Leucemia linfatica cronica, combinazione ibrutinib-obinutuzumab in prima linea allontana la progressione

Il trattamento di prima linea con la combinazione dell'inibitore di BTK ibrutinib e l'anticorpo monoclonale anti-CD20 obinutuzumab ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a clorambucile pił obinutuzumab in pazienti con leucemia linfatica cronica o piccolo linfoma linfocitico trattati nello studio di fase III iLLUMINATE (PCYC-1130). Lo annunciano in un comunicato stampa le due aziende che sviluppano ibrutinib in collaborazione (AbbVie e Janssen Biotech), aggiungendo che presenteranno i dati dello studio in uno dei prossimi convegni del settore.

Il trattamento di prima linea con la combinazione dell’inibitore di BTK ibrutinib e l’anticorpo monoclonale anti-CD20 obinutuzumab ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a clorambucile più obinutuzumab in pazienti con leucemia linfatica cronica o piccolo linfoma linfocitico trattati nello studio di fase III iLLUMINATE (PCYC-1130). Lo annunciano in un comunicato stampa le due aziende che sviluppano ibrutinib in collaborazione (AbbVie e Janssen Biotech), aggiungendo che presenteranno i dati dello studio in uno dei prossimi convegni del settore.

"Siamo lieti di aver ottenuto risultati positivi per la combinazione ibrutinib più obinutuzumab: questa combinazione senza chemioterapia rappresenta una potenziale nuova opzione di trattamento per i pazienti con leucemia linfatica cronica" ha dichiarato John Gribben, autore principale dello studio iLLUMINATE e professore di Oncologia medica presso il Barts Cancer Institute di Londra.

"È emozionante vedere il paradigma del trattamento delle neoplasie ematologiche continuare ad evolversi; ogni progresso ci avvicina di un passo verso un migliore standard di cura per questi pazienti" ha aggiunto il professore.
iLLUMINATE è uno studio multicentrico di fase III, randomizzato e in aperto, condotto su pazienti con leucemia linfatica cronica o piccolo linfoma linfocitico mai trattati in precedenza e assegnati al trattamento continuativo con ibrutinib 420 mg combinato con obinutuzumab 1000 mg ev per 6 cicli oppure al trattamento con obinutuzumab (allo stesso dosaggio) combinato con clorambucile il giorno 1 e il giorno 15 di ogni ciclo.

I partecipanti avevano un'età non inferiore ai 65 anni oppure erano più giovani, ma con un punteggio della scala di comorbidità (CIRS) > 6 o una clearance della creatinina stimata < 70 ml/min.
La PFS era l'endpoint primario, mentre gli endpoint secondari comprendevano la percentuale di risposta complessiva (ORR) e la percentuale di negatività della malattia minima residua (MRD).

A far da base allo studio iLLUMINATE sono i risultati dello studio di fase II Icll-07 Filo, presentati all’ultimo congresso annuale dell’American Society of Hematology, che hanno evidenziato l’attività clinica della combinazione ibrutinib/obinutuzumab come terapia di prima linea nei pazienti con leucemia linfatica cronica. Tra il novembre 2015 e il maggio 2017, gli sperimentatori hanno arruolato nello studio 135 pazienti non trattati in precedenza (89 maschi e 46 femmine), con un'età mediana di 62,5 anni (range: 35-80).

Secondo il sistema di stadiazione di Binet, l'8,2% dei pazienti era in stadio A, il 67,2% in stadio B e il 24,6% in stadio C. Il 99% percento dei pazienti presentava un performance status ECOG pari a 0 o 1 e uno solo un performance status ECOG pari a 2; inoltre, 25 pazienti erano portatori della delezione 11q, 51 della delezione 13q e 21 della trisomia 12, mentre 10 avevano un cariotipo complesso (presentavano, cioè, non meno di tre anomalie).
Dopo 9 mesi di follow-up, l'ORR è risultata del 100% su 73 pazienti valutabili, con una percentuale di remissione completa del 37% e una percentuale di remissione parziale del 63%. Tuttavia, i ricercatori osservano nella conclusione del loro abstract presentato all’ASH che "la maggior parte dei pazienti ha richiesto una successiva immunochemioterapia a causa della presenza di minima malattia residua rilevabile nel midollo osseo".

Durante lo studio si sono manifestati 24 eventi avversi gravi correlati al trattamento, i più comuni dei quali sono stati eventi cardiaci (n = 5), sindrome da lisi tumorale di grado 3 (n = 3), neutropenia febbrile di grado 4 (n = 3) e neutropenia di grado 3 (n = 2). Al momento del cutoff dei dati si erano registrati due decessi, uno per una causa sconosciuta e uno per un'emorragia cerebrale dopo una caduta sulle scale non causata dalla terapia in atto.
"In questo studio tutti i pazienti erano stati trattati con obinutuzumab e ibrutinib in combinazione inizialmente con l’idea che i pazienti che presentavano una malattia rilevabile sarebbero stati successivamente sottoposti a una chemoimmunoterapia standard, al fine di raggiungere in ultima analisi la remissione con MRD negativa" ha commentato Michael Choi, dello UC San Diego Medical Center.

"Gli autori riportano che non molti pazienti, circa il 10%, hanno raggiunto la negatività della MRD, ragion per cui la maggior parte ha avuto ancora bisogno di fare poi la chemioimmunoterapia per raggiungere quest’obiettivo” ha osservato il professore.

Tuttavia, ha aggiunto Choi, “considero questo studio positivo perché ha mostrato la fattibilità e la sicurezza della combinazione obinutuzumab-ibrutinib e ha evidenziato che con questa combinazione si ottengono alte percentuali di risposta".