Le statine potrebbero essere utili per frenare l’aumento di volume della prostata nei pazienti con ipertrofia prostatica benigna (IBP) e livelli elevati di PSA. A suggerirlo è un’analisi condotta da un team di ricercatori del Duke University Medical Center di Durham (in North Carolina), presentata durante i lavori del congresso annuale dell’American Urological Association (AUA), in corso ad Atlanta.

Il lavoro fornisce ulteriori indizi sugli effetti dei farmaci ipocolesterolemizzanti come le statine sulla prostata. Già altri studi, in precedenza, sia del team della Duke University sia di altri gruppi, avevano evidenziato un’associazione tra le statine e una riduzione dei livelli di PSA.

Nell’ultima ricerca, i pazienti con alti valori di PSA che prendevano le statine hanno mostrato una riduzione della velocità di crescita della prostata, anche se l’effetto è risultato relativamente modesto e si è affievolito dopo circa 2 anni.

"Dato che l’ipertrofia prostatica è un problema di salute rilevante negli Stati Uniti e non solo, e lo sarà sempre di più visto il progressivo invecchiamento della popolazione, è importante comprenderne e curarne le cause" ha detto Roberto Muller, autore principale dello studio.

L’ingrossamento della prostata, nella maggior parte dei casi legato a un’ipertrofia benigna della ghiandola, provoca problemi urinari che possono coinvolgere anche la vescica e danni renali. Secondo le stime dei  National Institutes of Health, fino al 90% degli uomini sopra i 70 anni hanno qualche sintomo associato a questo problema.

Muller e gli altri ricercatori hanno voluto verificare se l’assunzione delle statine fosse associata a un rallentamento della crescita prostatica e per farlo hanno utilizzato i dati dello studio REDUCE, un trial randomizzato durato 4 anni che ha valutato l’efficacia di dutasteride rispetto al placebo nella prevenzione del cancro alla prostata. In particolare, i ricercatori hanno preso in esame oltre 6.000 uomini della coorte di questo studio, di cui 1.032 (pari al (16,9%) al basale erano anche in terapia con le statine.

I pazienti che prendevano gli ipocolesterolemizzanti erano tendenzialmente più vecchi di quelli che non li assumevano (63,3 anni contro 62,7; P = 0.001), ma avevano un volume prostatico basale simile, contrariamente alle attese vista l’età più avanzata. Questo riscontro ha fornito ai ricercatori la prima indicazione che le statine potrebbero influenzare la crescita della prostata.

Dopo 2 anni, i pazienti dello studio che prendevano anche una statina hanno mostrato una crescita prostatica inferiore, sia che appartenessero al gruppo in trattamento attivo sia che facessero parte dei controlli. Nei partecipanti che assumevano una statina e dutasteride si è osservata, infatti, una riduzione del 5% del volume della prostata rispetto a quelli trattati solo con dutasteride (P < 0,001), mentre per coloro che assumevano una statina e placebo la riduzione è stata del 3,9% rispetto a quelli trattati solo col placebo (P = 0,02).

Tali riduzioni, tuttavia, non si sono mantenute dopo i primi 2 anni e il beneficio si è annullato alla fine dello studio.

Il meccanismo alle base dell’effetto delle statine sulla prostata non è ancora chiaro. “Alcuni hanno suggerito che le statine possono avere proprietà antinfiammatorie e l'infiammazione è stato collegata alla crescita della prostata, ma quest’associazione deve essere verificata da ulteriori studi” ha detto Muller.

"L'ingrossamento della prostata una volta era considerato una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento e della genetica, ma vi è una crescente consapevolezza che la crescita della ghiandola può essere influenzata da fattori di rischio modificabili" ha concluso l’urologo. "In questo contesto, il ruolo dei livelli ematici di colesterolo nel sangue e quello dei farmaci ipocolesterolemizzanti come le statine meritano di essere ulteriormente indagati”.

R Muller, et al. Statins Slow Prostate Growth: Results from the Reduction by Dutasteride of Cancer Events (REDUCE) Trial. AUA 2012; abstract 1249.