Leucemia linfatica cronica, conferme di efficacia per ibrutinib anche dopo 5 anni

Nei pazienti con leucemia linfatica cronica o piccolo linfoma linfocitico na´ve al trattamento o recidivati/refrattari, ibrutinib in monoterapia continua a dimostrarsi efficace anche nel lungo termine, con risposte durature che non solo si mantengono, ma diventano addirittura pi¨ profonde nel tempo. Lo confermano i dati a 5 anni di utilizzo del farmaco, pubblicati di recente su Blood.

Nei pazienti con leucemia linfatica cronica o piccolo linfoma linfocitico naïve al trattamento o recidivati/refrattari, ibrutinib in monoterapia continua a dimostrarsi efficace anche nel lungo termine, con risposte durature che non solo si mantengono, ma diventano addirittura più profonde nel tempo. Lo confermano i dati a 5 anni di utilizzo del farmaco, pubblicati di recente su Blood.

I risultati mostrano anche che il trattamento a lungo termine con l’inibitore della tirosin chinasi di Bruton (BTK) è ben tollerato e che l’incidenza delle citopenie di grado ≥ 3 è diminuita nel tempo via via che si proseguiva la terapia.

"La nostra vasta esperienza quinquennale con ibrutinib in monoerapia in pazienti con leucemia linfatica cronica naïve al trattamento o recidivati/refrattari dimostra l'efficacia prolungata del trattamento a lungo termine con ibrutinib, nonostante la presenza di caratteristiche genomiche di alto rischio in gran parte della nostra popolazione di pazienti” scrivono gli autori dell’analisi, guidati da Susan O'Brien, dell’MD Anderson Cancer Center dell'Università del Texas.

"Il trattamento prolungato con ibrutinib è stato ben tollerato, senza nuovi segnali riguardanti la sicurezza, e il verificarsi di eventi avversi gravi è generalmente diminuito nel tempo proseguendo la terapia continuativa con ibrutinib" aggiungono i ricercatori.

I risultati del loro studio di fase Ib/II su ibrutinib in monoterapia in questa popolazione di pazienti hanno mostrato alti tassi di risposta complessiva e remissione prolungata. I pazienti che hanno continuato il trattamento in un’estensione dello studio hanno mostrato che l’attività di ibrutinib si è mantenuta nel tempo, associata a una tossicità gestibile, per un periodo di 3 anni. Il tasso di risposta complessiva è risultato dell'89% e l'11% di questi pazienti ha ottenuto una risposta completa.

Nell’analisi aggiornata ora pubblicata su Blood i pazienti sono stati seguiti per una mediana di 5 anni.

Dopo 5 anni, il trattamento con ibrutinib ha continuato a determinare un tasso di risposta complessiva dell'89% con tassi di risposta completa aumentati al 29% nei pazienti naïve al trattamento e 10% nei pazienti con malattia recidivata o refrattaria.

La sopravvivenza libera da progressione (PFS) a 5 anni è risultata del 92% per i pazienti naïve al trattamento e 44% per quelli recidivati o refrattari, mentre la PFS mediana non è ancora stata raggiunta per i pazienti naïve al trattamento ed è risultata di 51 mesi per quelli recidivati o refrattari. Nei pazienti con caratteristiche genomiche di alto rischio, come la presenza delle delezioni 11q o 17p, oppure di IGHV non mutate, la PFS mediana è risultata rispettivamente di 51, 26 e 43 mesi, dati che (seppure meno robusti nei pazienti con la delezione 17p) evidenziano l’efficacia a lungo termine di ibrutinib anche in questi gruppi ad alto rischio.
I pazienti naïve al trattamento sono stati trattati con ibrutinib per una mediana di 65 mesi e la maggioranza (il 77%) è rimasta in trattamento per più di 4 anni. Gli eventi avversi più comuni che hanno portato all'interruzione del farmaco sono stati un caso ciascuno di affaticamento, infezione virale, neoplasia maligna, rash pruriginoso, lesione cutanea e ipertensione. Dopo 5 anni, più della metà dei pazienti (il 55%) era ancora in terapia con l’inibitore di BTK.

Tra i pazienti con malattia recidivata/refrattaria, la durata mediana del trattamento è stata di 39 mesi e il 39% dei pazienti è rimasto in terapia per più di 4 anni. Il 72% ha interrotto ibrutinib a causa della progressione della malattia o di eventi avversi. Gli eventi che hanno portato alla sospensione del farmaco sono stati sepsi, diarrea, ematoma subdurale e fibrillazione atriale. In questo sottogruppo, i pazienti ancora in trattamento col farmaco dopo 5 anni sono risultati il 28%.

L’incidenza delle citopenie di grado ≥ 3, come la neutropenia e la trombocitopenia, è diminuita nel tempo e gli eventi avversi limitanti il trattamento sono stati più frequenti durante il primo anno di terapia rispetto ai periodi di trattamento successivi.

“Questi risultati evidenziano un'efficacia sostenuta e una tollerabilità accettabile di ibrutinib per un periodo di tempo prolungato e rappresentano l’esperienza più lunga ad oggi disponibile per il trattamento con l’inibitore della tirosina chinasi di Bruton in pazienti con leucemia linfatica cronica o piccolo linfoma linfocitico” concludono la O'Brien e i colleghi.

S. O'Brien, et al. Single-Agent Ibrutinib in Treatment-Naïve and Relapsed/Refractory Chronic Lymphocytic Leukemia: A 5-Year Experience. Blood 2018 :blood-2017-10-810044; doi: https://doi.org/10.1182/blood-2017-10-810044