A Milano, i ricercatori dell’Istituto Clinico Humanitas, coordinati da Paola Allavena, e dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri guidati da Maurizio D’Incalci, in collaborazione con Paolo Casali, dell'Istituto Nazionale dei Tumori e da Andrea Anichini, e Silvana Pilotti dell’Università degli Studi di Milano, hanno scoperto un nuovo meccanismo d’azione di un farmaco anti-tumorale di origine marina, la trabectedina, che si basa sulla capacità di colpire il microambiente tumorale.

Come spiegato dagli esperti, alcune cellule dell’immunità, in particolare i macrofagi presenti in grande quantità nei tumori, non solo non svolgono il proprio ruolo di difesa, ma al contrario aiutano lo sviluppo e la diffusione del cancro. Da queste idea è nata un’attenzione crescente al microambiente infiammatorio che circonda la cellula tumorale, nel quale e grazie al quale essa prolifera e dissemina metastasi a distanza. Ciò ha aperto la strada a strategie alternative di lotta al cancro, mirate a colpire non solo il tumore ma anche il microambiente.

Fermare o rieducare i macrofagi che aiutano lo sviluppo e la diffusione del cancro è una delle sfide per la ricerca traslazionale, che mira al trasferimento alla clinica di una scoperta di laboratorio, fatta in Italia.

In questo contesto si colloca questo lavoro, che esce su una rivista oncologica molto prestigiosa, Cancer Cell, e che costituisce un’evidenza solida che eliminare questi macrofagi può essere di aiuto nella lotta contro dei tumori: sarcoma e carcinoma dell’ovaio.

La trabectedina uccide un sottogruppo di cellule immunitarie (macrofagi) che popolano il tessuto tumorale e sono noti come macrofagi associati al tumore (TAM). Queste cellule del sistema immunitario, invece di difendere l'organismo, come dovrebbero fare, vengono “corrotte” dal tumore e aiutano le cellule cancerose in diversi modi, ad esempio producendo fattori di crescita che stimolano la proliferazione tumorale e lo sviluppo di nuovi vasi, o la disseminazione del tumore. Oggi è noto che la presenza di TAM nel microambiente tumorale è significativamente associata a resistenza alla chemioterapia e alla progressione di malattia.

Lo studio pubblicato su Cancer Cell dimostra che trabectedina è in grado di uccidere i macrofagi tumorali e i suoi precursori (monociti). In pazienti con sarcomi, trabectedina riduce il numero di TAM e inibisce la loro attività pro-tumorale. I nuovi risultati dimostrano che trabectedina agisce con due effetti anti-tumorali: colpisce sia le cellule tumorali che i TAM pro-tumorali. Questi risultati svelano una nuova modalità di azione di un farmaco anti-cancro clinicamente utile e già disponibile, ed aprono prospettive per l’utilizzo di questa caratteristica in nuovi contesti terapeutici.

Questo studio rappresenta due fattori molto importanti: costituisce una prova di principio, dimostra che eliminare i “poliziotti corrotti” (macrofagi) è alla base dell’azione di un farmaco approvato per uso clinico contro il cancro e incoraggia a usare il farmaco in modo diverso, ci auguriamo che possa aiutare a personalizzare le cure.

“Questo importante traguardo scientifico - ha commentato Maria Ines Colnaghi, direttore scientifico di AIRC - è un esempio molto significativo di come, anche nella ricerca, l’unione faccia la forza. Grazie al nostro sostegno, i ricercatori di quattro centri di eccellenza milanesi hanno potuto lavorare insieme, con successo, allo stesso studio, sfruttando al meglio le loro peculiari competenze”.

Paola Allavena et al., Role of Macrophage Targeting in the Antitumor Activity of Trabectedin, Cancer Cell 23(2) pp. 249 - 262
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