical Oncology.

Nivolumab è un inibitore del chekpoint immunitario PD-1 ed è efficace in diversi tipi di tumore, tra cui il melanoma, ma il suo profilo di sicurezza finora non era ben caratterizzato. Per colmare questa lacuna, Jeffrey S. Weber, del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, e altri ricercatori hanno effettuato un’analisi retrospettiva allo scopo di valutare il profilo di sicurezza del farmaco nei pazienti con melanoma e descrivere la gestione degli eventi avversi utilizzando le linee guida.

A tale scopo, gli autori hanno combinato i dati di quattro studi, due esplorativi di fase I e due di confronto di fase III (gli studi CheckMate 037 e 066), su pazienti con melanoma avanzato, realizzando quella che hanno descritto come "l’analisi più ampia e più completa fino ad oggi sul profilo di sicurezza di una monoterapia anti-PD-1".

L’analisi ha riguardato 576 pazienti (età media, 61 anni) trattati con nivolumab. Poco più della metà del campione era stato trattato in precedenza con ipilimumab, un inibitore di un altro checkpoint immunitario, e il 12% aveva metastasi cerebrali. La durata mediana della terapia con nivolumab è risultata pari a 3,7 mesi, riflettendo una mediana di 9 somministrazioni per paziente, e il follow-up è stato di 7,2 mesi.

La percentuale complessiva degli eventi avversi con una probabile eziologia immunologica è risultata del 49% e la maggior parte di questi è stata lieve o moderata; effetti avversi immunologici gravi si sono verificati in meno del 4% dei pazienti.

L’aver fatto in precedenza una terapia con ipilimumab non ha mostrato di influire sul numero o la gravità delle reazioni avverse a nivolumab. La maggior parte degli effetti collaterali immunologici hanno riguardato la pelle e il tratto gastrointestinale e la maggior parte, compresi i pochi effetti gravi, si sono risolti quando sono stati trattati secondo le linee guida sulla gestione della sicurezza.

I tipi di eventi avversi immunologici sono risultati simili a quelli riportati in precedenza per ipilimumab, ma la loro prevalenza è risultata diversa e gli effetti gastrointestinali sono risultati meno comuni con nivlumab rispetto a ipilimumab. Inoltre, la polmonite ha mostrato un’incidenza inferiore (meno del 2% dei pazienti) rispetto a quanto riportato in altri studi ed è risultata anche meno grave. 

Eventi avversi immunologici rari e insoliti rimangono comunque una possibilità quando si utilizza un inibitore del checkpoint PD-1, avvertono gli autori. Per esempio, cinque dei pazienti studiati hanno sviluppato tossicità neurologiche di grado 3 e sono necessarie ulteriori informazioni su tali effetti e su come gestirli in modo ottimale, aggiungono Weber e i colleghi.

Per trattare gli effetti collaterali immunologici sono stati utilizzati farmaci immunomodulatori, principalmente corticosteroidi sistemici, topici o per via inalatoria. "Anche se c’è la preoccupazione teorica che questi farmaci possano interferire con una risposta immunitaria antitumorale, i risultati della nostra analisi suggeriscono che gli immunomodulatori non hanno influenzato negativamente la percentuale o la qualità delle risposte antitumorali alla terapia con nivolumab" scrivono i ricercatori.

Inoltre, riferiscono Weber e i colleghi, alcuni eventi avversi correlati al trattamento di qualsiasi grado sono risultati associati a una percentuale di risposta più alta, ma non a un beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione.

S.J. Weber, et al. Safety Profile of Nivolumab Monotherapy: A Pooled Analysis of Patients With Advanced Melanoma. J Clin Oncol. 2016; doi:10.1200/JCO.66.1389
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