Leucemia linfatica cronica, ibrutinib efficace in tutte le popolazioni di pazienti. #ASH2018

In occasione del congresso annuale della American Society of Hematology di San Diego sono stati presentati nuovi risultati di tre studi con ibrutinib nel trattamento della leucemia linfatica cronica (CLL). L'obiettivo di uno dei tre studi, di seguito descritti, Ŕ stata la valutazione di efficacia della terapia combinata ibrutinib- rituximab confrontata con una chemioterapia a base di fludarabina, ciclofosfamide e rituximab (FCR) in pazienti di etÓ pari o inferiore a 70 anni con leucemia linfatica cronica (LLC) mai precedentemente trattati.

In occasione del congresso annuale della American Society of Hematology  di San Diego sono stati presentati nuovi risultati di tre studi con ibrutinib nel trattamento della leucemia linfatica cronica (CLL).

L’obiettivo di uno dei tre studi, di seguito descritti, è stata la valutazione di efficacia della terapia combinata ibrutinib- rituximab confrontata con una chemioterapia a base di fludarabina, ciclofosfamide e rituximab (FCR) in pazienti di età pari o inferiore a 70 anni con leucemia linfatica cronica (LLC) mai precedentemente trattati.

Il follow-up a 3 anni circa mostra un significativo miglioramento della sopravvivenza libera da progressione (PFS) e della sopravvivenza globale (OS) in pazienti trattati con ibrutinib in associazione a rituximab rispetto a coloro sottoposti a un regime con FCR.

I risultati dello studio iLLUMINATE, di fase 3, presentati durante la sessione orale e pubblicati su The Lancet Oncology, evidenziano che la terapia combinata ibrutinib-obinutuzumab in pazienti con una nuova diagnosi di LLC, migliora significativamente la PFS rispetto al trattamento clorambucile-obinutuzumab. Inoltre, i dati emersi dallo studio di Fase 1b/2 e di estensione (PCYC-1102, PCYC-1103), sul follow-up a 7 anni, il più lungo mai presentato per un inibitore della tirosin-chinasi di Bruton (BTK) nella LLC, in pazienti con nuova diagnosi di malattia, recidiva e/o refrattaria (r/r), mostrano il beneficio  di Ibrutinib, in monoterapia, in termini di durata di efficacia e sopravvivenza a lungo termine.

"I risultati dello studio iLLUMINATE e del ECOG-ACRIN - ha dichiarato Catherine Taylor, responsabile dell’ematologia di Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA) per Janssen - mostrano entrambi un sensibile miglioramento della sopravvivenza libera da progressione di malattia nelle rispettive associazioni con  ibrutinib rispetto  alla tradizionale chemio immunoterapia. Questi dati suggeriscono che queste combinazioni non-chemioterapiche possono potenzialmente rappresentare un nuovo approccio terapeutico per la LLC di nuova diagnosi , anche in pazienti più giovani, garantendo un buon equilibrio tra efficacia e tollerabilità. I dati presentati ad ASH danno ulteriore conferma del beneficio clinico di ibrutinib nella gestione e trattamento della LLC a largo spettro. I dati attestano anche il profilo di efficacia di questa molecola a lungo termine - ha concluso Catherine Taylor - e invitano a esplorare ulteriori potenzialità di ibrutinib attraverso il nostro programma di ricerca per poter migliorare gli esiti terapeutici e cambiare l’impatto di una diagnosi di tumore ematologico “.