Lenalidomide promettente nella leucemia/linfoma a cellule T dell'adulto

Lenalidomide in monoterapia ha mostrato una buona attivitÓ antitumorale e una tossicitÓ accettabile nei pazienti con leucemia/linfoma a cellule T dell'adulto aggressiva recidivata o ricorrente in uno studio di fase II pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology. (Jco).

Lenalidomide in monoterapia ha mostrato una buona attività antitumorale e una tossicità accettabile nei pazienti con leucemia/linfoma a cellule T dell'adulto aggressiva recidivata o ricorrente in uno studio di fase II pubblicato di recente sul  Journal of Clinical Oncology. (Jco).

I pazienti con una leucemia/linfoma a cellule T dell'adulto (ATL) recidivata o ricorrente generalmente hanno una prognosi sfavorevole a causa della mancanza di opzioni terapeutiche efficaci. Tuttavia, uno studio di fase I di in cui si è valutato un trattamento continuativo con lenalidomide per via orale ha mostrato la presenza di un’attività antitumorale alla dose massima tollerata, individuata in 25 mg al giorno.

Sulla base di questo risultato incoraggiante, un team di ricercatori guidato da Takashi Ishida, del dipartimento di oncologia medica e immunologia dell’Università di Nagoya, in Giappone, ha provato a determinare il profilo di efficacia e sicurezza di lenalidomide in monoterapia in questa popolazione di pazienti.

A tal fine, hanno arruolato 26 pazienti (età media: 68,5 anni; range: 53-81; per il 54% uomini) che avevano avuto una recidiva dopo aver raggiunto in precedenza una stabilizzazione della malattia. I ricercatori hanno assegnato i pazienti al trattamento giornaliero con lenalidomide alla dose massima tollerata fino alla progressione della malattia o al manifestarsi di una tossicità inaccettabile.

Il campione conteneva pazienti con tre sottotipi di malattia: ATL acuta (15 pazienti), linfoma (7 pazienti) e ATL cronica sfavorevole (4 pazienti).

L’outcome primario era rappresentato dalla percentuale di risposta complessiva (ORR), mentre gli outcome secondari comprendevano la sicurezza, la percentuale di controllo della malattia, la durata della risposta, il tempo alla progressione, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sopravvivenza globale (OS).

Dopo un follow-up mediano di 3,9 mesi, 11 pazienti hanno mostrato una risposta obiettiva, pari a un’ORR del 42% (IC al 95% 23-63); di questi, quattro hanno raggiunto una risposta completa e uno ha ottenuto una risposta completa non confermata.

La percentuale di risposta è stata del 33% (5 pazienti) nel sottogruppo con ATL acuta, del 57% (4 pazienti) in quello con linfoma e 50% (2 pazienti) in quello con ATL cronica sfavorevole.

La percentuale di controllo del tumore nell’intera coorte, definita come una stabilizzazione della malattia o una risposta migliore, è stata del 73%, con un tempo mediano alla risposta di 1,9 mesi (range: 1,8-3,7) e un tempo alla progressione di 3,8 mesi (range: 1,9-non raggiunto) .

La durata mediana della risposta non è stata raggiunta, mentre la durata media della risposta è stata di 5,2 mesi (range: 0-16,6).

Inoltre, la PFS mediana è stata di 3,8 mesi (IC al 95% 1,9-non raggiunto) e l’OS mediana di 20,3 mesi (IC al 95% 9,1-non raggiunto).

Cinque pazienti erano ancora nello studio al momento del cutoff dei dati; gli altri hanno interrotto il trattamento a causa di una progressione della malattia (13 pazienti), di eventi avversi (6 pazienti) o per altri motivi (2 pazienti).

Gli eventi avversi ematologici più comuni sono stati la trombocitopenia (77%), la neutropenia (73%), la linfopenia (69%) e l’anemia (54%).

Nove pazienti hanno sviluppato eventi avversi gravi, tra cui due casi di trombocitopenia, l'unico evento avverso grave osservato in più di un paziente. Tutti gli eventi avversi gravi tranne due (una trombocitopenia ancora in atto e un caso di insufficienza epatica acuta che sembrava essere in via di miglioramento alla fine del follow-up) si sono risolti.

Tra i limiti dello studio, oltre alla dimensione ridotta del campione, i ricercatori citano anche l'inclusione di pazienti con più sottotipi di malattia e il fatto che i pazienti fossero già stati sottoposti in precedenza a terapie diverse, il che potrebbe aver influito sui risultati.

"Sulla base di questi risultati promettenti, vale la pena fare ulteriori studi sull’impiego di lenalidomide nella ATL e in altre neoplasie delle cellule T" scrivono Ishida e i colleghi nelle loro conclusioni.

In un editoriale di commento, Neha Mehta-Shah, della Washington University School of Medicine, e Steven M. Horwitz, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York affermano che non è chiaro in che misura questi risultati dello studio possano essere tradotti nella pratica clinica quotidiana. 

"Anche se l'attività riportata è molto incoraggiante, il nostro entusiasmo è un po’ temperato dai dubbi su come applicare questi risultati nella popolazione tipica dei pazienti con malattia recidivante che vediamo negli Stati Uniti" scrivono Mehta-Shah e Horwitz, osservando che non è stato fatto alcun confronto formale tra i pazienti giapponesi e di altre nazionalità, ma nell’esperienza del MSKCC la sopravvivenza mediana per tutti i pazienti (indipendentemente dal sottotipo) è di 24 settimane dalla diagnosi. 

“Sulla base dei criteri di ammissibilità, molti dei nostri pazienti, tipicamente sintomatici e spesso refrattari al trattamento, non avrebbero potuto essere arruolati in questo studio” proseguono gli editorialisti, sottolineando che i risultati dei colleghi giapponesi potrebbero essere importanti più come generatori di ipotesi che per una loro immediata traducibilità nella pratica clinica.

Tuttavia, concludono i due esperti, "anche se la percentuale di risposta osservata nella popolazione giapponese potrebbe non essere quella dei pazienti con nella malattia refrattaria aggressiva, Ishida e colleghi forniscono la prova dell’esistenza di un'opzione importante per i pazienti con ATL e gettano basi importanti su cui costruire".

T. Ishida, et al. Multicenter Phase II Study of Lenalidomide in Relapsed or Recurrent Adult T-Cell Leukemia/Lymphoma: ATLL-002. J Clin Oncol. 2016;doi:10.1200/JCO.2016.67.7732.
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