Delusione in casa Takeda per il fallimento dello studio MONET-A, un  trial di fase III che ha valutato l’anti VEGF sperimentale motesanib in pazienti asiatici con tumore del polmone a cellule squamose non a piccole cellule in stadio IV. Il trial non ha raggiunto l’end point costituito dalla valutazione della progression-free survival (PFS) verso placebo.

Se il tumore è in stadio IV, la malattia si è diffusa al di fuori del torace, coinvolgendo altri organi (fegato o altro polmone o cervello o surreni o ossa); non può essere guarita, ma può essere tenuta sotto controllo, attenuandone i sintomi e garantendo una buona qualità di vita.

Lo studio ha randomizzato 401 pazienti a ricevere motesanib o placebo in combinazione con paclitaxel e carboplatino. Il trial fu iniziato quando si vide una apprezzabile risposta clinica in un sub set di pazienti asiatici trattai con il farmaco arruolati in uno studio precedente, il trial MONET-1.

Anche se nello studio di fase III MONET-1, questo agente non si era dimostrato in grado di migliorare la sopravvivenza globale rispetto al placebo in pazienti con carcinoma del polmone non a piccole cellule (Nsclc) non squamoso, in fase avanzata. I dati incoraggianti visti nela popolazione asiatica avevano spinto Takeda a studiare  ulteriormente il farmaco, ma come si è visto con esito non positivo.
Motesanib è un inibitore dell’angiogenesi che ha come bersaglio i recettori 1, 2 e 3 del fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGFR 1-3) e possiede inoltre un’attività antitumorale diretta, agendo come antagonista dei recettori di altri fattori di crescita, quello derivato dalle piastrine (PDGFR) e quello delle cellule staminali (c-kit).
Nel 2012, Takeda aveva ottenuto da Amgen i diritti globali sul farmaco per il quale ora è difficile prevedere un ulteriore proseguimento dello sviluppo clinico.