Lo sviluppo della resistenza alla chemioterapia è noto da tempo e rappresenta una conseguenza letale per i pazienti oncologici con tumori solidi, come quelli del seno, della prostata, del polmone e del colon che hanno metastatizzato in tutto il corpo.
Un team di scienziati guidati da Fred Hutchinson del Cancer Research Center ha scoperto un fattore chiave che guida la resistenza ai farmaci, e le informazioni trovate possono essere utilizzate per migliorare l'efficacia della terapia e guadagnare tempo prezioso per i pazienti con cancro avanzato.

Nelson e colleghi hanno scoperto che un tipo di cellula non tumorale che risiede in una zona tumorale, come il fibroblasto, quando esposto alla chemioterapia subisce danni al DNA e stimola la crescita del cancro controllando la produzione di un ampio spettro di fattori di crescita. In circostanze normali, i fibroblasti mantengono l'integrità strutturale del tessuto connettivo, e svolgono un ruolo critico nella guarigione delle ferite e nella produzione di collagene.

In particolare, i ricercatori hanno scoperto che a seguito della chemioterapia il DNA nelle cellule sane intorno all’area tumorale viene danneggiata e questo provoca una produzione della proteina chiamata WNT16B che a consente alle cellule tumorali di crescere, invadere i tessuti circostanti e di resistere alla chemioterapia.

I ricercatori hanno osservato un aumento della produzione della WNT fino a 30 volte, una scoperta che era "del tutto inaspettata" ha detto Nelson. La famiglia di geni e proteine WNT ​​svolge un ruolo importante nello sviluppo normale e anche nello sviluppo di alcuni tumori, ma, fino ad ora, non era noto svolgere un ruolo così significativo nella resistenza al trattamento.

La ragione clinica principale per cui la chemioterapia non riesce a far fronte al cancro avanzato, ha detto Nelson, è dato dalle dosi necessarie per rimuovere accuratamente il cancro che sarebbero letali per il paziente. "In laboratorio siamo in grado di 'curare' la maggior parte di qualsiasi tipo di cancro semplicemente dando dosi molto elevate di terapie tossiche per le cellule tumorali in una piastra Petri. Tuttavia, nelle persone, queste alte dosi non solo ucciderebbero le cellule tumorali, ma anche le cellule normali. "

Pertanto, i trattamenti più comuni per i tumori solidi sono a piccole dosi e in cicli, o intervalli, per consentire alle cellule normali di recuperare. Questo approccio non può eliminare tutte le cellule tumorali, e quelle che sopravvivono possono evolvere per diventare resistenti ai cicli successivi di terapia antitumorale.

Il team di ricercatori di questo studio ha esaminato cellule tumorali di pazienti provenienti dalla prostata, dalla mammella e da cancro ovarico che erano stati trattati con chemioterapia.

Da questa scoperta nasce la necessità di trovare un modo per bloccare questa risposta al trattamento nel microambiente tumorale per migliorare l'efficacia della terapia.

Yu Sun, Judith Campisi, Celestia Higano, Tomasz M Beer, Peggy Porter, Ilsa Coleman, Lawrence True, Peter S Nelson. Treatment-induced damage to the tumor microenvironment promotes prostate cancer therapy resistance through WNT16B. Nature Medicine, 2012; DOI: 10.1038/nm.2890
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