Leucemia linfatica cronica, buona risposta e tossicità ridotta con obinutuzumab

Oncologia-Ematologia

La monoterapia con l'anticorpo monoclonale anti-CD20 obinutuzumab è risultata efficace come trattamento di prima linea per la leucemia linfatica cronica in un piccolo studio su pazienti con un'alta percentuale di IGHV non mutate, presentato di recente all'International Workshop on Chronic Lymphocytic Leukemia (iwCLL), a New York.

La monoterapia con l’anticorpo monoclonale anti-CD20 obinutuzumab è risultata efficace come trattamento di prima linea per la leucemia linfatica cronica in un piccolo studio su pazienti con un’alta percentuale di IGHV non mutate, presentato di recente all’International Workshop on Chronic Lymphocytic Leukemia (iwCLL), a New York.

La percentuale di risposta complessiva (ORR) in 20 pazienti non trattati in precedenza è risultata del 100%. La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è risultata di 30 mesi e con un follow-up di 23 mesi non si sono registrati decessi.

I buoni risultati implicano che questa monoterapia di prima linea potrebbe essere un approccio alternativo che limita la tossicità associata alla combinazione raccomandata clorambucile più obinutuzumab.

Al momento dell'analisi dei dati, tre dei 20 pazienti (il 15%) erano ricaduti e il tempo medio di approdo alla terapia successiva è stato di 29 mesi, riferiscono nel loro abstract Nathan D. Gay, dell’Oregon Health & Science University di Portland, e i colleghi.

L'analisi della malattia minima residua (MRD) eseguita in 16 pazienti ha mostrato che cinque (il 31%) erano MRD-negativi 6 mesi dopo il completamento della terapia.

I partecipanti avevano un'età mediana di 62,5 anni e un punteggio mediano della cumulative illness rating scale pari a 6,5 su una scala da 0 a 56. La maggior parte (l’80%) aveva IGHV non mutate e nessuno era portatore della delezione 17p. Tutti soddisfacevano i criteri diagnostici iwCLL per la leucemia linfatica cronica basati sulle conte sul sangue periferico e sulla citometria a flusso.

Tutti i pazienti tranne uno sono stati trattati con sei cicli di obinutuzumab per via endovenosa somministrati alla dose di 100 mg il giorno 1, 900 mg il giorno 2, 1000 mg nei giorni 8 e 15 del primo ciclo e 1000 mg il giorno 1 dei successivi cinque cicli. ll paziente rimanente ha interrotto il trattamento dopo due cicli a causa di una neutropenia di grado 4.

Obinutuzumab è approvato in combinazione con clorambucile in pazienti con leucemia linfatica cronica non trattati in precedenza e con comorbilità che li rendono non idonei a una terapia a base di fludarabina a dose piena.

L'approvazione dell’anticorpo si è basata sullo studio CLL11, che ha dimostrato un miglioramento dell’ORR, della risposta completa e della percentuale di MRD-negatività del sangue periferico nei pazienti trattati con obinutuzumab e clorambucile rispetto ai pazienti trattati con rituximab e clorambucile. Sulla base di questi risultati, la combinazione obinutuzumab più clorambucile è attualmente considerata un’opzione terapeutica standard per i pazienti con leucemia linfatica cronica naïve al trattamento e non portatori della delezione 17p e di mutazioni di TP53, non idonei alla chemioimmunoterapia di prima linea con fludarabina, ciclofosfamide e rituximab (FCR).

Tuttavia, sebbene clorambucile sia generalmente ben tollerato, ha un'efficacia limitata ed è associato a una tossicità di grado 3-4 complessiva di circa il 44%. Obinutuzumab ha un'attività significativa in monoterapia contro la leucemia linfatica cronica non trattata in precedenza e in un recente studio dose-risposta di fase II si è associato a un’ORR del 49-67% e a percentuali di risposte complete del 5-20%; finora, però, mancavano dati sull'efficacia di quest’anticorpo in monoterapia in prima linea usando dosaggi standard al di fuori di una sperimentazione clinica.

Lo studio presentato a New York da Gay è il frutto di un'analisi di tutti i pazienti trattati in prima linea con obinutuzumab in monoterapia presso l'Oregon Health & Science University.

Gli effetti collaterali più comuni sono stati le reazioni all’infusione e le citopenie. La neutropenia, l’anemia e la trombocitopenia di grado 3 o superiore hanno avuto un’incidenza rispettivamente del 32%, 11% e 32%, mentre un paziente ha sviluppato un'infezione di grado 3.

"Nella nostra coorte di pazienti con leucemia linfatica cronica non trattati, una monoterapia di prima linea con obinutuzumab si è dimostrata molto efficace e ben tollerata" nonostante l’alta percentuale di soggetti con IGHV non mutate, scrivono Gay e i colleghi. "Questi dati, che si riferiscono a una monoterapia con obinutuzumab di prima linea, si confrontano favorevolmente con quelli che si ottengono con la terapia di combinazione con clorambucile” osservano.

Pertanto, concludono i ricercatori, "omettere clorambucile da questa combinazione a favore di una monoterapia iniziale con obinutuzumab potrebbe eliminare la tossicità a breve e a lungo termine associata all'uso della chemioterapia".