Ipilimumab, un nuovo anticorpo monoclonale sviluppato da Bristol-Myers Squibb, ha dato risultati promettenti in uno studio di fase II nel melanoma avanzato con metastasi cerebrali, particolarmente difficili da trattare. I risultati del trial saranno presentati a Chicago, ai primi di giugno, in occasione del congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Ipilimumab è un anticorpo monoclonale pienamente umanizzato diretto contro l'antigene 4 associato ai linfociti T citotossici (CTLA-4), una molecola che si pensa abbia un ruolo chiave nella regolazione della risposta immunitaria. La presenza o l'assenza dell'antigene può aumentare o sopprimere la risposta del sistema immunitario alla malattia. Il blocco dell'antigene da parte di ipilimumab può dunque stimolare il sistema ad attaccare le cellule tumorali.
L'anticorpo ha già dimostrato la sua attività antitumorale contro il melanoma in vari studi ed è già in fase III, ma questo è il primo trial ad averlo testato in pazienti con malattia in fase avanzata che presentano metastasi cerebrali.

Lo studio si è articolato in due bracci sequenziali, Il primo ha coinvolto 51 pazienti, il secondo 21. I partecipanti hanno ricevuto quattro somministrazioni di farmaco endovena alla dose di 10 mg/kg, a distanza di tre settimane l'una dall'altra.
Dei 51 pazienti del primo braccio, quattro hanno ottenuto una risposta parziale al farmaco e cinque hanno mostrato una stabilizzazione delle lesioni cerebrali e non. La durata della riposta è stata compresa tra 3 e 12 mesi e la sopravvivenza libera da progressione mediana è stata di 1,9 mesi. Durante lo studio, inoltre, non si sono manifestate tossicità gravi. I dati del secondo braccio sono ancora in fase di valutazione.

Un altro studio di fase III su ipilimumab che ha confrontato sicurezza ed efficacia dell'anticorpo, di un vaccino chiamato gp100 e della combinazione dei due, ha fornito evidenze che nei pazienti non responder al farmaco in prima battuta un ritrattamento potrebbe essere efficace. L'abstract relativo alla seconda fase dello studio sarà presentato anch'esso prossimamente all'ASCO.
In questo caso, i ricercatori hanno trattato nuovamente 32 dei 634 pazienti già trattati una prima volta: otto con ipilimumab, uno con il vaccino e 23 con la combinazione.

I ricercatori hanno osservato che dei pazienti andati in progressione dopo la prima terapia di induzione, in quelli ritrattati con il biologico si sono avute percentuali di controllo della malattia tra il 65 e il 75%, mentre il ritrattamento non ha avuto alcun effetto nei pazienti esposti al vaccino.
Il profilo di sicurezza è apparso accettabile, simile nei tre gruppi di trattamento e stanzialmente invariato rispetto al primo ciclo di induzione.

Secondo gli autori, questi risultati potrebbero avere implicazioni sull'uso di ipilimumab per la gestione a lungo termine del melanoma avanzato.

D. P. Lawrence, et al. Phase II trial of ipilimumab monotherapy in melanoma patients with brain metastases. J Clin Oncol 28:7s, 2010 (suppl; abstr 8523)
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F. S. Hodi, et al. Re-induction with ipilimumab, gp100 peptide vaccine, or a combination of both from a phase III, randomized, double-blind, multicenter study of previously treated patients with unresectable stage III or IV melanoma. J Clin Oncol 28:7s, 2010 (suppl; abstr 8509)
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