Immunoterapia promettente per il sarcoma di Kaposi sieropositivo

Gli inibitori del checkpoint immunitario PD-1 hanno dimostrato un'elevata efficacia associata a una bassa tossicità in una piccola coorte di pazienti con sarcoma di Kaposi HIV-positivo in uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Immunology Research. Infatti, più del 65% trattati con gli anti-PD-1 ha ottenuto una remissione parziale o completa.

Gli inibitori del checkpoint immunitario PD-1 hanno dimostrato un'elevata efficacia associata a una bassa tossicità in una piccola coorte di pazienti con sarcoma di Kaposi HIV-positivo in uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Immunology Research. Infatti, più del 65% trattati con gli anti-PD-1 ha ottenuto una remissione parziale o completa.

"Nonostante i farmaci antiretrovirali siano ampiamente utilizzati con per il trattamento dei pazienti sieropositivi, circa il 15% di essi sviluppa ancora il sarcoma di Kaposi, che è una neoplasia incurabile caratterizzata da una morbilità significativa" ha affermato Natalie Galanina, dello UC San Diego Health, in un comunicato stampa. "Data la scarsità di nuove opzioni terapeutiche per questa malattia sviluppate negli ultimi decenni, abbiamo voluto indagare se l'inibizione del checkpoint immunitario fosse efficace nel trattamento di questo tumore mediato da virus" ha aggiunto.

L’autrice e i colleghi hanno raggruppato i dati di 9 uomini (età mediana: 44 anni, range 33-63) con sarcoma di Kaposi HIV-positivo trattati con inibitori del checkpoint immunitario PD-1 presso il Moores Cancer Center di San Diego tra l’agosto 2013 e il dicembre 2017. Tutti i pazienti avevano fatto una terapia antiretrovirale e una mediana di una linea di trattamento precedente per il sarcoma di Kaposi.
Otto pazienti sono stati trattati con nivolumab e uno con pembrolizumab.

Oltre a monitorare i pazienti per valutare sicurezza ed efficacia degli anti PD-1, i ricercatori hanno utilizzato i dati del sequenziamento di ultima generazione eseguito sul tessuto e sul DNA tumorale circolante per analizzare il carico mutazionale del tumore e i livelli di espressione del ligando di PD-1, PD-L1.
L'inibizione di PD-1 ha indotto una risposta parziale in cinque pazienti, una stabilizzazione della malattia in tre e una remissione completa in uno di essi, con un tasso di risposta del 66,6%. Dopo 6,5 mesi di follow-up, nessun paziente mostrava segni di progressione della malattia e tutti erano ancora in trattamento.

Le analisi biologiche e molecolari hanno mostrato che quattro pazienti valutabili erano PD-L1-negativi e tre pazienti valutabili avevano un carico mutazionale del tumore basso.
"Tipicamente, l'immunoterapia con il blocco dei checkpoint immunitari è più efficace nei pazienti che hanno un carico mutazionale del tumorale elevato e/o un alta espressione di PD-L1, tuttavia abbiamo visto molti pazienti che hanno risposto al trattamento senza queste caratteristiche" ha riferito l’autrice., spiegando che “è possibile che il mutanoma immunogenomico virale sia sufficiente per indurre cambiamenti nel sistema immunitario, consentendo una risposta al trattamento con gli inibitori dei checkpoint".

Inoltre, ha osservato la ricercatrice, il trattamento con gli inibitori di PD-1 non ha causato mielosoppressione. Sette pazienti hanno mostrato un aumento dei livelli di linfociti T CD4+ e CD8+, non statisticamente significativo.
Tuttavia, lo studio potrebbe essere limitato dalla dimensione ridotta del campione e dalla mancanza di materiale d’archivio disponibile per convalidare i risultati dell'espressione di PD-L1.

N. Galanina, et al. Successful Treatment of HIV-Associated Kaposi Sarcoma with Immune Checkpoint Blockade. Cancer Immunol Res. 2018; doi:10.1158/2326-6066.CIR-18-0121.
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