La neuropatia indotta dalla chemio persiste a lungo dopo il trattamento

Uno studio su pazienti sopravvissute a tumori femminili evidenzia che quasi la metà manifesta sintomi di neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia anche anni dopo aver completato il trattamento antitumorale.

Uno studio su pazienti sopravvissute a tumori femminili evidenzia che quasi la metà manifesta sintomi di neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia anche anni dopo aver completato il trattamento antitumorale. Questi sintomi possono avere un impatto notevole, in quanto sono risultati associati a una mobilità ridotta e a un aumento significativo del rischio di cadute. I risultati dello studio sono stati presentati in occasione del Cancer Survivorship Symposium organizzato dall'American Society of Clinical Oncology (ASCO) a San Francisco.

"La neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia è un effetto collaterale noto che si manifesta durante il trattamento antitumorale" ha detto Kerri M. Winters-Stone, PhD, della Oregon Health & Science University di Portland, in conferenza stampa. "Meno noto è se i sintomi persistono", influendo potenzialmente sulla funzionalità fisica a lungo anche dopo la fine della terapia.

Lo studio presentato al simposio ha coinvolto 462 donne arruolate in trial di intervento sull’esercizio fisico. La maggior parte delle partecipanti (il 71%) aveva avuto un cancro al seno, mentre le altre avevano avuto un cancro al polmone, al colon-retto o alle ovaie oppure neoplasie ematologiche.

Dopo una media di 5,8 anni dalla diagnosi, il 45% del campione riferiva ancora sintomi di neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia. Non si sono osservate differenze per quanto riguarda il test di forza massimale delle gambe tra le donne con sintomi di neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia e quelle senza, ma tutte le altre misure hanno dato risultati peggiori nelle donne con neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia.

Il tempo necessario per passare da alzarsi e sedersi su una sedia per cinque volte è risultato di 12,7 secondi nelle donne sintomatiche e 11,4 secondi in quelle non sintomatiche (P < 0,01). Anche i pattern di andatura, nei quali erano compresi parametri come la velocità, il numero di passi al minuto, la lunghezza del passo e la quantità di tempo trascorso con entrambi i piedi per terra sono risultati peggiori nelle donne che avevano ancora sintomi di neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia.

Allo stesso modo, anche le misure auto-riferite sono risultate peggiori nelle pazienti con sintomi di neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia, comprese le misure relative alla funzionalità fisica e alla disabilità. Inoltre, il 31% delle donne sintomatiche ha riferito di essere caduto contro solo il 19% delle donne non sintomatiche (P <0,01).

"Una quota relativamente consistente delle donne ha riferito sintomi della neuropatia bene oltre la conclusione del trattamento antitumorale” ha detto la Winters-Stone. "Questi problemi purtroppo potrebbero portare a un maggiore rischio di invalidità e potenzialmente di morte precoce” ha aggiunto la ricercatrice.

Merry-Jennifer Markham, dello University of Florida College of Medicine, non coinvolta nello studio, ha detto che è un dovere nei confronti dei pazienti sopravvissuti al cancro prendere molto sul serio la neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia e ha convenuto con la Winters-Stone sul fatto che sono assolutamente necessarie strategie sia per prevenire sia per gestire questi sintomi e i problemi ad essi associati.

La Winters-Stone, infine, ha osservato che sebbene lo studio sia stato fatto solo su donne, è probabile che i risultati possano essere estrapolabili anche ai sopravvissuti al cancro di sesso maschile.