La terapia iniziale con abemaciclib produce un miglioramento nel tumore mammario avanzato sensibile all'endocrinoterapia

I risultati dello studio MONARCH 3, presentati al Congresso ESMO 2017 a Madrid (1), hanno dimostrato che l'aggiunta di abemaciclib, un inibitore della chinasi ciclina-dipendente (CDK) 4/6, alla terapia endocrina ha migliorato, in tutta la popolazione dello studio, la sopravvivenza libera da progressione rispetto alla sola terapia endocrina. Laggiunta di abemaciclib come trattamento iniziale ha apportato notevoli benefici alla maggior parte delle donne, mentre circa un terzo potrebbe non averne bisogno.

I risultati dello studio MONARCH 3, presentati al Congresso ESMO 2017 a Madrid (1), hanno dimostrato che l'aggiunta di abemaciclib, un inibitore della chinasi ciclina-dipendente (CDK) 4/6, alla terapia endocrina ha migliorato, in tutta la popolazione dello studio, la sopravvivenza libera da progressione rispetto alla sola terapia endocrina. Laggiunta di abemaciclib come trattamento iniziale ha apportato notevoli benefici alla maggior parte delle donne, mentre circa un terzo potrebbe non averne bisogno.

MONARCH 3 è un trial di fase III, randomizzato, in doppio cieco, con abemaciclib verso placebo, somministrati come terapia iniziale con endocrinoterapia (anastrozolo o letrozolo, cioè inibitori dell’aromatasi non steroidei), in donne postmenopausali affette da carcinoma mammario avanzato con recettore ormonale positivo e HER2 negativo. Lo studio ha arruolato 493 pazienti in 22 paesi che non erano mai state trattate per la malattia metastatica. L'endpoint primario era la sopravvivenza libera dalla progressione.
I risultati dell'analisi ad interim a 18 mesi sono stati presentati oggi. Gli sperimentatori hanno scoperto che, rispetto alla sola terapia endocrina, l’aggiunta di abemaciclib ha prolungato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione con un hazard ratio (HR) di 0.543 (p = 0.000021). Nei pazienti con malattia misurabile, il tasso di risposta obiettiva è stato del 59% nel braccio con abemaciclib e del 44% nel braccio con placebo (p = 0.004). Le percentuali di diarrea e neutropenia sono risultate essere del 81,3% e 41,3% con abemaciclib e 29,8% e 1,9% con placebo, rispettivamente.
"Questo è il terzo studio che dimostra come la combinazione dell’endocrinoterapia con un inibitore CDK4/6 è migliore della terapia endocrina da sola", ha affermato il primo autore Angelo Di Leo, medico oncologo al Dipartimento di Oncologia Medica Sandro Pitigliani, Ospedale di Prato, Istituto Toscano Tumori, Prato. "Abemaciclib ha ridotto il rischio di progressione di malattia del 46%".
I dati mostrano anche che possiamo distinguere meglio i benefici fra gruppi di pazienti. Nel caso di malattia più impegnativa come in presenza di metastasi epatiche, le pazienti hanno avuto notevoli benefici dall'aggiunta di abemaciclib. Invece, le pazienti avevano un'ottima prognosi con la sola terapia endocrina. nei sottogruppi che presentavano solo metastasi ossee, o una malattia lenta, che aveva recidivato dopo anni dall’interruzione dell’endocrinoterapia adiuvante.
"È noto che queste pazienti hanno una prognosi migliore rispetto a quelle con metastasi epatiche o polmonari o rispetto a quelle che recidivano precocemente durante la terapia endocrina adiuvante", ha detto Di Leo. "Ora per la prima volta abbiamo informazioni che suggeriscono come pazienti con alcune caratteristiche cliniche possano beneficiare in modo diverso dal trattamento con un inibitore CDK4/6, inclusa la possibilità che alcune pazienti con una buona prognosi possano iniziare solo l’endocrinoterapia. In queste pazienti, gli inibitori di CDK 4/6 potrebbero essere previsti come una successiva linea di trattamento per la malattia metastatica. Questa idea giustifica ulteriori approfondimenti partendo dai nostri dati ".
"Nel nostro studio, quasi un terzo delle pazienti presentava solo metastasi ossee o un tumore che recidivava diversi anni dopo aver interrotto la terapia endocrina adiuvante", ha continuato Di Leo. "Tale percentuale è clinicamente rilevante e si può pensare di posticipare l'uso di un inibitore CDK 4/6 in questo setting. Per alcune pazienti questa potrebbe rappresentare una strategia ottimale di trattamento in quanto può evitare la tossicità degli inibitori CDK 4/6 in prima linea e risparmiare sui costi. "
Commentando i risultati, il Dott. Giuseppe Curigliano, Direttore della Divisione per lo Sviluppo di Nuovi Farmaci, l'Istituto Europeo di Oncologia (IEO), Università di Milano, ha dichiarato: "Abemaciclib è il terzo inibitore CDK4/6 da sperimentare nel carcinoma della mammella avanzato e il trial MONARCH 3 conferma il ruolo di questa nuova classe di farmaci in combinazione con la terapia endocrina nel trattamento del tumore mammario metastatico ".
"Molti pazienti con malattia metastatica ricevono ancora la chemioterapia, nonostante le linee guida e i dati provenienti dagli studi clinici", ha aggiunto. "Questo studio conferma che dovremmo evitare la chemioterapia nel carcinoma mammario  metastatico ormonopositivo e HER2 negativo, se non è presente crisi viscerale".
Curigliano ha concluso: "La domanda principale cui si deve ancora rispondere è quale sia la sequenza ottimale di trattamento nell'era dei CDK 4/6 inibitori. Dovremmo usare questi farmaci in prima linea o c'è spazio per iniziare la terapia endocrina da sola e aggiungere gli inibitori CDK 4/6 alla progressione? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe disegnare un apposito trial accademico ".

References
1 Abstract 236O_PR ‘MONARCH 3: Abemaciclib as initial therapy for patients with HR+/HER2- advanced breast cancer’ will be presented by Angelo Di Leo during Presidential Symposium II on Sunday, 10 September 2017, 16:30 to 18:00 (CEST) in Madrid Auditorium.