Leucemia a cellule T, sopravvivenza a 4 anni senza malattia oltre il 90% con nelarabina

L'aggiunta del chemioterapico nelarabina a metotressato a dosaggio crescente (C-MTC) ha portato a ottenere una sopravvivenza libera di malattia (DFS) di oltre il 90% in una coorte di pazienti pediatrici e giovani adulti con leucemia linfoblastica acuta a cellule T o linfoma linfoblastico a cellule T di nuova diagnosi, nell'ambito dello studio del Childrens Oncology Group (COG) AALL0434, che sarà presentato tra poco a Chicago al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

L’aggiunta del chemioterapico nelarabina a metotressato a dosaggio crescente (C-MTC) ha portato a ottenere una sopravvivenza libera di malattia (DFS) di oltre il 90% in una coorte di pazienti pediatrici e giovani adulti con leucemia linfoblastica acuta a cellule T o linfoma linfoblastico a cellule T di nuova diagnosi, nell’ambito dello studio del Childrens Oncology Group (COG) AALL0434, che sarà presentato tra poco a Chicago al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Il trial, che è già stato anticipato ai media in conferenza stampa, “è il più grosso studio che è stato completato fino ad oggi su bambini e giovani adulti con leucemia linfoblastica acuta a cellule T e linfoma linfoblastico a cellule T di nuova diagnosi ed è quello che ha prodotto i "migliori dati di sopravvivenza di sempre in questa popolazione di pazienti” ha detto ai giornalisti la prima autrice del lavoro, Kimberly Dunsmore, della Virginia Tech Carilion School of Medicine di Roanoke.

Il presidente dell’ASCO, Bruce E. Johnson, ha aggiunto che è stato "un bel risultato" riuscire a fare uno studio così ampio su questa popolazione di pazienti.
"Prima di questo trial, circa l'80% dei pazienti sopravviveva fino a 4 o 5 anni; si è dunque ottenuto un miglioramento di circa il 10%" ha sottolineato Johnson, che lavora presso il Dana-Farber Cancer Institute di Boston.

Nella sperimentazione, nelarabina è stata aggiunta alla chemioterapia standard. Il farmaco, un analogo di un nucleoside purinico specifico per le cellule T, è già stato approvato per il trattamento della malattia ricaduta o recidivata, ma "in questa particolare situazione, spostandolo in avanti, in prima linea, ha migliorato gli outcome di questi pazienti” ha rimarcato l’esperto.

Lo studio AALL0434 è un trial randomizzato multicentrico di fase III, a quattro bracci, nel quale sono stati arruolati fra il gennaio 2007 e il luglio 2014 1895 pazienti di età compresa fra uno e 30 anni con leucemia linfoblastica acuta a cellule T (il 94% della coorte) o linfoma linfoblastico a cellule T (il 6%).

Gli sperimentatori hanno utilizzato una randomizzazione pesudo-fattoriale 2 x 2. Tutti i pazienti arruolati nei quattro bracci sono stati trattati inizialmente con il protocollo chemioterapico del COG aBFM (augmented Berlin-Frankfurt-Munster) e poi sono stati assegnati in modo casuale al trattamento con MTX ad alto dosaggio (HD-MTX) più leucovorina di salvataggio oppure C-MTX senza leucovorina di salvataggio più pegaspargasi. I pazienti a rischio intermedio o elevato di recidiva sono stati assegnati casualmente al trattamento con sei cicli da 5 giorni di nelarabina 650 mg/m2/die oppure a nessun trattamento. I quattro bracci di trattamento erano quindi rappresentati da HD-MTX (più leucovorina), HD-MTX (più leucovorina) più nelarabina (nei pazienti a rischio alto o intermedio), C-MTX (più pegaspargasi) e C-MTX (più pegaspargasi) e nelarabina (nei pazienti a rischio alto o intermedio).

Complessivamente, la sopravvivenza globale (OS) a 4 anni è risultata del 90,2% e la sopravvivenza libera da eventi a 4 anni dell’84,1%. Negli studi su bambini con leucemia linfoblastica acuta a cellule T condotti dal COG fra il 2000 e il 2005, l’OS a 4 anni ottenuta in questa popolazione era di circa l'80%.

La DFS a 4 anni è risultata del 91,4% nel braccio trattato con C-MTX più nelarabina e 89,8% in quello trattato con C-MTX, mentre nei pazienti assegnati a HD-MTX più nelarabina è risultata dell’86,2% e in quelli assegnati a HD-MTX del 78%.

Nel gruppo che non ha ottenuto l’induzione della remissione, la DFS a 4 anni è risultata del 54%, “più del doppio rispetto ai tassi di sopravvivenza riportati in passato" ha sottolineato la Dunsmore.
Nei pazienti con linfoma linfoblastico a cellule T ad alto rischio, invece, nilarabina non ha fornito alcun beneficio aggiuntivo; infatti, la DFS a 4 anni è risultata dell’85% fra i pazienti trattati con questo farmaco e 89% in quelli che non lo hanno ricevuto. Tuttavia, ha rimarcato la professoressa, “anche se questi pazienti non hanno ottenuto un beneficio da nelarabina, hanno comunque mostrato una sopravvivenza a 4 anni dell'85%, che è un risultato molto buono".

Per quanto riguarda la sicurezza, gli autori scrivono nel loro abstract che “la tossicità complessiva e la neurotossicità sono risultate accettabili e non significativamente diverse fra i quattro bracci".
Riguardo ai prossimi passi della ricerca, la Dunsmore ha detto che bisognerà valutare quali implicazioni e benefici potrebbero derivare dall'uso di nelarabina in protocolli che non prevedano l’irradiazione cranica, al fine di ridurre gli effetti collaterali neurologici a lungo termine. Pensiamo che ciò sia possibile, dal momento che nelarabina si è associata a una riduzione delle recidive nel SNC. "

Alessandra Terzaghi
K.P. Dunsmore, et al. COG AALL0434: A randomized trial testing nelarabine in newly diagnosed t-cell malignancy. J Clin Oncol 36, 2018 (suppl; abstr 10500).
http://abstracts.asco.org/214/AbstView_214_218959.html