Bristol-Myers Squibb ha reso noto che l’anticancro sperimentale brivanib non ha raggiunto l’end point in uno studio di fase III che confrontava il nuovo farmaco con sorafenib in pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato. L’azienda adesso valuterà le opzioni per lo sviluppo del farmaco.

Lo studio i cui dati sono stati diffusi oggi prende il nome di BRISK-FL. Si tratta diu  uno studio di on inferiorità che ha randomizzato pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato che non avevano ricevuto terapie sistemiche al trattamento con brivanib o con sorafenib. Il farmaco non ha raggiunto l’end point primario che consisteva nella sopravvivenza globale. I dati completi verranno diffusi in uno die prossimi meeting scientifici di questa area terapeutica.

In precedenza il farmaco aveva deluso in uno studio abbastanza simile, denominato studio BRISK-PS (Brivanib Study in HCC Patients at Risk Post Sorafenib) nel quale veniva studiato in pazienti con tumore al fegato  nei quali la malattia era progredita nonostante la terapia con sorafenib. Il medicinale viene studiato anche nel carcinoma colon rettale, del rene e gastrointestinale. Questi studi proseguiranno.

Brivanib inibisce il fattore di crescita endoteliale (VEGFR) e il recettore del fattore di crescita dei fibroblasti (FGFR). Ed è proprio quest’ultima attività che lo rende particolarmente interessante perché è noto il ruolo che il fibroblast growth factor gioca nell’aziopatogenesi del tumore epatocellulare. Finora, il farmaco è stato studiato in 29 trial che hanno arruolato oltre 4mila pazienti.

Il carcinoma epatocellulare (HCC) costituisce il 5% di tutti i tumori maligni e origina dalle cellule del fegato (epatociti). Alcuni fattori che predispongono allo sviluppo del carcinoma sono l’infezione da virus d’epatite B e C e la presenza di cirrosi epatica (post-epatica, post-etilica, da malattia autoimmune).