Lenalidomide ritarda la progressione nel linfoma mantellare

Oncologia-Ematologia

In uno studio di fase II pubblicato su Lancet Oncology, il farmaco lenalidomide ha migliorato significativamente la sopravvivenza senza progressione della malattia (PFS) in pazienti con linfoma mantellare recidivante/refrattario, rispetto alle terapie ad agente singolo di controllo, scelte dai ricercatori.

In uno studio di fase II pubblicato su Lancet Oncology, il farmaco lenalidomide ha migliorato significativamente la sopravvivenza senza progressione della malattia (PFS) in pazienti con linfoma mantellare recidivante/refrattario, rispetto alle terapie ad agente singolo di controllo, scelte dai ricercatori.

In particolare, i dati dello studio hanno mostrato una PFS di 8,7 mesi nei pazienti trattati con lenalidomide (95% CI, 5,5-12,1), rispetto a un PFS di 5,2 mesi con le terapie di controllo (95% CI, 3,7–6,9), con una riduzione del 39% del rischio di progressione o morte nel gruppo trattato con lenalidomide rispetto al secondo gruppo  (HR, 0,61; 95% CI, 0,44-0,84; P = 0,004).

Lo studio di fase II MCL-002 è un trial randomizzato che ha arruolato 254 pazienti con linfoma mantellare. Dei partecipanti, 170 sono stati trattati con lenalidomide e 84 hanno ricevuto uno dei trattamenti in monoterapia scelti dai ricercatori, tra cui rituximab, gemcitabina, fludarabina, clorambucil o citarabina. L’età media dei pazienti era di 68,5 anni e i partecipanti avevano ricevuto in media due terapie precedenti.

Lenalidomide è stata autosomministrata dai pazienti alla dose da 25 mg dal giorno 1 al giorno 21 di un ciclo di trattamento di 28 giorni fino alla progressione della malattia o alla comparsa di eventi di tossicità. Il farmaco è stato somministrato alla dose da 10 mg nei pazienti con una clearance della creatinina tra ≥30 mL/min e
Rituximab è stato somministrato a 27 pazienti alla dose da 375 mg/m2 endovena al giorno 1, 8, e 22, seguito da una somministrazione una volta ogni 56 giorni. Gemcitabina è stata somministrata a 20 pazienti alla dose dal 1000 mg/m2 endovena al giorno 1, 8 e 15 di un ciclo di 28 giorni. Fludarabina è stata somministrata a 18 pazienti alla dose da 25 mg/m2 endovena o 40 mg/m2 per via orale dal giorno 1 al giorno 5 di un ciclo di trattamento di 28 giorni. Undici pazienti sono stati trattati con clorambucil alla dose da 40 mg/m2 per via orale, mensilmente in un ciclo di 3-10 giorni. Otto pazienti sono stati trattati con citarabina alla dose da 1 o 2 g/m2 per via endovenosa una o due volte al giorno, al giorno 1 e 2 di un ciclo di 28 giorni.

La durata media del trattamento con lenalidomide era di 24,3 settimane (IQR, 7,0-64,6) e 13,1 settimane nel gruppo di controllo (IQR, 5,4-21,9). I pazienti arruolati nel gruppo di controllo hanno avuto la possibilità di passare a lenalidomide dopo la progressione.

Il tasso di risposta oggettiva era pari al 40% con lenalidomide e del 11% con i controlli. Il 5% dei pazienti trattati con lenalidomide ha ottenuto una risposta completa rispetto a nessun paziente nei gruppi di controllo.

La durata media della risposta era di 16,1 mesi con lenalidomide (95% CI, 9,5-20,0) e di 10,4 mesi con i controlli (95% CI 8,4–18,6). Il tempo alla miglior risposta con lenalidomide era di 6,2 mesi (95% CI 3,9–11,7), secondo le stime di Kaplan-Meier.
Gli eventi avversi di grado 3 e 4 più frequenti con lenalidomide erano neutropenia (43% vs 33%), trombocitopenia (18% vs 27%) e (8% vs 7%).

Trněný M, Lamy T, Walewski J, et al. Lenalidomide versus investigator's choice in relapsed or refractory mantle cell lymphoma (MCL-002; SPRINT): a phase 2, randomised, multicentre trial. Lancet Oncol. 2016;17(3):319-331.
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