L'inibitore multi-target delle tirosin-chinasi lenvatinib si è dimostrato promettente in uno studio di fase II su pazienti con un carcinoma della tiroide differenziato, refrattario al radioiodio e avanzato. Il lavoro è stato da poco pubblicato online sulla rivista Cancer.

Anche se il carcinoma differenziato della tiroide ha generalmente una buona prognosi, i pazienti che hanno un tumore refrattario al radioiodio hanno un tasso di sopravvivenza a 10 anni solo del 10%. "Le linee guida di trattamento hanno raccomandato di fare studi clinici con terapie sistemiche mirate contro molecole specifiche, perché gli agenti citotossici tradizionali hanno dimostrato un’efficacia marginale e una tossicità significativa" scrivono gli autori dello studio, guidati da Maria E. Cabanillas, dell’MD Anderson Cancer Center di Houston.

Lenvatinib ha dimostrato di essere attivo contro i recettori del VEGF (VEGFR) e del fattore di crescita dei fibroblasti (FGFR), contro il recettore alfa del fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGFRA) e contro altre proteine. Inoltre, studi di fase I hanno evidenziato che questo agente è attivo contro un certo numero di tipi di tumore, tra cui quello tiroideo.

Lo studio appena pubblicato ha coinvolto 58 pazienti con malattia refrattaria al radioiodio, che negli ultimi 12 mesi aveva progredito. I partecipanti sono stati trattati con lenvatinib 24 mg/die una volta al giorno in cicli di 28 giorni fino alla progressione della malattia.

L'età media dei pazienti era di 63 anni, la maggior parte erano uomini (il 59%) e bianchi (l’86%), e il 93% del campione aveva un Eastern Cooperative Oncology Group (ECOG) performance status ≤ 1. Inoltre, il 29% della coorte era già stato trattato in precedenza con una terapia anti-VEGF.

La percentuale di risposta obiettiva dopo almeno 14 mesi di follow-up è stata del 50% e sono state segnalate solo risposte parziali.

Il tempo mediano di risposta è stato di 3,6 mesi e la durata mediana della risposta è risultata di 12,7 mesi, mentre la sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è stata di 12,6 mesi. Venticinque pazienti (il 43%) hanno ottenuto una stabilizzazione della malattia e 16 (il 28%) hanno ottenuto una stabilizzazione di almeno 23 settimane.

I pazienti che erano già stati trattati con un farmaco anti-VEGF hanno mostrato una percentuale di risposta obiettiva leggermente più alta, del 59%. Dei 43 pazienti che avevano un carcinoma tiroideo papillare, 24 (il 56%) hanno risposto a lenvatinib mentre solo cinque (il 33%) sui 15 con istologia follicolare della tiroide hanno risposto al farmaco.

Tutti i pazienti hanno manifestato un qualche evento avverso durante lo studio; gli effetti collaterali hanno costretto a interruzioni della somministrazione nel 74% dei pazienti, a riduzioni del dosaggio nel 66% e alla sospensione del farmaco nel 26%.

Gli eventi avversi più frequenti sono stati ipertensione (76%), perdita di peso (69%) e diarrea (67%). Gli avversi emergenti di grado 3 o 4 sono stati abbastanza comuni e si sono verificati nel 72% dei pazienti; inoltre, si sono verificati sei eventi di grado 4, ma nessun evento di grado 4 ha avuto un’incidenza superiore al 5%.

Percentuali di risposta simili in pazienti già trattati e non con farmaci anti-VEGF sono significative, sottolineano gli autori nella discussione. "Questa scoperta può avere importanti implicazioni cliniche, in quanto l'uso dei farmaci mirati contro i recettori del VEGF nel carcinoma differenziato della tiroide, refrattario al radioiodio, è destinato ad aumentare nel prossimo futuro, data l'approvazione di sorafenib e lenvatinib, e la valutazione dell’agente sperimentale vandetanib in uno studio di fase III, per quest'indicazione" scrivono la Cabanillas e i colleghi.

Inoltre, i risultati dello studio hanno portato all’esecuzione di un trial di fase III anch’esso pubblicato di recente, nei quale, di nuovo, lenvatinib ha dato buoni risultati.

M.E. Cabanillas, et al. A phase 2 trial of lenvatinib (E7080) in advanced, progressive, radioiodine-refractory, differentiated thyroid cancer: A clinical outcomes and biomarker assessment. Cancer 2015; doi: 10.1002/cncr.29395.
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