Inibitori dei checkpoint immunitari sicuri ed efficaci anche nell'anziano

Gli inibitori del checkpoint immunitari rappresentano un'opzione terapeutica accettabile per i pazienti oncologici più anziani. Ad arrivare a questa conclusione sono gli autori di uno studio retrospettivo monocentrico pubblicato da poco sullo European Journal of Cancer.

Gli inibitori del checkpoint immunitari rappresentano un'opzione terapeutica accettabile per i pazienti oncologici più anziani. Ad arrivare a questa conclusione sono gli autori di uno studio retrospettivo monocentrico pubblicato da poco sullo European Journal of Cancer.

L’analisi ha mostrato che i tassi di tossicità di grado 3 e 4 e i profili di efficacia negli adulti di età superiore ai 70 anni sono simili a quelli delle loro controparti più giovani.

Nell’introduzione, gli autori, coordinati da Capucine Baldini, dell’Insitut Gustave Roussy dell'Università Paris-Saclay di Villejuif, spiegano che l'invecchiamento è associato a un aumento del rischio di cancro. Tuttavia, i pazienti anziani sono sottorappresentati negli studi clinici, per via di criteri di inclusione spesso restrittivi che portano a escludere questi soggetti a causa di comorbilità e politerapie.

Le indicazioni cliniche degli inibitori del checkpoint immunitari stanno aumentando rapidamente, ma per le ragioni sopra esposte ci sono ancora ben pochi dati su efficacia e sicurezza di questi farmaci nella popolazione geriatrica, nella quale la presenza di comorbidità, la ridotta riserva funzionale e l’immunosenescenza (un declino sia dell’immunità innata sia di quella adattativa legato all’età) possono influire sull’efficacia e sulla tollerabilità del trattamento.
Per saperne di più, i ricercatori hanno effettuato uno studio retrospettivo su 220 pazienti, il 20% dei quali (46) aveva più di 70 anni. Analizzando i dati, hanno visto che l'efficacia era comparabile nel gruppo di pazienti di età superiore ai 70 anni e in quelli di età inferiore ai 70 anni.

La tossicità dell'immunoterapia nei pazienti più anziani è risultata gestibile. In questa popolazione, la Baldini e i colleghi hanno trovato una frequenza maggiore di eventi avversi di grado 1 e 2 e gli eventi avversi si sono manifestati prima nei pazienti più anziani che nei più giovani (16 giorni contro 36 giorni). Tuttavia, sostengono i ricercatori, i dati suggeriscono che l'età non dovrebbe essere un fattore decisivo quando si prende in considerazione un trattamento con inibitori dei checkpoint immunitari.

Per arrivare a queste conclusioni, gli autori francesi hanno analizzato in modo retrospettivo tutti i casi di pazienti arruolati in 14 studi di fase I/II sull’immunoterapia tra gennaio 2012 e dicembre 2016 presso il Gustave Roussy. In particolare, hanno eseguito un'analisi caso-controllo su pazienti anziani (di età ≥ 70 anni) abbinati a pazienti più giovani (di età < 70 anni) in funzione dello studio e della dose ricevuta, confrontando l'incidenza cumulativa, il grado e il tipo di eventi avversi correlati al sistema immunitario, nonché gli outcome di sopravvivenza.

I tipi di tumore più comuni nel gruppo di studio erano il carcinoma della vescica (22%), il carcinoma polmonare non a piccole cellule (19%), il carcinoma gastrointestinale (14%), il carcinoma ginecologico (12%), il carcinoma della testa e del collo (10%), il carcinoma della mammella (7%) e il carcinoma a cellule renali (6%).

L’utilizzo di più farmaci (oltre 5) è risultato molto più comune nei pazienti più anziani (57%) rispetto ai pazienti più giovani (38%).
L'incidenza cumulativa degli eventi avversi correlati al sistema immunitario di grado 1 e 2 è risultata significativamente più alta nei pazienti più anziani rispetto ai pazienti più giovani (P > 0,05), mentre quella degli eventi di questo tipo di grado 3 e 4 non ha mostrato differenze significative tra i due gruppi.

L’analisi ha, inoltre, evidenziato che l'età non contava ai fini dell’intensità della dose (P = 0.14).
È anche importante sottolineare, scrivono la Baldini e i colleghi, che non sono state riscontrate differenze significative nella sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana (HR 1,41; IC al 95% 0,94-2,11; P = 0,09) o nella sopravvivenza globale (OS) mediana (HR 0,92; IC al 95% 0,61-1,39; P = 0,77) fra i due gruppi e la percentuale di risposta complessiva è risultata del 14% fra i pazienti più anziani e 18,5% fra quelli più giovani.
I ricercatori transalpini concludono che il blocco dei checkpoint immunitari sembra essere un'opzione di trattamento accettabile per i pazienti più anziani nel setting degli studi di fase I. Tuttavia, aggiungono anche si dovrebbero redigere linee guida specifiche e si dovrebbero fare studi dedicati sui pazienti oncologici anziani.

Alessandra Terzaghi
H. Herin, et al. Immunotherapy phase I trials in patients Older than 70 years with advanced solid tumours. Eur J Cancer 2018; doi: https://doi.org/10.1016/j.ejca.2018.03.002.
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