Leucemia linfatica cronica, ibrutinib: buoni outcome anche riducendo la dose

Ridurre il dosaggio si può. In uno studio multicentrico retrospettivo presentato di recente a Chicago durante il congresso dell'American Society of Clinical Oncology, ibrutinib somministrato a dosi inferiori rispetto alla dose standard approvata (420 mg/die) è risultato associato a una sopravvivenza globale (OS) e una sopravvivenza libera da progressione (PFS) paragonabili a quelle che si ottengono con il dosaggio standard nei pazienti con leucemia linfatica cronica.

Ridurre il dosaggio si può. In uno studio multicentrico retrospettivo presentato di  recente a Chicago durante il congresso dell’American Society of Clinical Oncology, ibrutinib somministrato a dosi inferiori rispetto alla dose standard approvata (420 mg/die) è risultato associato a una sopravvivenza globale (OS) e una sopravvivenza libera da progressione (PFS) paragonabili a quelle che si ottengono con il dosaggio standard nei pazienti con leucemia linfatica cronica.

I risultati iniziali indicano che i pazienti che sviluppano tossicità con il dosaggio pari a 420 mg/die possono ottenere buoni risultati anche se trattati con una dose leggermente inferiore di ibrutinib, ha spiegato la prima autrice dello studio, Colleen Timlin, della University of Pennsylvania di Philadelphia.

Dopo un follow-up mediano di 13,5 mesi, la PFS mediana è risultata di 37,4 mesi nel gruppo trattato con il dosaggio standard e non è stata raggiunta nel gruppo trattato con il dosaggio ridotto, mentre l’OS mediana non è ancora stata raggiunta in nessuno dei due gruppi. L'hazard ratio per il dosaggio ridotto è risultato pari a 1,2 per la PFS e 0,6 per l’OS e la differenza rispetto alla dose standard non è risultata statisticamente significativa in nessuno dei due casi.

Quanto alla percentuale di risposta complessiva, è stata dell'85% nel gruppo trattato con la dose standard e 84% nel gruppo trattato con il dosaggio ridotto.

Lo studio ha coinvolto 197 pazienti, in 37 dei quali il dosaggio di ibrutinib era stato ridotto entro 3 mesi dall'inizio della terapia con il dosaggio consigliato di 420 mg/die. Nel gruppo sottoposto alla riduzione del dosaggio, la dose mediana di ibrutinib è risultata pari a 4,3 mg/kg al giorno. I motivi più comuni che hanno portato a ridurre la dose del farmaco sono stati la tossicità gastrointestinale, il sanguinamento, le eruzioni cutanee, la cardiotossicità e l’insufficienza renale.

La maggior parte dei pazienti trattati con dosi inferiori a 420 mg/die hanno mantenuto comunque una dose superiore a 2,5 mg/kg/die, che assicura un’occupazione adeguata della tirosin chinasi di Bruton (BKT), l’enzima inibito da ibrutinitb. I 420 mg/die indicati nel labeling sono stati stabiliti sulla base del raggiungimento di un’occupazione  della BTK superiore al 90%. Con dosi di ibrutinib più basse rispetto a quella approvata un minor numero di pazienti raggiunge un’occupazione superiore al 90%, ma finora non si sapeva se un trattamento con dosi inferiori si sarebbe tradotto in risultati inferiori.

Nei prossimi studi e analisi farmacoeconomiche si dovrebbe prendere in considerazione un dosaggio basato sul peso, concludono la Timlin e i colleghi, aggiungendo che sono già in corso analisi comparative dei profili di tossicità stratificati in base al dosaggio di ibrutinib.

C. Timlin, et al. Comparable outcomes in CLL patients treated with reduced-dose ibrutinib: Results from a multi-center study. J Clin Oncol 34, 2016 (suppl; abstr 7529)
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