Uno studio appena presentato al congresso annuale dell’American Society for Clinical Pharmacology and Therapeutics (ASCPT) rivela che una percentuale piuttosto elevata di pazienti trattati con inibitori orali delle chinasi – dal 23 al 57% cento – ha assunto altri farmaci in grado limitare l'efficacia degli antitumorali. Ma non solo. L'analisi, condotta dalla società americana Medco Health Solutions, mostra anche che dal 24 al 74% di questi pazienti era in terapia, oltre che con gli inibitori delle chinasi, anche con altri medicinali che potrebbero aver aumentato gli effetti collaterali del trattamento anti-cancro.

I risultati indicano anche che la maggior parte degli inibitori sono stati prescritti da un oncologo, mentre gli altri farmaci, in genere, da un medico di medicina generale. "Gli oncologi non sono sempre a conoscenza dei farmaci prescritti da altri medici e viceversa, e ciò può rappresentare un reale pericolo per i loro pazienti in trattamento con antitumorali orali", ha sottolineato uno degli autori dello studio Steven Bowlin, capo della ricerca di Medco, aggiungendo che è necessaria una maggiore comunicazione tra i vari medici che seguono il paziente e gli prescrivono le terapie farmacologiche.

Gli antitumorali presi in esame nello studio erano diversi inibitori orali delle chinasi, tra cui imatinib, nilotinib, sunitinib, sorafenib, erlotinib, dasatinib e lapatinib, mentre tra i farmaci presi in concomitanza e responsabili delle interazioni farmacologiche dannose rientravano inibitori della pompa protonica (PPI), calcioantagonisti, steroidi e certi antibiotici e antifungini.

Nel lavoro presentato al congresso ASCPT sono state passate in rassegna le ricette mediche di circa 11.600 pazienti ai quali era stato prescritto un inibitore della chinasi nell’arco di un periodo di 29 mesi fino alla metà del 2010. È stata considerata un’ampia gamma di possibili interazioni, ma lo studio non ha dimostrato che i pazienti vengono danneggiati dall’assunzione in contemporanea di altri farmaci diversi da PPI, antibiotici, calcioantagonisti e steroidi.

La ricerca dimostra, per esempio, che il 74% dei pazienti in trattamento con pazopanib stava prendendo in contemporanea anche un altro farmaco in grado di aumentarne la tossicità, mentre il 57% di quelli trattati con erlotinib assumeva nello stesso tempo un farmaco che poteva ridurne l'efficacia.

Il 43% dei pazienti trattati con imatinib erano in terapia con un altro medicinale che avrebbe potuto ridurne l’efficacia, mentre il 68% con un agente che avrebbe potuto potenzialmente aumentarne la tossicità.

L’antitumorale con la minore incidenza di interazioni farmacologiche potenzialmente preoccupanti è risultato sunitinib, assunto in concomitanza con un altro farmaco in grado di ridurne l'efficacia nel 23% dei casi e con uno in grado di aumentarne la tossicità nel 24% dei casi.

Tra i farmaci responsabili delle interazioni dannose con gli inibitori delle chinasi, quelli maggiormente in grado di influire sull’efficacia e la tossicità di imatinib sono risultati i PPI, mentre per quanto riguarda erlotinib i farmaci maggiormente in grado di ridurre l'efficacia si sono dimostrati gli steroidi e i PPI e quelli con maggiori probabilità di aumentare la tossicità gli antibiotici.

L'analisi ha anche rivelato che, sebbene nel foglietto illustrativo di erlotinib sia contenuta un’avvertenza che mette in guardia contro l'assunzione in contemporanea dell’antibiotico ciprofloxacina, i due farmaci sono stati prescritti in concomitanza in un numero significativo di pazienti, nonostante vi siano alternative terapeutiche prescrivibili che non hanno lo stesso potenziale di interazione. Un altro degli autori, Eric Stanek, ha dunque invocato una maggiore sorveglianza delle prescrizioni fatte al paziente.

Inoltre, soltanto in rari casi la sovrapposizione temporale tra l’assunzione dell’antitumorale e quella dell’altro farmaco è risultata breve, solo di un giorno o due. Nella maggior parte dei casi, invece, i pazienti sono risultati assumere un PPI per un periodo pari al 30-40% della durata della terapia con l’inibitore delle chinasi.

Bowlin ha detto, infine, che il passo successivo della ricerca sarà ora valutare se i pazienti trattati con imatinib sono stati danneggiati dall’assunzione in contemporanea di altri farmaci, e i risultati dello studio dovrebbero essere disponibili tra circa un anno.